
Siamo nell’era della geopolitica quantistica, dove un attacco aereo può contemporaneamente essere un segreto assoluto, una sorpresa totale e un evento già ampiamente discusso davanti a un cheeseburger. Il protagonista di questo numero di magia è, ovviamente, Donald Trump, che sta gestendo la crisi in Medio Oriente con la coerenza di un navigatore satellitare impazzito in una rotonda.
Tutto inizia con le fiamme al complesso gasiero iraniano di South Pars. Israele colpisce e Trump, con il tempismo di un attore consumato, si precipita su Truth per giurare sulla sua collezione di cravatte rosse che gli Stati Uniti non sapevano nulla, salvo, un attimo dopo, quando i funzionari di Netanyahu dai media israeliani alzano la mano come scolari diligenti dichiarano: “Veramente sapeva tutto”. A quel punto, colto in castagna, il tycoon sfodera la sua mossa preferita, la smentita della smentita. “Gli avevo detto di non farlo”, urla al mondo, passando in un batter d’occhio da spettatore ignaro a supervisore severo ma giusto. È tutto coordinato, dice lui, tranne quando Netanyahu fa le cose che non gli piacciono, tipo agire in autonomia dopo averlo avvertito, o forse no.
Il momento più alto ed esilarante della diplomazia moderna si è toccato però alla Casa Bianca, con la premier giapponese Sanae Takaichi costretta a fare da sparring partner in un surreale numero di cabaret. Trump, per giustificare il fatto di non aver avvisato gli alleati, ha rispolverato Pearl Harbor. “Perché non ci avete avvisato voi?”, ha chiesto alla premier, che probabilmente in quel momento stava riconsiderando ogni sua scelta di vita. Il concetto è ovvio, se lo dici a tutti non è più una sorpresa. Peccato che l’unico a essere rimasto davvero sorpreso dalle dichiarazioni di Trump sia stato, paradossalmente, Trump stesso.
In tutto questo caos di comunicati che si annullano a vicenda, emerge la figura profetica di Benjamin Netanyahu, paragonabile, in senso umoristico, all’oracolo di Delfi. Il Premier israeliano ha annunciato che fermerà gli attacchi alle infrastrutture energetiche perché glielo ha chiesto Donald (che prima non sapeva, poi sapeva, poi si era arrabbiato), ma ha voluto regalarci una perla di analisi politica degna dei migliori oroscopi di fine anno. Ci sono molti segnali che il regime iraniano si stia incrinando.
Ora, per capire che il regime iraniano non stia passando esattamente il suo miglior ventennio non servivano i satelliti del Mossad o l’intelligence della CIA. Anche la celebre massaia di Voghera, mentre decide se il prezzo del burro è salito per colpa della guerra o del destino cinico e baro, saprebbe dirti che se ti bombardano i depositi di gas forse qualche crepa nel sistema c’è. Ma Netanyahu va oltre, aggiungendo che il regime potrebbe sopravvivere, o potrebbe non sopravvivere.
Grazie, Bibi. Un’intuizione fulminante, come dire che domani potrebbe piovere, oppure potrebbe esserci il sole, o mal che vada resterà nuvoloso. Con una capacità di previsione così chirurgica, Netanyahu potrebbe tranquillamente ambire a un posto come meteorologo di punta su una tv locale, o magari come consulente per chi deve decidere se portarsi o meno l’ombrello uscendo di casa.
Intanto, la direttrice dell’intelligence nazionale statunitense, Tulsi Gabbard, ha affermato che la comunità dell’intelligence americana ritiene che il regime in Iran sembri essere intatto, anche se indebolito, aggiungendo che se il regime sopravvive, probabilmente cercherà di ricostruire le proprie capacità militari.
Gian J. Morici