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C’è un momento in cui la Storia non perdona. Non quando esplode la bomba, non quando i corpi cadono a terra, ma quando qualcuno aveva già parlato e nessuno ha davvero ascoltato.
Il 13 novembre 2015 Parigi brucia. Bataclan, Stade de France, i locali del X e XI arrondissement. Centotrenta morti, centinaia di feriti, un’Europa che scopre di nuovo quanto sia fragile. Ma dietro quella notte c’è qualcosa di più inquietante di un semplice fallimento dei servizi, c’è una serie di allarmi precisi, documentati, trasmessi… e lasciati cadere.
Bataclan. L’inizio della notte non è un libro di cronaca, è un thriller basato su fatti reali, ricostruiti e romanzati da chi ha vissuto da dentro il meccanismo. Antonio Evangelista e Gian Joseph Morici raccontano la storia di un poliziotto italiano di stanza ad Amman, di una fonte preziosa e pericolosa, di tweet criptici che citano il Corano, di liste di obiettivi ebraici a Parigi in cui compare, in fondo, il nome di una sala concerti. Ma raccontano soprattutto il silenzio che ha seguito quegli avvertimenti.
Attraverso Amman, la Bosnia radicalizzata degli anni 2010-2012, le reti wahhabite dei Balcani e le stanze grigie della DGSI francese, il romanzo ricostruisce il percorso di chi aveva intuito che qualcosa di grande stava arrivando. E di chi, per gelosie istituzionali, per sottovalutazione o per semplice comodità, ha preferito non credere fino in fondo.
Il libro non fa sconti. Parla di returnees, di «cattivi maestri», di giovani europei catturati dalla propaganda online, di un’Europa che ancora oggi continua a sottovalutare il ritorno dei veterani del Califfato, e lo fa con il ritmo di un romanzo d’azione e la precisione di chi conosce i meccanismi dell’intelligence e del terrorismo confessionale.
«Ci sono errori che la Storia ci obbliga a pagare a caro prezzo», scrivono gli autori nell’introduzione. Questo libro è un allarme. Ma è anche un’indagine sugli errori del passato e sulle decisioni del presente che, prima o poi, presenteranno il conto.
Bataclan. L’inizio della notte
Antonio Evangelista e Gian Joseph Morici
Antonio Evangelista
È un dirigente di polizia in pensione la cui carriera inizia nel settembre 1982 a Beirut, nei campi profughi di Sabra e Shatila, dove opera come carabiniere paracadutista di leva del Battaglione Tuscania tra le mine inesplose. La sua traiettoria professionale si chiude nel 2022 in Giordania, dove ricopre il ruolo di dirigente della Polizia-Interpol e di esperto di sicurezza, concentrandosi sull’analisi del terrorismo confessionale legato all’ISIS e sulla criminalità organizzata. Dopo essersi formato inizialmente nella polizia giudiziaria, assume progressivamente incarichi direttivi operativi in strutture investigative e antiterrorismo. Tra il 2000 e il 2012 presta servizio nella polizia internazionale, prima con le Nazioni Unite in Kosovo e poi con l’Unione Europea in Bosnia-Erzegovina. Nel corso della sua attività si segnala, nell’aprile 2015, per aver intercettato i tweet di simpatizzanti dell’ISIS a Milano che stavano preparando un attentato contro la base aeronautica di Ghedi; nell’ottobre dello stesso anno individua analoghi messaggi che preannunciavano attacchi a Parigi, un mese prima della strage del Bataclan.
Gian Joseph Morici
Nasce negli Stati Uniti, a Rochester, nel 1959. Di padre siciliano e madre americana rientra presto nella paterna Sicilia, ad Agrigento, provincia ad alta densità mafiosa. Cresce in un ambiente in cui la presenza della mafia è palpabile ed incide nella vita quotidiana anche di chi con questa non ha nulla a che spartire. In passato è stato oggetto di minacce di probabile matrice mafiosa come riportato da media nazionali e da interrogazioni parlamentari. Durante gli anni trascorsi a Parigi, ha continuato a scrivere di mafia, terrorismo e intelligence, vivendo una nuova avventura da infiltrato tra i gruppi virtuali dello Stato Islamico, in merito alla quale ha rilasciato diverse interviste sulle reti nazionali italiane.