Somalia: Save the Children, 15 anni dopo la devastante carestia, il Paese affronta una siccità sempre più grave con livelli di aiuti ai minimi storici
L’Organizzazione chiede alla comunità internazionale di aumentare urgentemente i finanziamenti umanitari per soddisfare i bisogni di oltre 6,5 milioni di persone che necessitano di assistenza, di dare priorità ai programmi di nutrizione e salute per prevenire la mortalità infantile e di garantire che gli aiuti raggiungano le popolazioni più colpite.
Le famiglie in Somalia si trovano ad affrontare una nuova catastrofe, una siccità sempre più grave, con la fame e i bisogni umanitari in forte aumento, mentre i livelli di aiuti sono ai minimi storici. Lo afferma Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro.
In un nuovo rapporto, “Quando gli aiuti scompaiono, scompare anche l’infanzia“, Save the Children rivela come il crollo dei finanziamenti internazionali per gli aiuti alla Somalia nel 2025 potrebbe presto portare a conseguenze catastrofiche per i bambini, mai viste dalla carestia del 2011, che ha causato la morte di oltre 257.000 persone[1].
All’inizio del 2025, le proiezioni stimavano che 3,4 milioni di persone si trovassero ad affrontare un’insicurezza alimentare di livello critico. Un anno dopo, questa cifra è quasi raddoppiata, con una proiezione di 6,5 milioni di persone, un aumento direttamente correlato ai massicci tagli ai finanziamenti internazionali e alle scarse piogge tra ottobre e dicembre 2025.
Inoltre, nel 2024 il Piano di risposta umanitaria della Somalia era finanziato al 57,7%, una percentuale ancora inferiore al fabbisogno complessivo, sufficiente a sostenere i programmi essenziali. Nel 2025 la copertura è scesa al 28,8%. Ora, nell’aprile 2026, solo circa il 15% del piano di risposta è finanziato, il livello più basso mai registrato in questo periodo dell’anno.
Di conseguenza, i servizi alimentari e nutrizionali sono stati drasticamente ridotti – compresa la chiusura di oltre 300 centri nutrizionali in tutto il Paese, fondamentali per combattere la fame e la malnutrizione infantile – e i programmi di prevenzione sono stati ridimensionati in modo significativo.
Senza finanziamenti immediati, altri centri di cura chiuderanno, le catene di approvvigionamento saranno interrotte e i bambini bisognosi di cure non ne riceveranno. Allo stesso tempo, il conflitto in Medio Oriente rischia di aggravare ulteriormente le tensioni nelle catene di approvvigionamento globali, aumentando la probabilità di ritardi e carenze.
Il rapporto rivela inoltre che, sebbene i bambini somali siano cresciuti all’ombra di ripetute crisi – come la carestia del 2011, le siccità ricorrenti, i conflitti e le epidemie – le famiglie hanno dimostrato una straordinaria resilienza. Questa resilienza si manifesta nella condivisione delle risorse, nell’improvvisazione per soddisfare i bisogni primari e nel sostegno reciproco, anche quando gli aiuti ufficiali sono arrivati in ritardo, sono stati insufficienti o assenti. Il rapporto conferma che, sebbene le famiglie somale resistano con notevole forza, un sostegno esterno costante è essenziale per prevenire sofferenze evitabili e proteggere la prossima generazione.
“Quello a cui stiamo assistendo non è un lento deterioramento, ma una crisi prevenibile che si sta manifestando ora. In Somalia la crisi è il risultato di una terribile combinazione di conflitto prolungato e shock climatici in rapida accelerazione, aggravata dalla decisione di tagliare gli aiuti a livelli minimi storici nel 2025. Questa scelta non era inevitabile, ha avuto conseguenze prevedibili e mortali. Quindici anni di esperienza in Somalia dimostrano cosa succede quando i finanziamenti cambiano: quando gli aiuti vengono aumentati, si salvano vite; quando vengono interrotti, anche l’infanzia scompare. Basandosi sugli insegnamenti degli ultimi 15 anni, questo rapporto avverte che gli attuali tagli ai finanziamenti rischiano di vanificare i progressi faticosamente raggiunti, compresi i miglioramenti nelle vaccinazioni e la riduzione della mortalità infantile. Senza finanziamenti aggiuntivi immediati, altri centri di cura chiuderanno, le catene di approvvigionamento si interromperanno e i bambini che avrebbero potuto essere salvati saranno semplicemente respinti. I finanziamenti devono essere ripristinati immediatamente, per proteggere i bambini, impedire che la crisi si aggravi e sostenere il principio del ‘mai più’” ha dichiarato Mohamud Mohamed Hassan, Direttore di Save the Children in Somalia.
Fazia*, 15 anni, frequenta una scuola sostenuta da Save the Children a Baidoa. Ha beneficiato degli aiuti umanitari, ma è preoccupata per il futuro: “Prima l’istruzione non era qualcosa a cui pensavo. La mia vita è cambiata radicalmente, ora ho accesso all’istruzione gratuita. Ma l’acqua e il cibo scarseggiano, la siccità è estrema. Il bestiame sta morendo. Negli ultimi tre anni, abbiamo lottato contro la fame.”
Save the Children chiede alla comunità internazionale di aumentare urgentemente i finanziamenti umanitari per soddisfare i bisogni di oltre 6,5 milioni di persone che necessitano di assistenza, di dare priorità al sostegno dei programmi di nutrizione e salute per prevenire la mortalità infantile, di investire nell’istruzione per fornire ai minori le competenze di cui hanno bisogno ora e in futuro, di investire in programmi di resilienza a lungo termine e di garantire che gli aiuti raggiungano le popolazioni più colpite.
Save the Children opera in Somalia dal 1951, fornendo servizi salvavita in ambito sanitario, nutrizionale, educativo e di protezione.
[1] https://resourcecentre.savethechildren.net/document/when-aid-disappears-childhoods-disappear-too-fifteen-years-of-lessons-in-somalia-why-global-solidarity-must-return-in-2026-to-protect-children