Alla Camera è stato approvato il mio ordine del giorno contro le aggressioni al personale sanitario e sociosanitario.
È una prima risposta importante, ma per affrontare davvero il problema occorre intervenire sulle criticità strutturali del Servizio sanitario nazionale, a partire dalla carenza di personale e dalle interminabili liste d’attesa.
L’ordine del giorno impegna il Governo a promuovere protocolli di prevenzione, formazione del personale, supporto psicologico agli operatori coinvolti e maggiore collaborazione tra aziende sanitarie, forze dell’ordine e servizi territoriali.
«Le aggressioni contro medici, infermieri e operatori sociosanitari sono inaccettabili. Ma la sicurezza non si garantisce soltanto con protocolli e controlli: bisogna intervenire anche sulle condizioni in cui si lavora e si riceve assistenza.
Nei Pronto soccorso, la grave carenza di personale, i sovraccarichi di lavoro e le attese interminabili sottopongono operatori e pazienti a una pressione insostenibile. La sofferenza e la frustrazione dei cittadini non giustificano mai la violenza, ma dimostrano quanto sia urgente migliorare l’organizzazione e la qualità dei servizi».
«Lo stesso vale per le liste d’attesa.
Il caso di Agrigento, dove per una colonscopia attraverso il servizio pubblico sarebbe stata indicata una data nel luglio 2029, è emblematico.
Chi può pagare si rivolge al privato; chi non ha le risorse economiche è costretto ad aspettare, anche a rischio della propria salute.
Una disuguaglianza che mina la fiducia nella sanità pubblica e accresce la tensione su strutture e personale, che spesso si trovano in prima linea ad affrontare il disagio dei cittadini.
La risposta deve essere strutturale: assumere medici, infermieri e operatori sanitari, rafforzare soprattutto gli organici dei Pronto soccorso e abbattere concretamente le liste d’attesa.
L’approvazione del mio ordine del giorno è una prima risposta, ma il Governo deve fare di più.
La sicurezza di chi cura e il diritto dei cittadini a essere curati sono inseparabili. Servono investimenti e personale adeguato, perché la salute non può diventare un privilegio riservato a chi può permettersi di pagare».