WASHINGTON – Ennesimo avvertimento al Congresso in merito ai tagli previsti al Dipartimento della Difesa che influenzeranno significativamente la prontezza militare, e nel caso dell’Esercito, renderà impossibile portare a termine la strategia di difesa.
“La realtà è che, se le misure economiche verranno attuate ancora come previsto, l’esercito non avrà le risorse per sostenere l’attuale indirizzo strategico di difesa” – ha affermato il Gen. John F. Campbell, Vice Capo di Stato Maggiore dell’Esercito.
L’esercito è il più grande dei quattro corpi militari, ed è il più colpito dalle misure economiche adottate dal governo statunitense.
“Non possiamo permetterci, dal punto di vista della sicurezza nazionale, un esercito che non è in grado di distribuirsi, combattere e vincere le guerre della nostra nazione”, ha aggiunto Adm Mark E. Ferguson III, vice capo delle operazioni navali, secondo il quale la Marina risentirebbe dei tagli, che metterebbero in discussione la capacità di garantirne la disponibilità a la capacità di rispondere a una crisi mondiale.
“Entro la fine di questo anno fiscale, due terzi delle nostre navi e degli squadroni dell’aviazione non saranno pienamente in grado di affrontare le principali operazioni di combattimento”, ha detto.
Gen. John M. Paxton Jr., assistente comandante del Corpo dei Marines, ha avvertito i senatori che gli effetti del sequestro preventivo dei finanziamenti sarebbero “seri, prolungati e difficili da invertire o recuperare rapidamente”.
Il Gen. Larry O. Spencer, vice capo personale dell’Air Force, ha detto ai legislatori che i tagli hanno costretto all’annullamento di ore di volo, riducendo le capacità operative di nove squadre di caccia e tre squadroni di bombardieri.
“Permettere che l’Air Force scivoli in uno stato inferiore di prontezza, negherà l’essenziale vantaggio strategico della potenza aerea e metterà le forze congiunte a maggior rischio”, ha affermato Spencer.
“Il problema che abbiamo è che non abbiamo mai detto di no” ha affermato Campbell – “e adesso stiamo arrivando a dover dire ‘noi non possiamo farlo. Non possiamo continuare a fare di più con meno fondi, altrimenti andremo a mettere a rischio la vita dei nostri uomini.”
La crisi economica – come accadde già per l’ex URSS – sta portando ad una revisione di tipo anche strategico di quella che finora è stata la più grande potenza militare al mondo e che oggi, deve fare i conti con i troppi fronti di guerra aperti e con le risorse economiche che si stanno impoverendo. Che sia giunto il momento anche per gli Stati Uniti di rivedere la politica dell’impegno militare all’estero?
Gjm