
La FAA, l’autorità aeronautica degli Stati Uniti, ha annullato l’improvvisa chiusura dello spazio aereo sopra El Paso, in Texas, inizialmente prevista per una durata di dieci giorni. Il provvedimento era stato comunicato martedì sera senza dettagli precisi, se non un generico riferimento a speciali motivi di sicurezza, lasciando a terra voli commerciali e cargo.
L’ordinanza stabiliva il divieto di sorvolo entro un raggio di dieci miglia dall’aeroporto cittadino, con l’avvertimento estremo che il governo avrebbe potuto ricorrere alla forza letale contro i trasgressori. Tuttavia, dopo una mattinata di confusione che ha coinvolto viaggiatori e istituzioni locali, la FAA ha fatto marcia indietro dichiarando su X che non esistono minacce per l’aviazione civile e che le operazioni possono riprendere regolarmente.
Secondo alcune indiscrezioni, il blocco sarebbe stato causato dai test del Pentagono su tecnologie anti-drone, necessarie per contrastare l’attività dei cartelli della droga messicani al confine. Pare infatti che i droni dei narcotrafficanti abbiano violato lo spazio aereo statunitense, un tema caro all’amministrazione Trump che aveva già sollecitato misure per fermare il traffico di fentanyl.
La decisione aveva sollevato dure critiche, in particolare dalla deputata democratica Veronica Escobar, che ha lamentato la totale assenza di preavviso per la città e le autorità aeroportuali. Nonostante la riapertura di El Paso, resta ancora incerta la situazione per altre aree di confine soggette a restrizioni simili. Per la città texana si è trattato di un breve ma intenso isolamento, che ha svuotato l’aeroporto e paralizzato un nodo che serve milioni di passeggeri ogni anno.
Il Segretario ai Trasporti, Sean Duffy, ha confermato ufficialmente che la chiusura è stata innescata da una violazione dello spazio aereo statunitense da parte di droni appartenenti ai cartelli messicani. Il Dipartimento della Difesa è intervenuto direttamente per neutralizzare la minaccia. L’avvertimento sull’uso della forza letale, è presente nel NOTAM e suggerisce che siano stati utilizzati sistemi di abbattimento o di guerra elettronica attiva.
L’improvvisa revoca del blocco è figlia di un duro scontro istituzionale, tanto che fonti vicine alla FAA parlano di un impasse con il Dipartimento della Difesa.
L’Esercito (Fort Bliss) aveva richiesto il blocco totale per operare liberamente con tecnologie anti-drone e velivoli militari senza rischi per i civili, e la FAA aveva emesso l’ordine sotto pressione della Difesa Nazionale, ma senza che nessuno (inclusi il sindaco di El Paso o i vertici dell’aeroporto) venisse avvisato.
Persino i voli militari di routine a Fort Bliss sono rimasti inizialmente confusi dal divieto, segnale di una coordinazione pessima tra i vari rami del governo.
Oltre ai droni, le autorità hanno menzionato l’uso di “sistemi di contromisure laser”. Questo spiega perché lo spazio aereo sia stato chiuso fino a 18.000 piedi (circa 5.500 metri): i laser ad alta potenza e i sistemi di disturbo del segnale (jamming) utilizzati per abbattere i droni possono accecare i piloti o mandare in tilt l’avionica degli aerei commerciali anche a quote elevate.
La Presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, ha dichiarato di non aver ricevuto informazioni ufficiali dagli USA sull’uso di droni al confine, chiedendo maggiore trasparenza.
Il problema è che questi sistemi non sono sempre chirurgici. Un’attività di disturbo massiccia contro i droni dei cartelli può interferire con i sistemi di navigazione degli aerei di linea e con le comunicazioni radio tra piloti e torri di controllo.
Il contesto è fortemente influenzato dall’ordine esecutivo firmato da Donald Trump a giugno, la cui direttiva impone un’accelerazione drastica nello sviluppo di capacità anti-drone per “sigillare” il confine. Questo mette le agenzie federali sotto pressione. Da un lato devono garantire la sicurezza civile (FAA), dall’altro devono eseguire ordini di difesa aggressivi (Pentagono e Sicurezza Nazionale). La revoca rapida del blocco fa pensare a un difetto di coordinamento tra questi enti, dove la sicurezza militare ha inizialmente scavalcato le necessità economiche e civili di una città da 700.000 abitanti.
Non è difficile immaginare come le decisioni repentine del presidente americano e la mancanza di adeguato coordinamento, possano dare luogo a incidenti disastrosi, ma il mondo si è ormai abituato ai disastri che la politica statunitense sta creando in ogni ambito, da quello politico a quello economico e militare.
El Paso non è un caso isolato. Se il confine diventerà una zona di sperimentazione permanente per la guerra elettronica, episodi simili potrebbero ripetersi. Il rischio è che i grandi hub aeroportuali di frontiera debbano convivere con blackout improvvisi dello spazio aereo ogni volta che viene rilevata un’incursione sospetta dal lato messicano.
Gian J. Morici