Cani assassinati e amministrazione latitante

Gli episodi incivili di cani randagi assassinati con il veleno, fanno il paio con l’incapacità dell’amministrazione comunale di gestire il fenomeno del randagismo in città. Dobbiamo ricorrere alla disponibilità dei canili dei comuni della provincia per arginare in qualche modo il problema. Dalle strade della Città dei Templi quando si rende necessario i nostri cani vengono ricoverati ad esempio nel canile di santa Margherita Belice.

Lo scorso anno era stato annunciato che si stava procedendo alla creazione di un canile
intercomunale. Poi non si è saputo più nulla. Adesso invece si parla di un finanziamento ottenuto per costruire un canile municipale che verrà gestito direttamente dal Comune.

Sta di fatto che neppure una recente gara di appalto ha messo il Comune nelle condizioni di dotarsi di un adeguato servizio per custodire e microcippare i cani. “La ditta che alcuni mesi fa aveva
vinto la gara, ha comunicato di non essere in grado di rispettare i termini del contratto perché non ha ottenuto dal Comune di Sciacca le autorizzazioni necessarie per poter allargare la struttura in uso”, ci dicono all’ufficio comunale sanità. Non avevano insomma le condizioni previste dal bando.
Non sappiamo neppure se per tale azienda il bando prevede delle sanzioni per non
avere rispettato il contratto. E comunque poiché si tratta dell’unica ditta che ha partecipato alla gara, il Comune si trova oggi senza un canile e pensa adesso di costruirne uno.

Fino al pochi anni fa il servizio per la cattura, la custodia e la microcippatura dei randagi veniva svolto dal personale dell’Ente nazionale per la protezione degli animali. Ma l’amministrazione
agrigentina ha fin troppo abusato della pazienza di questo ente.

Da tre anni l’Enpa attende il pagamento delle fatture e quindi non ha voluto partecipare alla
nuova gara d’ appalto. I cani che si trovavano nella struttura di questo ente animalista, sono rimasti comunque in custodia. Così attualmente nel canile dell’Enpa si trovano poco più di un centinaio di cani che appartengono al Comune e che dovrebbero essere ritirati i dall’amministrazione. Ma nessuno provvede, così l’Enpa continua di fatto a mantenerli proprie spese. Teoricamente i cani
potrebbero essere liberati e rimessi nel territorio. Ma l’Enpa per vocazione animalista non arriva a tali estremi.

Era stato concordato con il Comune il pagamento dei crediti attraverso un versamento mensile a beneficio dell’ENPA di 20 mila euro e in cambio l’ente avrebbe rinunciato anche agli interessi
maturati. Ma neppure in tale caso il Comune avrebbe provveduto a versare tali somme con regolarità.

Attualmente i cani randagi vengono catturati da un contrattista del Comune, che per svolgere questo servizio dovrebbe avere il brevetto di accalappiacani. E ci auguriamo che l’abbia davvero. Alcuni
cittadini ci hanno detto che per catturare i randagi si fa anche uso di armi anestetizzanti per i cani. Uso legittimo, ma dovrebbero essere usati solo da medici autorizzati. E’ ciò che accade ? Anche nel campo della cattura e della custodia dei cani randagi ad Agrigento pertanto siamo all’improvvisazione.
Qualche giorno fa ci hanno anche segnalato che al Parco dell’Addolorata è stato improvvisato un piccolo recinto per alcuni cuccioli, che, a quanto pare, sarebbero amorevolmente accuditi da qualche impiegato comunale che lavora nella zona.

Bella iniziativa, ma non si può continuare così. L’inciviltà di chi avvelena i cani, va fermata anche con un servizio efficace.
(*EDB*) Elio Di Bella

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