ROMA, 26 MAR. – “Sul fronte economico il nostro paese sta affrontando un vero e proprio tsunami: la guerra di Trump e Netanyahu, mai condannata dagli esponenti di governo, la stiamo pagando tutti. Abbiamo bollette e carburanti fuori controllo, fiducia dei consumatori in picchiata, pressione fiscale record e crescita economica che rischia di azzerarsi e di mandarci in recessione non appena sarà finita la stagione del Pnrr. Dopo la batosta del referendum sulla giustizia, se Meloni vuole davvero aprire una “fase 2” del suo governo, riteniamo che debba partire dallo stop alla mastodontica e dispendiosa presa per i fondelli che è il ponte sullo Stretto. Il Sud ha mandato un segnale chiaro al governo con le urne. E su questo ponte Salvini ci ha già provato, e ha fallito. Ora basta. Stop. Game over. Pure oggi da organi di stampa veniamo a sapere che la “Stretto di Messina Spa” continua ad assumere manager con stipendi da nababbo, per un’opera il cui iter è di fatto fermo. Da un lato si fanno tagli lineari ai ministeri dell’Economia, delle Infrastrutture e della Sanità per fare taglietti alle accise sul gasolio, e poi dall’altra si buttano soldi per consulenze, poltrone e prebende di un’opera fantasiosa. Meloni fermi questa farsa e dia davvero un segnale forte di discontinuità, dirottando quei fondi sulle opere di cui Sicilia e Calabria hanno realmente bisogno”. Così in una nota la vicecapogruppo M5s al Senato Ketty Damante.