“Il suo nome istituzionale è Ddl costituzionale sull’incompatibilità tra la carica di Assessore e l’ufficio di Deputato della Regione siciliana ma è più chiaro se la chiamiamo legge salva-Schifani. La verità è questa: la maggioranza in Sicilia ha un problema e ha trovato un meccanismo da far approvare in Parlamento alla stessa parte politica. Siccome alcuni assessori regionali sono anche deputati all’Ars e non possono garantire la presenza costante in aula, si sono inventati i deputati supplenti. Attenzione, non si tratta di deputati che entrano definitivamente nell’assemblea regionale, ma di componenti temporanei che rimangono lì sospesi. Se vuole, l’assessore regionale può decidere di riprendersi il posto e mandare a casa il supplente. Quindi stiamo parlando di deputati perennemente sotto ricatto della loro stessa parte politica che può mandarli a casa da un giorno all’altro. Dodici deputati regionali sotto ricatto, dodici poltrone in più che, secondo alcuni calcoli che sono emersi sulla stampa, costeranno circa 12 milioni di euro in più all’anno. E chi paga? ovviamente i cittadini siciliani, che dalla Regione Sicilia magari si aspetterebbero ospedali che funzionano, infrastrutture migliori e una rete idrica diversa dalla attuale che fa letteralmente acqua da tutte le parti. Immaginate se noi qui al Senato decidessimo di avere 12 senatori in più ma a titolo temporaneo: è evidente che questa proposta palesemente incostituzionale non passerebbe. In Sicilia sta succedendo qualcosa di molto molto simile. Credo che i siciliani meritino molto di più: non un gioco di prestigio della politica, ma una politica che si interessa dei loro problemi”.
Così in aula a Palazzo Madama il senatore M5S Roberto Cataldi.