Caso Dema Impianti – Nuovi sviluppi?

cittadella dell'economiaDella “Dema Impianti srl”, già definita in un’interrogazione presentata all’assessore ai Lavori Pubblici della Regione Puglia, da due consiglieri del M5S, come una delle “due società vittime innocenti del pasticcio successivo alla realizzazione della Cittadella dell’Economia”, avevamo già scritto più volte prima che ne venisse decretato il fallimento. Una delle ultime in occasione dell’inaugurazione della Cittadella dell’Economia, nuova sede della Camera di Commercio di Foggia, alla quale sono legate le disavventure dell’azienda fallita, nonostante in credito nei riguardi di un consorzio a sua volta fallito, le cui responsabilità – a parere  della Dema – sarebbero riconducibili alla CCIAA di Foggia, accusata di essere stata poco vigile e di disconoscere qualsivoglia rapporto con le aziende vittime di quelle che sono state definite “stranezze”, la cui chiusura ha arrecato notevoli danni, oltre che ai proprietari, ai dipendenti, all’indotto e, di conseguenza, all’economia locale.

GiustiziaA farci tornare sull’argomento, un post pubblicato sulla pagina Facebook di Sandro Denora, ex direttore tecnico della Dema Impianti srl,  nonchè fratello dell’amministratrice, che ha curato l’appalto in questione.

“Non viviamo in uno stato di diritto ma in uno stato fondato sul malaffare – scrive Denora – A nulla sono serviti tre anni di dura battaglia se poi il tutto viene vanificato grazie ad alleanza massonica politico/istituzionale che invece di salvaguardare il rispetto dei diritti, così come deve essere in uno Stato di diritto di un paese civile, tutela invece chi in questo paese è dedito al malaffare”.

napolitanoDenora ricorda come sulla vicenda siano state presentate interrogazioni parlamentari, interrogazioni regionali, querele/denunce, petizioni popolari richieste di aiuto ai Governatori della Puglia passati e presenti, richieste di aiuto ai Presidenti della Repubblica passati e presenti, ottenendo dalle istituzioni solo qualche misera risposta di cortesia.

Cortesia? Per dovere di cronaca pubblichiamo le due risposte ricevute dall’amm.ce della Dema Impianti, Teresa Denora Ferrulli, la quale, in data 10/02:14 aveva scritto all’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Il 13/03/14,  il Capo del Servizio Rapporti con la Società Civile, del Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica, inviava una risposta, questa sì di cortesia, all’amministratrice della Dema Impianti, con la quale, nel dichiarare di comprendere le difficoltà che si trovava ad affrontare, la informava che avrebbe trasmesso il tutto alle competenti istituzioni territoriali per le eventuali iniziative che sarebbe stato possibile prendere al riguardo.

Le risposte da parte della Presidenza della Repubblica alla Dema

Le risposte della Presidenza della Repubblica alla Dema

Trascorsi due mesi, caratterizzati da un’assordante silenzio istituzionale, la responsabile della Dema Impianti inviava una seconda lettera con la quale chiedeva di poter conoscere l’esito del sollecito che il Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica aveva rivolto alle istituzioni territoriali non meglio indicate nella prima risposta ricevuta dall’azienda.

Questa volta, all’ufficio di Presidenza della Repubblica, occorrevano ben cinque mesi prima che rispondesse con una laconica missiva rappresentando l’impossibilità “di intervenire in questioni che sono state sottoposte all’esame delle Autorità giurisdizionali”.

Se la prima nota, può essere ascrivibile a quelle che Denora definisce” misere risposte di cortesia”, la seconda assume una diversa valenza. Perché un Capo di Stato non può intervenire in questioni che sono state sottoposte all’esame delle Autorità giurisdizionali? Che genere d’intervento avrebbe potuto o voluto fare in caso contrario?

suicidi-crisi-economicaA tal proposito, riteniamo sia opportuno riportare i contenuti delle risposte, a quel “misere” utilizzato da Denora, al quale aggiungiamo “ipocrite”, visti i tanti precedenti di imprenditori ridotti sul lastrico, di disoccupati, di pensionati, che hanno pagato con la vita  le conseguenze della cattiva gestione politica del Paese e gli sperperi operati da una classe politica inadeguata e corrotta.

“Mai nessuna presa di posizione ferma da parte di costoro – afferma Sandro Denora riferendosi a quanti avrebbero potuto e dovuto intervenire a far chiarezza su una vicenda dalle tinte sempre più fosche – non perchè incapaci, ma solamente perchè non hanno voluto risolvere una vicenda di facile risoluzione come quella della nostra ditta, la Dema Impianti srl truffata in un appalto pubblico, perchè collusi politicamente”.

Il Tribunale di Bari, che ha sancito il fallimento della Dema Impianti srl, ditta truffata in un appalto pubblico nella città di Foggia, certamente non avrebbe potuto far altro che ratificare una situazione economica di fatto, senza potere intervenire su altri aspetti. Ma la classe politica? Quanti avrebbero potuto, e forse dovuto, vigilare sulla gestione dell’appalto?

mafia-silenzio[1]Intanto, Denora annuncia il deposito di ulteriori querele, alle quali sarebbero allegate “registrazioni particolari”. Qual è il contenuto di tali registrazioni? Quali soggetti riguardano?
“Non c’è giustizia in questo paese – scrive Denora – perchè quando si toccano i poteri forti dello Stato sono tutti coesi da destra a sinistra, da avvocati a giudici, e ti ammazzano”.

Parole forti, quelle dell’imprenditore, alle quali sarebbe auspicabile facesse seguito la divulgazione dei contenuti delle registrazioni, affinchè, nel fare maggiore chiarezza sulla vicenda che riguarda la Dema Impianti, non si realizzi quello che Denora sembra temere…

Chissà se anche in quel malaugurato caso, le istituzioni preposte e qualche presidente della Repubblica, nel commemorare l’ennesima vittima di uno Stato del malaffare, non dichiareranno di non essere potute intervenire in questioni che erano già state sottoposte all’esame delle Autorità giurisdizionali…

Gian J. Morici

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