
Chi guida realmente il Ministero della Giustizia? È questa la domanda centrale, e per certi versi inquietante, che Antonio Evangelista pone nel suo ultimo editoriale intitolato Il ministro ombra estremamente fedele, pubblicato da occhisulmondo.info. Un’analisi che scava nelle dinamiche interne del dicastero di via Arenula, portando alla luce un corto circuito tra ruoli istituzionali e influenze politiche che sembra rimescolare le gerarchie del potere.
Al centro della riflessione, la figura di Giusi Bartolozzi, attuale capo di gabinetto del ministro Carlo Nordio. Evangelista accende i riflettori sulle pesanti dichiarazioni di Bartolozzi sui cosiddetti plotoni di esecuzione legati ai referendum, ma ciò che colpisce non è solo l’asprezza dei toni, quanto la reazione, o meglio la non-reazione, del ministro ufficiale.
La difesa di Nordio si è infatti arroccata sul concetto di fedeltà. Evangelista analizza criticamente l’uso di questo termine, sottolineando come la fedeltà appartenga più al lessico dei dogmi e della religione che a quello del diritto e delle istituzioni democratiche, mettendo inoltre a nudo una coincidenza politica non trascurabile, quella dei pilastri della riforma della giustizia oggi in discussione, come la modifica dell’articolo 112 sulla priorità dell’azione penale e l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare, ch ricalcano fedelmente le proposte depositate anni fa proprio da Bartolozzi quando sedeva in Parlamento.