Chi ha paura degli inglesi? di Alessandro Polito

C’è un paese nel mondo in cui il possesso di armi è garantito dalla costituzione. Un paese in cui il diritto all’autodifesa va tutelato anche tramite il diritto individuale al possesso di armi e in cui una persona senza precedenti penali gravi o malattie mentali e che non fa uso illegale di droghe o psicofarmaci può comprare facilmente una pistola o un fucile. In questo paese è sufficiente andare dal rivenditore autorizzato più vicino, compilare il modulo 4473, superare il controllo dei precedenti penali (National Instant Criminal Background Check System) e il bisogno insopprimibile di autodifesa trova immediata soddisfazione. Questo paese si chiama Stati Uniti d’America.

Il secondo emendamento alla costituzione statunitense recita: “Essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una milizia regolamentata, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non potrà essere infranto”. Fu principalmente la paura di un ritorno degli inglesi a giustificare tale provvedimento, ma anche il diritto dei cittadini a ribellarsi ad un governo tirannico, così come si erano ribellati alla madrepatria. La Corte Suprema ha più volte ribadito che il diritto di detenere armi va interpretato come diritto individuale che non può essere limitato, se non in specifiche circostanze. Così il tentativo del District of Columbia di vietare il possesso di pistole è stato rovesciato da una celebre sentenza della Corte Suprema, con buona pace di coloro che interpretano il testo del secondo emendamento come il semplice diritto ad avere una milizia armata.

In questo paese una donna di 54 anni sente la necessità di tenere in casa due nove millimetri e un fucile d’assalto (valore totale delle tre armi circa 2.400 dollari) regolarmente acquistate e detenute. Succede, poi, che il figlio della donna, ventenne e con evidenti problemi di socializzazione, si impossessi dell’arsenale, uccida il padre, la madre e poi 26 tra bambini e insegnanti di una scuola in una tranquilla cittadina di provincia in Connecticut. Newtown somiglia a quei posti in cui sono ambientati alcuni film o serie americani: reddito elevato (il Connecticut è il quarto stato degli USA per reddito pro-capite), maggioranza bianca, buon livello di istruzione e bassissimo livello di criminalità.

Difficile capire contro di chi, in quest’isola felice, Nancy Lanza pensasse di poter utilizzare il suo Bushmaster, fucile semiautomatico con un caricatore da 30 colpi. Difficile immaginare da quale terribile assalto, di inglesi, indiani, sudisti o terroristi, la donna dovesse difendersi. In qualsiasi altro paese moderno solo i peggiori criminali potrebbero possedere armi di questo tipo. Ma non negli Stati Uniti, dove ci sono circa 200 milioni di armi registrate (più o meno una per ogni adulto) e possedere un Bushmaster non è poi così inusuale. Se si va sul sito internet di Walmart, il più grande rivenditore al dettaglio del mondo, e si fa una piccola ricerca nella sezione “Sports and outdoor” digitando la parola rifle (fucile), il risultato che si ottiene dice molto su cosa significhi comprare un’arma negli Stati Uniti: 967 modelli differenti, alcuni chiaramente da caccia, altri più adatti ad un assalto in banca o a qualche portavalori. Il fucile che scaccia ogni paura, quello che fa dormire sogni tranquilli e permette di proteggere se stessi, la famiglia, la patria, lo trovi nel magazzino all’angolo. Ma chi protegge dei bambini indifesi o gli increduli spettatori in un cinema quando le armi finiscono in mano ad uno squilibrato?

Oggi in Cina un folle è entrato armato in una scuola con l’intento di causare una strage. Si tratta dell’ultimo di una serie di episodi simili verificatisi in Cina negli ultimi tre anni. Un’unica differenza con il massacro di Newtown: l’uomo era armato solo di un coltello. Risultato: zero morti.

E pensare che nel 1994 un provvedimento che bandiva per dieci anni la vendita di armi automatiche era stato approvato da Clinton, salvo poi non essere confermato nel 2004 da Bush, evidentemente molto più vicino alla famigerata lobby delle armi del suo predecessore che pure non era riuscito ad approvare un divieto definitivo.

E così, ancora una volta, l’America ha assistito all’ennesima strage in un luogo pubblico, la ventinovesima da quel 20 Aprile 1999 in cui due studenti della Columbine School di Denver (Colorado) uccisero 12 compagni, un insegnante e si tolsero la vita dopo aver fatto una tranquilla partita in un bowling vicino alla loro scuola. La più grave nel 2007 quando uno studente sudcoreano uccise 32 persone in una scuola superiore in Virginia.

In questo paese, poi, c’è un’associazione, la National Rifle Association, il cui obiettivo è proteggere il secondo emendamento da eventuali limitazioni. La NRA è considerata, secondo la rivista Fortune, la lobby più influente degli Stati Uniti, ha circa 4 milioni di membri e un budget di alcune centinaia di milioni di dollari. La maggior parte degli americani guardano favorevolmente alla NRA e il 75% crede che i cittadini rispettosi della legge debbano avere il diritto di possedere un’arma (fonte nbc/Reuters). Pare proprio che molti in America abbiano ancora paura degli inglesi.

 

 

Alessandro Polito

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