L’ANPI condanna con fermezza la decisione di intitolare una via della città di Agrigento a Sergio Ramelli, ritenendola una scelta politicamente grave, divisiva e tutt’altro che casuale.
Questa decisione arriva infatti alla vigilia delle elezioni comunali e appare come un chiaro segnale di ammiccamento e di ricerca di consenso verso specifici settori politici, notoriamente portatori di una lettura revisionista della storia e indulgente verso l’eredità del neofascismo. Una scelta che nulla ha a che vedere con la memoria condivisa e molto con il tentativo di “ringraziare” e fidelizzare un bacino elettorale ben preciso.
La violenza politica degli anni Settanta va condannata senza ambiguità, così come ogni forma di odio e sopraffazione. Ma trasformare una vicenda tragica in un atto di celebrazione pubblica, attraverso l’intitolazione di uno spazio urbano, significa compiere un’operazione politica consapevole, che scambia la pietà umana per una legittimazione simbolica.
Le strade e le piazze non sono strumenti di propaganda elettorale né moneta di scambio per ottenere consenso. Esse rappresentano i valori su cui una comunità si riconosce. E quei valori, nella Repubblica italiana, sono chiaramente indicati dalla Costituzione nata dalla Resistenza e dall’antifascismo.
ANPI ritiene particolarmente grave che, in una fase storica segnata dal riemergere di nostalgie autoritarie e dall’indebolimento della cultura democratica, un’Amministrazione pubblica scelga di lanciare messaggi ambigui, sacrificando il rigore storico e la responsabilità istituzionale sull’altare del calcolo elettorale.
Chiediamo che questa decisione venga immediatamente sospesa e che si apra un confronto pubblico e trasparente con la città, le associazioni, il mondo della scuola e della cultura. Agrigento non merita di essere trascinata in una polemica nazionale per una scelta che divide e che parla più ai comitati elettorali che alla coscienza civile della comunità.
ANPI continuerà a vigilare e a intervenire ogniqualvolta la memoria antifascista e i valori costituzionali vengano piegati a logiche di convenienza politica.