In merito alle dichiarazioni di Annalisa Tardino presidente dell’ADSP sui porti dell’Agrigentino “al centro del rilancio”, ritengo doveroso intervenire per ristabilire la verità dei fatti e ribadire con chiarezza che la situazione è grave e quel poco che è stato fatto dal governo Meloni è risultato di danno per l’economia portuale e lo sviluppo del territorio della costa della Sicilia Occidentale.
Il porto di Porto Empedocle, principale porto della Sicilia Sud Occidentale che si affaccia sul Mediterraneo, era stato avviato verso uno sviluppo prevalentemente turistico, coerente con le straordinarie potenzialità del nostro territorio, atteso che è il naturale ingresso croceristico alla Valle dei Templi e alla Scala dei Turchi.
Così era stato indicato dal Presidente Monti, al momento dell’insediamento e della costituzione dell’Autorità Portuale di Sistema della Sicilia Occidentale ed era stato firmato in tal senso un protocollo d’intesa con le principali imprese mondiali del settore crocieristico.
Allora la visione che puntava sulla valorizzazione della costa, sull’accoglienza, sulla portualità leggera e su un’economia sostenibile, capace di generare lavoro senza compromettere ambiente e salute.
Durante il Governo Conte erano arrivati progetti, finanziamenti e la realizzazione delle prime opere come il revamping della zona di ingresso del porto e il Terminal passeggeri.
Invero, le uniche opere significative realizzate nel nostro territorio portano la firma del Governo guidato da Giuseppe Conte.
Da allora tutto appare fermo, i progetti abbandonati e se qualcosa viene realizzato è a danno del porto e della città.
La città, sconta già la presenza di un impianto industriale ENEL che insiste in maniera di fatto “abusiva” su una delle più belle spiagge dellitorale,compromettendone la fruizione e l’immagine.
A ciò si è aggiunto lo scempio del dissalatore, presentato come struttura mobile e temporanea, mentre era già evidente l’intenzione di renderlo definitivo.
Una scelta calata dall’alto, consumata con l’assenso dell’Autorità di Sistema Portuale, che ha mortificato la comunità empedoclina.
Alla stessa Autorità si deve anche la decisione di allocare a Porto Empedocle i fanghi inquinati e contaminati derivanti dal dragaggio del porto di Trapani, materiali che sono stati oggetto di sequestro da parte dell’Autorità Giudiziaria.
Una scelta grave, che alimenta legittime preoccupazioni e induce a valutare con diffidenza l’operato dell’Autorità Portuale.
Finora, infatti, i lavori promessi e assentiti per la costa agrigentina non hanno visto concreta attuazione, mentre si è data priorità ad altri scali come Palermo, Trapani e Termini Imerese.
Oggi assistiamo a una sequenza di annunci e dichiarazioni ripetitive: parole, parole, parole. Ma la nostra comunità non può più accontentarsi di slogan.
Il tempo è scaduto.
Non vogliamo nuovi impianti inquinanti e pericolosi, non vogliamo l’ennesimo ecomostro come il rigassificatore.
Vogliamo che siano finalmente realizzate le opere già finanziate.
Vogliamo che Porto Empedocle sia liberata dalla ingombrante e letale presenza dei fanghi inquinati e contaminati del dragaggio del porto di Trapani e dal pericolo che incombe sulla città.
Vogliamo uno sviluppo coerente con la vocazione turistica del territorio, rispettoso dell’ambiente, della salute e della dignità dei cittadini.
Il rilancio dei porti dell’Agrigentino non può essere uno slogan elettorale: deve tradursi in fatti concreti, trasparenza amministrativa e rispetto delle scelte condivise con il territorio e con i cittadini a differenza di quanto avviene oggi, con scelte che mostrano indifferenza, disprezzo delle città e di oggettiva devastazione del patrimonio naturalistico, paesaggistico, artistico e letterario del nostro contesto di cui rischiano di essere distrutte le potenzialità di sviluppo.
Il territorio ha diritto a risposte concrete e non merita propaganda di stampo elettorale.