
Donald Trump ha dimostrato che la coerenza è un lusso per chi non ha follower, e l’unico che può traghettare il mondo nel 2026 con la dignità di chi non ha mai letto un codice civile è chi sa esattamente cosa bolle nella pancia della gente.
Mettiamoci una mano sulla coscienza, perché la realtà ci ha ufficialmente stancato. I vecchi politici ci promettevano il ponte sullo stretto o la dentiera gratis, ma erano dilettanti della speranza. Oggi il popolo non vuole più la luna, vuole qualcuno che gli dia ragione mentre urla contro il frigorifero.
L’elettore moderno non cerca un amministratore di condominio onesto, cerca un mito, cerca una figura apparentemente forte che incarni tutto ciò che lui vorrebbe essere ma non osa. Uno che se ne frega delle leggi, che sbeffeggia il diritto e che risponde ai problemi complessi con un rutto liberatorio o una promessa talmente assurda da fare il giro del web. Il leader deve parlare alla pancia, perché il cervello è troppo impegnato a ricordare le password dei social.
In questo scenario, la propaganda non è più politica, è marketing del risentimento. I partiti tradizionali hanno perso la bussola, provano a parlare di economia, ma la gente vuole sentire che la colpa è di qualcun altro. Se la vita reale è un fallimento fatto di bollette e traffico, vuole un leader che prometta il paradiso.
Il punto è che siamo ormai oltre la satira. Se guardiamo oltreoceano, il buon Donald ha tracciato la rotta. Un linguaggio che è un mix tra un incontro di wrestling e una televendita notturna, dove la legge è un fastidioso optional e la pancia è l’unico organo elettorale ufficialmente riconosciuto. Ma non serve andare lontano, anche i nostri leader nazionali, da ogni lato della barricata, hanno capito che un post sui social con un piatto di pasta o un’invettiva contro un nemico immaginario sposta più voti di un trattato di macroeconomia.
Tuttavia, da buoni italiani, noi abbiamo un asso nella manica che Trump può solo sognare, abbiamo l’unico slogan che non passa mai di moda, l’unica promessa che mette d’accordo destra e sinistra, il nord e il sud, il virtuale e il reale: “chiu pilu pì tutti”.
In fondo, i leader attuali promettono muri che non si costruiscono, ponti che non si aprono e rivoluzioni che finiscono in un buffet. Cetto La Qualunque, almeno, ci metterebbe quella sincerità brutale che ci rassicura. Se dobbiamo farci prendere in giro, preferiamo farlo da chi incarna il nostro sogno proibito di fare quello che ci pare, fregandocene di tutto e di tutti, con il pollice puntato verso l’alto e il sogno di un “pilu” universale.
I dati Censis 2025, però parlano chiaro, un italiano su tre è lì che smanetta con il sesso virtuale e i giovani si scambiano più sexting che strette di mano, superando di gran lunga il calcetto o la ricerca di un lavoro. Questo significa che c’è una domanda inevasa di “pilu” che la politica tradizionale ignora. I partiti si accapigliano su riforme fiscali che nessuno capisce, mentre il popolo sovrano è su OnlyFans a cercare quella felicità che lo Stato non riesce più a garantire.
Se viviamo in un mondo dove la gente preferisce un’emoticon di una melanzana a un incontro vero, se siamo diventati esseri digitali che amano, soffrono e si indignano via fibra ottica, perhè non pensare a un “pilu” universale, finalmente detassato e disponibile in streaming?
Perché intestardirsi con i comizi in piazza tra i piccioni e la pioggia? Non sarebbe più semplice fondare il Partito Virtuale, un partito dove l’iscrizione è libera, ma soprattutto dove la realtà è facoltativa? Immaginate Cetto con un’intelligenza artificiale che gli spiana le rughe e un algoritmo che promette giga illimitati e bonus webcam per tutti.
Cetto La Qualunque è l’uomo giusto al momento giusto, potrebbe fare comizi in streaming direttamente dalla vasca da bagno, promettendo di abolire la grammatica e di istituire il Ministero del Like Tattico.
Cetto è l’unico leader onesto rimasto, perché è l’unico che promette un bene superiore al di là del diritto e di tante altre sciocchezze: Il piacere personale elevato a sistema di governo. Magari con una banda larga erotica di Stato, garantita da un Partito Virtuale nel quale l’unico requisito per aderire è avere uno smartphone e un po’ di sana rabbia repressa. Un partito che consideri la legalità una forma di bullismo burocratico e dove, al posto delle noiose dirette parlamentari, si fanno dirette social in cui il leader insulta gli avversari mentre promette a ogni elettore un abbonamento premium ai propri desideri più reconditi.
Un programma elettorale che preveda l’Istituzione del Reddito di Cittadinanza Erotica (RCE), visto che il lavoro scarseggia e la realtà è deprimente, con lo Stato si impegna a fornire a ogni cittadino maggiorenne un abbonamento Premium Gold a tutte le piattaforme di intrattenimento per adulti. Il Pilu è un diritto inalienabile dell’uomo, specialmente se in alta definizione. La copertura finanziaria? Si potrebbero tassare le virgole, i congiuntivi e tutti quei professori che ancora insistono a parlare di “Stato di Diritto” nei commenti su Facebook, pensando a una riforma seria della giustizia, secondo la quale ogni leader politico o cittadino aderente al Partito ha il diritto costituzionale di dichiarare il falso. E poiché le leggi sono scritte in un italiano troppo difficile, che vengano ufficialmente dichiarate non vincolanti per chiunque abbia più di diecimila follower. Se la legge impedisce di fare quello che la pancia desidera, la legge è chiaramente invidiosa e da oggi l’unico tribunale riconosciuto è il sondaggio nelle storie di Instagram. Se il popolo mette il cuore, si deve essere assolti per acclamazione digitale.
E che dire della Digitalizzazione Coatta della Libido Nazionale? Considerato che il Censis 2025 dice che ormai ci si tocca solo davanti a uno schermo, lo Stato potrebbe dichiarare la fine dei rapporti fisici, troppo faticosi e pieni di rischi legali. Si potrebbe lanciare l’avatar di Stato “Pilu-GPT”, un’intelligenza artificiale programmata per dare ragione all’elettore su tutto, dire che è bellissimo e promettergli favori sessuali criptati in blockchain. In questo modo, il cittadino sarebbe troppo impegnato a scambiare bit amorosi per accorgersi che le strade sono piene di buche. Meno ponti di cemento, più sexting nel firmamento.
Noi caro Donald, abbiamo un asso nella manica che tu puoi solo sognare. Altro che guerre e guerricciole, conquiste di isole e isolotti per distrarre l’opinione pubblica, a noi italiani basta la promessa di “u pilu”, pure virtuale, e vedrai che ci prenderemo anche il Canada e la Groenlandia senza sparare un solo colpo.
Gian J. Morici