
Una vera riforma della giustizia dovrebbe prevedere un organo di controllo e supervalutazione dei dispositivi di sentenza emessi dalle Corti d’Assise e dalla Cassazione.
Se non per tutti i processi, almeno per quelli che coinvolgono settori dello Stato deviato con possibile complicità di potenti organizzazioni occulte, le quali sono state indubbiamente complici con ambienti estremistici di estrema destra, settori deviati delle istituzioni e criminali mafiosi.
Il tutto palesatosi nel processo “’Ndrangheta stragista” celebratosi a Reggio Calabria, processo istruito dal PM dott. Giuseppe Lombardo.
Vi prego di seguire il mio ragionamento derivato maggiormente dal mio vissuto:
Che com’è ora il sistema giudiziario non funzioni è innegabile, ed ha un urgente bisogno di una modifica radicale che realmente riformi il “sistema giustizia”.
Il punto, consentitemi di dire, è che con questo referendum non risolveremo per nulla quelli che sono gli atavici mali dell’amministrazione giudiziaria in Italia, poiché separare i PM nelle carriere, con un altro CSM dedicato solo ai PM, a mio vedere, non modificherà i mali giudiziari e aggraverà ulteriormente la situazione della giustizia; poiché se oggi abbiamo qualche PM libero che possa valutare e decidere di rinviare a giudizio — dopo valutazione del G.I.P. (Giudice indagini preliminari) e del G.U.P. (Giudice udienza preliminare) — indagati in indagini su un politico/potente, su poteri occulti con devianze istituzionali e sulla possibile corruzione in ambito giudiziario e dello Stato ecc., con questa riforma non cambierà assolutamente nulla. C’è inoltre un ulteriore rischio: che un PM che avvia un’azione giudiziaria verso una delle distorsioni citate abbia una supervisione e valutazione prettamente di origine politica che potrebbe indirizzarlo (pena gravi ritorsioni se non le attua) solo verso determinate indagini che non intaccano tali sfere di potentati. In particolare, verso settori occulti e “devianze” di Stato, concentrandosi solamente sui reati classici di delinquenza comune e solo su quella criminalità che non collude.
Se sino ad oggi abbiamo avuto alcuni magistrati onesti e liberi nella loro azione che hanno processato questi settori dello Stato, un domani, con questa riforma, non ci sarà più questa possibilità. Ancora oggi assistiamo a processi in cui si tenta di escludere dalle responsabilità sulle stragi e sui delitti politici quei settori dello Stato e quelle organizzazioni occulte che hanno colluso con capi mafia con i quali si è scesi a patti, provvedendo ad eliminare fisicamente magistrati e investigatori scomodi a questo “sistema Stato” da sempre esistito. Con la riforma si attuerà un controllo “a monte”, poiché c’è il rischio concreto che i PM saranno condizionati nelle indagini già dall’avvio di attività “delicate” che possono scoperchiare tali accordi di uno Stato corrotto e colluso.
La prova che si dovrebbe attuare una vera riforma, che non è certamente quella proposta da questo Governo, è dimostrata dal fatto che i processi avviati verso tali settori deviati hanno avuto quasi tutti delle assurde e discutibili assoluzioni. Consola solo il fatto che un’opinione pubblica informata e la storia che potranno studiare i nostri posteri (poiché avranno gli elementi per poter giudicare qual è stata la verità) sapranno perché sono morti magistrati onesti e appartenenti alle forze di polizia che non si sono fatti deviare o corrompere. Questo solo per mezzo dell’azione di PM rimasti sino ad ora liberi nelle loro competenze.
Con la riforma, tutto questo non potrà più accadere e consentiremo a quei settori collusi di agire indisturbati per concretizzare i loro interessi, che non sono certamente quelli del nostro popolo. Il CSM per soli PM, senza modificare quello per i giudici giudicanti — il quale non viene assolutamente toccato e non cambia — è il vero punto della questione, poiché dovrebbe essere proprio quest’ultimo ad essere riformato attuando un dispositivo di controllo rigido su sentenze che trattano questi scottanti temi. In modo che, qualora si ravvisino delle omissioni o non vengano considerati tutti gli elementi acquisiti per condannare, i giudici di 2° grado e di Cassazione debbano essere sottoposti a gravi azioni disciplinari, indagati e processati in presenza di emissioni di sentenze “falsate” che permettono, come hanno permesso in passato, assurde assoluzioni anche in presenza di prove concrete di responsabilità per gli avvenimenti mai chiariti del tutto.
Parlo delle stragi, di eclatanti omicidi, dei mancati arresti dei latitanti capi mafia, delle mancate perquisizioni nei covi dopo gli arresti, di falsi suicidi, dei depistaggi e molto altro che sarebbe troppo lungo elencare. Questi processi si sono avviati per la capacità di PM liberi di indagare e denunciare questi perversi intrecci che indubbiamente ci sono stati e che ancora ci sono, dimostrabili con i depistaggi ancora in atto. (Seguite quello che sta accadendo a Caltanissetta nell’attuale processo sui depistaggi per le stragi del 1992. In tale processo si sta escludendo, a priori, la pista nera per l’attentato a Falcone, sebbene il GIP della stessa Procura, Graziella Luparello, abbia rigettato più volte le richieste di archiviare tale pista investigativa, imponendo la continuazione delle indagini poiché si è in presenza di gravi elementi che dimostrerebbero la partecipazione nelle stragi di personaggi legati alla destra estrema, che avrebbero agito in complicità con criminali mafiosi e settori deviati delle Istituzioni).
Con un PM “condizionato” a monte, non sarà più possibile indagare in tale senso e si permetterà ai politici collusi con settori occulti dello Stato di agire indisturbati per raggiungere i loro sporchi e squallidi fini. Questo è il principale punto per cui bisogna votare “NO” e insistere per una vera riforma che indaghi su quei giudici che hanno emesso facili e inconcepibili assoluzioni, ripeto, in 2° grado di giudizio e in Cassazione.
Non dimentico che è stato Falcone a volere la rotazione dei processi di mafia dei giudici di Cassazione, sottraendoli al noto Carnevale. Oggi tutto è ritornato come era prima dell’intervento di Falcone, e la Cassazione è ritornata a quella funzionalità che aveva ai tempi del citato noto “ammazzasentenze” dott. Carnevale. Come si potrà capire, la questione è molto più complessa di quella che vogliono far apparire, attuando una riforma che non riforma nulla ma aggrava pesantemente la situazione esistente per raggiungere quelle impunità in fase d’indagine, senza dover rischiare di trovare sulla loro strada giudici di Cassazione inflessibili che potrebbero condannare in presenza di precedenti condanne in primo e secondo grado di giudizio. Giudici come lo era il povero Antonio Scopelliti il quale, mentre stava lavorando per preparare il rigetto delle istanze presentate dai legali per le condanne al maxi processo istruito da Falcone e Borsellino, è stato trucidato da mani mafiose con possibili collegamenti di settori occulti dello Stato.
Mario Ravidà
Ravidà, ex commissario di polizia, ha attraversato le fasi più critiche della storia repubblicana italiana, dagli anni di piombo alla lotta alla mafia in Sicilia. Formatosi professionalmente durante l’emergenza del sequestro Moro, che lo spinse verso l’Antiterrorismo, è diventato un testimone chiave delle zone d’ombra dello Stato. In particolare, la sua esperienza sul caso Cirillo ha rappresentato un momento di svolta, rivelando intrecci diretti tra servizi segreti, potere politico e criminalità organizzata.