Mininni, segretario generale Flai Cgil, a 24 Mattino su Radio 24: Portiamo bracciante sopravvissuto in un posto sicuro
“Abbiamo messo sotto protezione questa persona e l’altro collega che, per motivi di salute, non era andato a lavorare quella mattina, l’altro ieri. Gli cambieremo il domicilio e, dopo – stamattina sarà ascoltato nuovamente dal giudice – li porteremo in un luogo sicuro. Sono praticamente sconvolti, in particolare chi si è salvato, hanno molta paura, ed è anche comprensibile. Abbiamo predisposto questa rete di protezione. Lo terremo a disposizione delle autorità, delle indagini che si stanno sviluppando, del giudice appunto che stamattina lo ascolterà. Poi lo porteremo via dal territorio perché è molto pericoloso che rimanga in quel territorio. Un caporale non è stato ancora arrestato: uno degli attori, uno dei protagonisti, diciamo, di questa assurda uccisione, non è stato ancora arrestato. C’è una rete di caporali che agisce sul territorio e che, appunto, portava queste persone a lavorare a Scanzano, verso il Metapontino, quotidianamente”.
Minacciati con pistola il giorno prima della strage
“Questi lavoratori sono stati minacciati il giorno prima con delle pistole. Prima di essere bruciati vivi. Sembrerebbe che siano stati minacciati, come appunto ci racconta la persona sopravvissuta, sono stati minacciati con delle pistole. Semplicemente perché volevano il salario. Volevano il salario perché dal primo aprile non li pagavano. Pretendevano il minimo indispensabile, non riuscivano nemmeno a comprare da mangiare, erano andati in difficoltà di sostentamento. Chiedevano e come risposta gli è stata data la morte, oltretutto in maniera atroce. Abbiamo toccato dei livelli bassissimi di disumanizzazione del lavoro. Siamo arrivati ai livelli di Satnam Singh, dove vengono considerate meno delle bestie. Difficilmente si bruciano gli animali, adesso con facilità si sono bruciati, oltretutto, persone giovanissime. Uno di loro era del 2002 ed aveva 22 anni”. Queste sono le parole di Giovanni Mininni, segretario generale Flai Cgil, a 24 Mattino su Radio 24.
In Calabria sistema con mandanti della ‘ndrangheta
“Esiste un sistema in Calabria che dietro ha dei mandanti, che non sono i caporali pakistani in questa situazione. Perché è impossibile poterlo pensare, lo hanno dimostrato già diversi processi, non ultimo quello del 2021, che la ‘ndrangheta e le ndrine locali, oltre ad organizzare i trasporti, la logistica e i trasporti della della produzione agricola, hanno anche delle finte aziende agricole a loro servizio, e oltretutto organizzano una rete di caporali gestendo il mercato del lavoro agricolo. È una particolarità della Calabria, non succede in tutte le altre regioni, o per lo meno non succede dappertutto. Si tratta di un sistema centralizzato ed organizzato, lo hanno dimostrato le nostre denunce e diversi processi: appartiene alla natura della mafia calabrese l’essere centralizzata e tenere il controllo di tutto”. Lo sostiene Giovanni Mininni, segretario generale Flai Cgil, a 24 Mattino su Radio 24.