Disinformazione ed estremismo violento sono due facce di una stessa medaglia

infoQuanto sia importante l’informazione nella nostra vita quotidiana lo sappiamo già. L’informazione è il nemico più temuto dai regimi totalitari di ogni tempo, tanto da essere vietata e impedita con ogni strumento possibile, dall’applicazione di leggi censorie, all’eliminazione fisica del “ribelle” che non si assoggetta alle regole del potere, qualunque questo sia. Ma più è dura l’azione repressiva, più lo è la reazione che ne scaturisce. Ecco dunque che il timore della reazione ha costretto chi gestisce il potere a ricercare nuovi metodi controllo dell’informazione.

Se fino a pochi decenni fa era sufficiente possedere gli strumenti dell’informazione –  giornali e tv – per orientare le masse, oggi, nell’epoca di internet e dei social network non è più così. L’informazione circola liberamente in rete.

Cosa fare dunque se non è possibile impedire il flusso delle notizie? Devo fare in modo che le stesse corrispondano a ciò che io voglio, ovvero all’esatto contrario di quel che sono nella realtà. Devo far sì che l’informazione, la mia informazione, superi quella reale. Tutti noi sappiamo quanto contino le condivisioni e i like che otteniamo con i nostri post ai fini di ottenere un maggior numero possibile di letture e visualizzazioni. Sfruttando le divisioni, siano esse politiche o religiose, e i nostri pregiudizi, manipolare la realtà diventa meno difficile di quanto non si possa pensare. Scelto il mezzo, giornale, tv o social network – ma spesso due mezzi interconnessi – si deve “confezionare” il messaggio da offrire al pubblico. Il contenuto del messaggio varia dal camuffamento di una verità, alla menzogna pura, fino ad arrivare alle teorie complottiste che offrono il vantaggio di aver maggiori probabilità di far diventare virale il contenuto del messaggio.

fake newsPiù è falsa una notizia, più fa leva sulle paure, sulle incertezze e la rabbia, più velocemente si diffonde. La verità non conta più nulla. In quella che ieri era l’informazione, oggi cerchiamo soltanto la risposta alle nostre inquietudini, alle nostre paure. Abbiamo bisogno di scaricare su altri la nostra rabbia e le nostre angosce. Cosa c’è dunque di meglio di un nemico o di una minaccia che ci viene offerta? Poco importa che sia reale. Quello che è importante è che sia in grado di provocare una nostra risposta come se lo fosse.

Talvolta è sufficiente soltanto un titolo per far sì che una mezza verità, o un’assoluta falsità, abbia successo.  È questo il caso dell’articolo pubblicato dal quotidiano Libero, dal titolo “Donald Trump, i repubblicani sperano ancora: “La Cnn ha tolto l’Arizona dalla casella di Biden”. Peccato che la CNN non l’avesse mai assegnata, così come correttamente spiegato in questo articolo pubblicato da Open.

Dinanzi autorevoli smentite e dopo aver fatto una figura da cani, Libero, anziché ammettere l’errore, ha preferito cancellare l’articolo. Purtroppo, per Libero ovviamente, le tracce del compendio di castronerie scritte le si trovano ancora nella ricerca di Google. Disinformazione non riuscita, pazienza, non mancherà il modo di riprovarci, i grulli sempre pronti ad abboccare a qualsiasi idiozia non mancano mai. Un like e una condivisione non si negano a nessuno, specie per chi insegue teorie cospirazioniste. Mal che vada, provvederanno a cancellare immediatamente il post pubblicato facendo finta di nulla. Esattamente come ha fatto Libero…

libero

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Sostenitori di Donald Trump con cartelli di QAnon

Sostenitori di Donald Trump con cartelli di QAnon

Molto più interessante del cumulo di castronerie, quanto riportato da Open in merito al riferimento a un utente QAnon su Twitter, al quale ha risposto Lorenzo Pregliasco, cofondatore di YouTrend.

Per chi volesse approfondire cos’è QAnon, possiamo suggerire la lettura di questo articolo dell’Internazionale dal titolo “Il mondo di QAnon: come entrarci, perché uscirne”. Purtroppo, in Italia le vicende legate a QAnon non hanno ancora destato le attenzioni che meritano, così come invece accade già negli Stati Uniti da parte dell’FBI che identifica la “setta digitale” come una minaccia di terrorismo interno, visto che le teorie complottiste, seppur occasionalmente, portano ad atti violenti commessi da singoli o in gruppo.

Disinformazione ed estremismo violento sono le due facce di una stessa medaglia…

Gian J. Morici

 

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