
Esprimo profonda preoccupazione,tristezza e la più ferma e indignata condanna per quanto accaduto a Gerusalemme, dove al Patriarca latino, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, e al Custode di Terra Santa, fra Francesco Ielpo, è stato impedito dalla polizia israeliana l’accesso alla Basilica del Santo Sepolcro nel giorno della Domenica delle Palme, negando loro anche la possibilità di celebrare la Messa, senza alcuna plausibile motivazione.
Dopo aver già vietato le celebrazioni pubbliche, impedire perfino l’ingresso in forma privata rappresenta un fatto di inaudita gravità: una violazione evidente della libertà di culto e un’offesa diretta a milioni di cristiani nel mondo.
Si tratta di un atto grave e inaccettabile, che si inserisce in un quadro sempre più preoccupante segnato da violazioni dei diritti fondamentali attribuite al governo guidato da Benjamin Netanyahu. Colpire uno dei luoghi più sacri della cristianità nel momento centrale dell’anno liturgico costituisce un precedente pericoloso.
Non si può inoltre non rilevare, con seria preoccupazione, il rischio che decisioni di questo tipo possano essere influenzate anche dalle coraggiose prese di posizione del cardinale Pizzaballa a favore degli ultimi, dei più fragili e delle vittime del conflitto. Se così fosse, ci troveremmo di fronte a un fatto ancora più grave, perché verrebbe colpita non solo la libertà religiosa, ma anche la voce di chi richiama alla giustizia, alla pace e alla dignità umana.
Ancora più incomprensibile è quanto accaduto alla luce del comportamento responsabile tenuto finora dalle autorità ecclesiastiche, che hanno sempre rispettato le restrizioni imposte, rinunciando agli assembramenti e garantendo celebrazioni a distanza per milioni di fedeli.
Rinnovo la piena solidarietà ai cristiani del Medio Oriente e chiediamo con forza alla comunità internazionale e al Governo italiano una presa di posizione chiara e immediata, affinché siano garantiti il rispetto dei diritti fondamentali e della libertà religiosa.
In questo contesto, auspico inoltre che venga accolto l’appello del Presidente della CEI, il cardinale Matteo Zuppi, affinché si giunga a una tregua universale in occasione della prossima Pasqua, quale segno concreto di riconciliazione e di speranza.
Oggi più che mai risuona l’esempio di Francesco d’Assisi: Gerusalemme deve tornare a essere luogo di pace, non simbolo di abuso e sopraffazione.
Così in una nota la deputata nazionale del M5S, Ida Carmina”.