L’”ambientalismo” di Raffaele Lombardo: termovalorizzatori, rigassificatori, e la clamorosa retromarcia del presidente D’Orsi

Roboanti le dichiarazioni di Lombardo, quando affermò come i termovalorizzatori in Sicilia fossero l’affare del secolo.

Indagato – con indiscrezioni che vorrebbero una richiesta di arresto, poi smentita dalla Procura, ma sulla quale non è ancora stata fatta chiarezza -, Raffaele Lombardo decise di raccontare ciò che sapeva dell’affaire termovalorizzatori.

Anche la Procura di Palermo, a seguito delle indagini scaturite dalla presentazione di un dossier da parte dell’assessore regionale all’Energia, Pier Carmelo Russo, indagò sulla vicenda e dalle indagini, si arrivò a 19 ordinanze di custodia cautelare in carcere, ipotizzando i reati di associazione mafiosa, estorsione, riciclaggio.

A capo delle operazioni di controllo della gestione dei grandi appalti, personaggi di primo piano come Salvatore Lo Piccolo, Antonino Rotolo, Antonino Rotolo, Antonino Cinà, già arrestati in precedenza.

Un Lombardo giustiziere ed ambientalista che dava un nuovo volto alla Sicilia?

Più probabilmente, un Governatore che non poteva consentire che l’affaire proseguisse come il suo predecessore l’aveva progettato, anche perché, nelle more molte cose erano cambiate e gli inquirenti

Avevano già annusato una pista puzzolente, e non ammorbata dai soli miasmi della spazzatura.

Dietro l’affaire, c’era il volto della mafia!

Pare infatti, che una delle imprese inserite nelle due Ati, non fosse in regola con la certificazione antimafia.

Ma già nel dicembre del 2007, erano emersi particolari inquietanti sull’interesse della mafia verso i termovalorizzatori.

Infatti, Giorgio Colaianni, dirigente del Commissariato per l’emergenza rifiuti, nel corso della sua testimonianza resa a Palermo durante il processo al presidente della Regione, al pubblico ministero che chiese quando gli uffici avessero saputo che Aragona era stata individuata come sito per un termovalorizzatore, rispose “Solo dopo l’esito della ti, secondo il quale se ne sarebbe parlato prima delle regionali del 2001”

A lui lo aveva detto il boss di Sambuca di Sicilia, Leo Sutera.

Nel 2003, l’ex presidente della Regione Sicilia, Totò Cuffaro, stipulò quattro convenzioni per la realizzazione degli impianti.

A vincere il bando per il quale la Corte di Giustizia condannò l’Italia, furono quattro associazioni temporanee d’impresa (Ati): la Tifeo Energia Ambiente, la Palermo Energia Ambiente (Pea), la Sicil Power e la Platani Ambiente.

Secondo gli inquirenti, gli Ati, all’interno dei quali comparivano colossi industriali che garantivano la credibilità dell’operazione, erano composti anche da piccole aziende locali che avevano la funzione di governare i subappalti e che avrebbero favorito la gestione diretta da parte della mafia.

Se il bando del termovalorizzatore di Casteltermini, se lo aggiudicò la cordata composta da Elettroambiente spa, (all’epoca della richiesta di proprietà del gruppo Enel ma acquistata dalla Falck nel luglio 2007), Enel Produzione spa, Emit Ercole Marelli Impianti Tecnologici spa, A.m.i.a. spa, Catanzaro Costruzioni srl) e finì con la condanna da parte della Corte Europea, ancor peggio quanto accaduto per il termovalorizzatore di Paternò, dove incaricata della costruzione era la Altacoen.

Secondo il Procuratore di Palermo, Luigi Croce, l’azienda in questione “è diretta espressione del boss Nitto Santapaoala che ne ha favorito il consolidamento economico in provincia di Messina“.

Dopo le dimissioni di Cuffaro, Lombardo abbandona la crociata contro i rigassificatori, cavallo di battaglia durante la competizione elettorale, per scagliarsi contro i termovalorizzatori.

Coscienza ambientalista? Giudicate voi:

Dopo il recente incontro con il ministro Prestigiacomo, Lombardo rivede la sua posizione e improvvisamente i termovalorizzatori vanno realizzati.

La stessa cosa dicasi per i rigassificatori.

Finita l’epoca dei rigassificatori, indicati dal Mpa come “polvere da sparo pronta ad esplodere”, è iniziata la nuova era dei “rigassificatori fonte di sviluppo e occupazione”.

E D’Orsi, il presidente della Provincia di Agrigento (v. foto), che si era di recente schierato contro il rigassificatore di Porto Empedocle?

Oggi a Roma, si terrà l’udienza al Tar, dove la costituzione della Provincia di Agrigento avrebbe potuto mettere la parola fine allo scellerato progetto.

La Provincia, non si costituirà.

Una decisione presa all’ultimo momento, che potrebbe dare il via libera alla realizzazione dell’impianto.

Il presidente D’Orsi, aveva dato mandato ad un avvocato per rappresentare la Provincia contro l’Enel ed il comune di Porto Empedocle.

Un mandato del quale torneremo presto a scrivere in esclusiva, per raccontarvi di come il legale sia stato “suggerito” da politici favorevoli al rigassificatore.

Così come vi narreremodi consigli chiesti all’avvocato della controparte, di strane e preoccupanti affermazioni e di un incontro che ha visto protagonista uno balbettante presidente della Provincia, che non sapeva giustificare il perché di certe scelte.

Un particolare inquietante che avrebbe dovuto indurre qualcuno a chiedere spiegazioni, la risposta data tempo fa al giornalista Diego Romeo -nel corso di un’intervista pubblicata da Grandangolo – da parte del presidente D’Orsi: “Agrigento è una realtà verosimile a quella palmese, qui ci sono altre subculture e quindi si deve avere a che fare con la massoneria, con la mafia, con un atteggiamento anche arrogante di chi si sente legittimato a chiedere e ottenere, quando non ottiene diventa nemico…”

A nessuno è venuto in mente di chiedere cosa volesse dire?

                                                                                                      Gian J. Morici

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