di Antonio Evangelista

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(A proposito di “… figli strappati alle madri e stupratori rimessi in libertà”.)
Qualche anno fa un caso fece molto rumore: il cosiddetto “Ruby Rubacuori”.
Una ragazza minorenne fermata per un presunto furto di circa 3.000 euro e portata in questura a Milano, nella notte tra il 27 e il 28 maggio 2010.
Un presidente del Consiglio che chiama la polizia sostenendo che la giovane sarebbe la nipote di un capo di Stato straniero.
Una notte agitata negli uffici della polizia.Il resto è storia giudiziaria.
Ma quella vicenda è utile per capire come funziona davvero il meccanismo della notizia di reato.
Perché quella notte succede una cosa molto semplice:degli operatori di polizia vengono a conoscenza di fatti che potrebbero costituire reato.
E in quel momento scatta una regola precisa.
La polizia giudiziaria deve riferire senza ritardo la notizia di reato al pubblico ministero, art. 347 del codice di procedura penale.
Oggi con una situazione urgente, la comunicazione può essere immediata, anche per telefono, art. 108-bis delle disposizioni di attuazione del codice di procedura penale.
Perché?
Perché da quel momento il pubblico ministero deve poter dirigere le indagini.
Non è una formalità burocratica.
È il momento esatto in cui l’indagine passa dall’iniziativa della polizia alla direzione dell’autorità giudiziaria.
Ed è proprio questo equilibrio che oggi qualcuno vorrebbe cambiare, come il vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani, quello che “… come sono andati i bombardamenti oggi?”.
Oggi il pubblico ministero non è semplicemente un destinatario di relazioni.
È il soggetto che:
- decide le linee investigative
- coordina la polizia giudiziaria
- garantisce che l’indagine segua la legge e non pressioni esterne.
Per questo la notizia di reato deve arrivare subito.
Perché la regia deve sapere immediatamente cosa sta accadendo.
Immaginiamo però un sistema diverso
Immaginiamo che la polizia giudiziaria non abbia più un vincolo funzionale con il pubblico ministero e risponda solo alla propria catena gerarchica amministrativa.
La scena cambierebbe completamente.
La questura gestisce il fermo della ragazza, poi arriva la telefonata del capo del governo.
La situazione è delicata e allora nasce la domanda.
Quando informare il pubblico ministero?
Nel sistema attuale la risposta è semplice:subito.
Nel sistema ipotetico la risposta potrebbe diventare:“quando riteniamo opportuno”.
Non serve alcun complotto, non servono scenari fantasiosi.
Basta la normale dinamica delle organizzazioni gerarchiche.
In una struttura amministrativa la priorità può diventare:
- evitare conflitti istituzionali
- gestire internamente la situazione
- evitare imbarazzi politici.
E allora la comunicazione prende tempo: un’ora, una notte, un giorno.
Nel frattempo, le decisioni operative sono già state prese.
La catena di comando della polizia o dei carabinieri si è pronunciata.
E il pubblico ministero?
Arriva dopo.
Il caso Ruby dimostra quanto sia decisivo il tempo della comunicazione.
Le indagini spesso nascono da fatti piccoli:un fermo,una telefonata,una segnalazione.
Ma proprio da quei fatti piccoli possono emergere reati enormi.
Se il pubblico ministero viene informato subito, può esercitare la sua funzione.
Se viene informato quando tutto è già successo, non dirige più niente e la notizia di reato la riceve già confezionata.
Il processo penale italiano si basa su un equilibrio molto semplice:la polizia giudiziaria scopre i fatti e il pubblico ministero dirige l’indagine.
Questo equilibrio funziona solo se la notizia di reato arriva tempestivamente, o immediatamente, alla regia.Se questo passaggio si allenta, cambia tutto e la regia resta sulla carta.
E allora la domanda è semplice: quale sistema temete di più?
Quello in cui i pubblici ministeri che rispondono alla legge, sono informati tempestivamente dalla p.g. oppure quello in cui l’accusa dipende dalla politica, come accade in altri sistemi dove le procure sono nominate dal potere esecutivo e magari finiscono per proteggere pedofili altolocati?
Dunque… chiediamoci se avremmo mai saputo delle ‘peripezie’ di Ruby rubacuori con un PM depotenziato e una polizia giudiziaria ‘ricollocata’ funzionalmente, come i sostenitori del SI al referendum auspicano.
Probabilmente l’unica telefonata sarebbe rimasta quella del presidente del Consiglio al capo di gabinetto della questura di Milano. E tutto sarebbe stato messo a tacere… o no?!