
Il Tribunale di Firenze respinge il ricorso della difesa. Il collegio giudicante dichiara ammissibili le deposizioni del boss di Brancaccio, mentre l’attenzione resta concentrata sulle attese rivelazioni sui rapporti tra mafia e politica
Nel processo che si sta celebrando a Firenze contro Salvatore Baiardo, l’attenzione è tutta concentrata sull’attesa testimonianza di Giuseppe Graviano, uno dei boss di Cosa Nostra di maggiore spicco, legato a Totò Riina e in carcere da 32 anni per le stragi del 1993, l’attentato di via D’Amelio e l’assassinio di don Pino Puglisi. Gli inquirenti lo considerano il custode dei segreti sui legami tra la mafia e la politica sia durante l’epoca delle bombe sia prima.
La vicenda giudiziaria di Baiardo, diventato noto per aver previsto l’arresto di Matteo Messina Denaro dopo essere stato condannato per la latitanza dello stesso Graviano, sta facendo da cornice a interrogativi più ampi sulle motivazioni della strategia stragista e sul ruolo delle istituzioni.
Prima di chiamare il boss di Brancaccio, che non si è mai pentito, l’accusa ha ascoltato vari collaboratori di giustizia, tra cui Giovanni Brusca e Gaspare Spatuzza, e dai loro racconti è emerso che Cosa Nostra cercava interlocutori politici in grado di concedere benefici come l’attenuazione del carcere duro o modifiche alle leggi sui sequestri dei beni, individuando un interesse nel progetto politico di Forza Italia, cui avrebbero indirizzato consensi.
La testimonianza di Graviano rappresenta quindi un passaggio importante, poiché da lui potrebbero arrivare conferme o rivelazioni. Nel frattempo, la posizione di Baiardo è passata momentaneamente in secondo piano rispetto ai presunti rapporti tra il capomafia e Silvio Berlusconi. La vicenda ruota anche attorno a una presunta fotografia risalente agli anni della latitanza che ritrarrebbe il boss con Berlusconi. Il giornalista Massimo Giletti sostiene che Baiardo gli abbia mostrato la foto, circostanza che l’imputato nega e per la quale è accusato di calunnia.
Nell’ultima udienza, i giudici del Tribunale di Firenze hanno respinto l’eccezione presentata dagli avvocati di Baiardo, che chiedevano di annullare i verbali con le deposizioni rese da Graviano durante le indagini preliminari sostenendo una violazione del diritto di difesa. Il collegio giudicante ha stabilito che gli atti sono del tutto legittimi e utilizzabili, poiché la difesa ha avuto la possibilità di visionare la documentazione nei tempi previsti dalla legge.
I legali dell’imputato si sono riservati di impugnare l’ordinanza, ma intanto il dibattimento prosegue: la parola passa ora all’aula e all’esito di una testimonianza che potrebbe tracciare nuovi confini nella ricostruzione di una delle pagine più buie e controverse della storia recente.