Asp1 – Assunzioni irregolari e malapolitica. Conferenza stampa alla UIL

 

Video seconda parte

Agrigento – Dopo la condanna inflitta daI giudice del Lavoro del Tribunale di Agrigento, Ezio Damizia, all’Asp 1, ieri mattina, nei locali della UIL, si è tenuta una conferenza stampa alla quale hanno preso parte il segretario generale Aldo Broccio, Linda Bellia, segretario provinciale Uil-Cpo e l’avv. Salvatore Broccio, che in giudizio ha rappresentato i tre lavoratori i cui ricorsi sono stati accolti dal giudice.

Presenti alla conferenza, un nutrito gruppo di lavoratori interessati alla vicenda, e, anche loro, in attesa di un pronunciamento del Tribunale in merito alle assunzioni a tempo determinato del personale ausiliario infermieristico, eseguite in modo continuo e reiterato dall’Asp di Agrigento.

A spiegare la vicenda è la segretaria provinciale di Uil e Cpo, Linda Bellia, la quale denuncia senza mezzi toni un sistema di assunzioni all’Asp, con contratti a tempo determinato irregolari e scorrimenti sospetti.

Secondo la Bellia – così come confermato dalle tre sentenze di condanna -, l’Asp avrebbe utilizzato lo strumento delle assunzioni a tempo determinato in palese violazione di tutte le norme che regolamentano la materia, visto che la legge 368 del 2001 prevede assunzioni di carattere eccezionale per fronteggiare esigenze particolari, mentre viceversa, tali assunzioni venivano fatte regolarmente a volte anche sei o sette volte nei riguardi dello stesso soggetto.

La vicenda risale a quando l’Asl utilizzò la “Multiservizi” al posto dei lavoratori già inseriti nelle graduatorie degli uffici del lavoro, lasciando questi ultimi a casa.

Una gestione delle assunzioni che – oltre ad essere irregolare rispetto la normativa vigente – avrebbe consentito a soggetti non qualificati di svolgere attività all’interno di strutture ospedaliere, che dovrebbero essere riservate a soggetti in possesso di qualifiche Osa e Oss.

Senza lavoro dunque chi in possesso delle qualifiche necessarie, mentre a prestare servizio era personale non qualificato. Un dato non di poco conto, vista la qualità dei servizi che una struttura sanitaria deve garantire a chi della stessa costretto ad usufruirne.

Così come la Bellia non usa mezzi termini rispetto l’irregolarità delle assunzioni, altrettanto fa nei confronti di una classe politica che grazie a questo sistema di assunzioni clientelari si sarebbe garantita pacchetti voti di notevole entità.

Dinanzi una platea di lavoratori danneggiati dalle assunzioni irregolari, la sindacalista non ha esitato a fare un richiamo al senso del dovere e all’onestà intellettuale nei riguardi di quei lavoratori che, iscritti regolarmente nelle graduatorie, si trovano oggi a prestare servizio al posto di altri la cui posizione in graduatoria veniva prima della loro. Un richiamo che riguarda tutti i lavoratori che stanno usufruendo di un ingiusto privilegio, e, fra questi, anche qualcuno iscritto alla UIL.

Si tratta della vicenda dello scorrimento della graduatoria, regolare fino al 190esimo posto, che d’improvviso e immotivatamente sarebbe saltata al 329esimo posto, lasciando a casa oltre cento lavoratori che da tempo aspettavano l’assunzione. Un fatto gravissimo, sul quale, com’è probabile, potrebbe intervenire la magistratura.

Dello stesso avviso della Bellia è il segretario generale Uil, Aldo Broccio, che conferma la fermezza del sindacato nel far valere i diritti dei lavoratori onesti.

L’avvocato Salvatore Broccio ha spiegato gli aspetti normativi che hanno portato alla condanna dell’Asp1, dicendosi parzialmente soddisfatto dall’essere riuscito a far condannare un sistema illecito. Ovvio che l’obiettivo – spiega Broccio – non è soltanto quello di vedersi riconosciuto e compensato un danno – come nel caso dei tre ricorsi accolti dal giudice -, bensì quello di vedere riconosciuto il diritto dei lavoratori con un contratto di assunzione  in linea con la politica del governo nazionale .

I tanti lavoratori presenti nella sala, danneggiati da assunzioni irregolari e chiaramente di carattere clientelare, dopo aver applaudito agli interventi, sono usciti dalla sala con una speranza in più di quando non erano entrati: vedersi riconosciuto il sacrosanto diritto al lavoro. E in maniera onesta, senza doversi piegare ad elemosinare al politico di turno subendo il ricatto del voto…

gjm

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