
L’eredità della “tolleranza zero” voluta dal Ministro dei Trasporti Matteo Salvini si scontra con la realtà delle aule di tribunale, dove la scienza e il diritto tracciano un solco invalicabile rispetto alla mera punizione amministrativa. Al centro di questa rivoluzione giurisprudenziale spicca la figura dell’avvocato Jacopo Evangelista, la cui strategia legale ha aperto la strada a un cambiamento radicale nella gestione dei casi di guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.
Il caso emblematico è quello di un automobilista che, pur avendo ragione in un incidente stradale, si era visto revocare la patente a causa della positività ai cannabinoidi riscontrata negli esami del sangue. Nonostante la presenza di tracce della sostanza, l’uomo era apparso perfettamente lucido e integro nelle sue capacità psicofisiche. Davanti a quello che appariva come un automatismo sanzionatorio figlio del nuovo Codice della Strada, l’avvocato Evangelista ha scelto di dare battaglia, portando il caso davanti al Giudice di Pace di Asti.
Proprio il Giudice di Pace di Asti è stato il primo in Italia a sfidare apertamente l’inasprimento delle sanzioni voluto dal Ministero, disponendo la restituzione della patente al conducente. Una decisione che, a metà giugno scorso, era stata accolta con scetticismo e aspre contestazioni dai sostenitori del rigore assoluto. Il magistrato astigiano aveva però colto un punto fondamentale, ritenendo che la semplice presenza di metaboliti nel sangue non coincide necessariamente con uno stato di alterazione attuale, data la lunga permanenza di tali tracce nell’organismo, spesso ben oltre la fine degli effetti psicoattivi.
Quella che sembrava una posizione isolata ha trovato invece, pochi giorni fa, una conferma definitiva nella sentenza della Corte Costituzionale. La Consulta ha dato forma giurisprudenziale proprio a quei dubbi sollevati ad Asti, stabilendo un principio di civiltà giuridica. Per revocare una patente non basta soltanto rilevare la presenza di cannabinoidi, ma è necessario dimostrare che tali sostanze siano ancora attive e abbiano effettivamente alterato le condizioni del conducente al momento della guida.
Grazie all’intuizione legale dell’avvocato Evangelista e al coraggio del Giudice di Pace di Asti, il panorama normativo italiano ne esce trasformato. D’ora in avanti, la revoca non potrà più essere un atto automatico basato su un test biologico, ma dovrà essere supportata da una valutazione qualitativa e quantitativa che certifichi l’effettiva incapacità di guidare in sicurezza. Una vittoria del diritto che riporta l’equilibrio tra la necessaria sicurezza stradale e il rispetto della realtà scientifica.