Messina Denaro: mafia agrigentina nel cuore

Grandangolo – il giornale di Agrigento diretto da Franco Castaldo – torna a scrivere nel numero 5 già in edicola, della mafia della Valle del Belice, dei presunti nuovi capi e delle nuove alleanze. Matteo Messina Denaro – si afferma nell’articolo di prima pagina – ha un occhio di riguardo per i paesi della Valle del Belice e grandi rapporti e il classico “rispetto” con Pietro Campo e Leo Sutera. Sono dichiarazioni pesanti quelle di Calogero Rizzuto, “cavigliuni”, il pentito della Valle del Belice, già capo mandamento di Sambuca di Sicilia, che rassegna ai pm della Direzione distrettuale antimafia di Palermo e che ridisegnano i nuovi organigrammi mafiosi in provincia di Agrigento, soprattutto dopo la cattura degli ultimi boss latitanti: Gerlandino Messina e Giuseppe Falsone. Infatti, non si può non tenere conto dell’influenza del boss di Castelvetrano che esercita in quei comuni così come non si può non tenere in considerazione il rapporto personale e privilegiato con Leo Sutera, già a capo della mafia della zona, già condannato per mafia e oggi libero. Rizzuto risponde così alle domande dei giudici della Dda di Palermo: P.M.: Quanta influenza aveva allora Messina Denaro su Agrigento? Rizzuto: Eh, ce l’ha, poi proprio per questi paesi Matteo ha un occhio di riguardo, per Santa Margherita, Sambuca, è attaccato a questi paesi. Con Campo, con mio cugino (Leo Sutera ndr), almeno dai tempi di suo padre… P.M.2: Campo chi, di nome? Rizzuto: Pietro Campo, c’era un’amicizia e quindi si sono sempre rispettati, ha visto sempre di buon occhio questi paesi lui. P.M.: Ma lui ci investiva in questi paesi? Rizzuto: Ma ultimamente ha investito sull’impianto di calcestruzzo”. Il pentito spiega meglio ai magistrati rapporti e alleanze in atto nel momento in cui rivestiva la carica di boss mafioso, sino al 2008, cioè. E aggiunge altri particolari soprattutto sulla famiglia mafiosa di Ribera, in contrasto proprio con Messina Denaro per molte questioni a cominciare dall’ormai famosa vicenda del supermercato Despar del clan Capizzi rifornito con la merce di Giuseppe Grigoli (fresco di condanna per essere prestanome del boss Messina Denaro) e mai pagata. “Giuseppe Falsone è un pupo nelle mani dei Capizzi che per soldi non guardano in faccia nessuno” – aggiunge Rizzuto. Dunque, nella Valle del Belice, territorio che Messina Denaro conosce bene e ha frequentato, potrebbe esserci il nuovo padrino della provincia di Agrigento anche se – occorre sottolinearlo – l’unica forza territoriale che potrebbe contrapporre un nome di peso, per storia, tradizione e spessore, è quella canicattinese. Altri articoli di rilievo: l’intervistona di Diego Romeo al neo rieletto segretario del Pd, Emilio Messana; il caso Concorsopoli con l’analisi e lo sviluppo della sentenza che ha condannato Armando e Giusi Savarino; il progettato atto intimidatorio ai danni dell’on. Robero Di mauro; lo scontro Lumia-Catuara sull’Asi di Agrigento e una splendida lettera che l’avvocato Salvatore Pennica invia al giornale discutendo sull’amico Totò Cuffaro.

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