(leggi la prima e seconda puntata)

Stella nacque di notte e per contrasto, ad Ettore sembrò la ragazzina più luminosa che avesse mai visto. Ogni giorno la pelle sembrava sfolgorare, e gli occhi da celesti si stabilizzavano per verdi, e i capelli erano chiari, fin quasi bianchi. Somiglia a mia madre, diceva Adele.
Rimase incollata alla figlia per i primi tre mesi. Poi cominciò a lasciarla da sola nella culla, ad uscire al mattino e tornare di sera. Stella sembrava non risentirne.
Le zie aiutavano Ettore. Che faticava tutto il giorno, e che vedeva Adele dare il primo latte al mattino e poi uscire senza offrire spiegazioni.
E lui non gliele chiese. Dopo due mesi lei tornò con un suo compagno di scuola, alto, robusto e gli disse: ha bisogno di lavorare, ha litigato con suo padre. Teniamolo con noi. Ettore teneva in braccio Stella e il ragazzo evitò tutto il tempo di guardare la bambina.
Una notte la zia Nora uscì urlando dal casolare minacciando di gettarsi nel pozzo.
Era morto il papà di Adele, nel sonno, in quel sonno da ubriaco che ormai dominava la sua vita.
Era uscito dal recinto, pensò Ettore. Ma Adele non c’era e nemmeno il lavorante. Elide aiutò Ettore a calmare Nora. Chiamarono il dottore, vestirono il morto. La bambina dormì tutta la notte, come lo zio Ermanno del resto, che rimaneva instupidito e assorto a trascinare gli ultimi giorni che gli ritagliava la strana malattia che lo aveva preso. Poi Ettore andò a cercare Adele.
Andò verso la città, che gli sembrò in fondo più chiusa e soffocante dei campi. La trovò in un vicolo della piazza. Le disse: tuo padre si è sentito male- e le cercò gli occhi. Ma erano vuoti e lontani. Il suo compagno stava sul gradino di un portone con la testa fra le mani, la luce dei lampioni gli colpiva la nuca e i capelli biondissimi.
- Vi drogate?- le chiese, parendogli di diventare vecchio e stanco, e solo. Dal fondo qualcuno si avvicinò e gli offrì con una complicità aggressiva, la sua stessa moglie e con le dita gli fece il gesto di contare i soldi. Ettore misurò la distanza tra lui e l’uomo e la montagna della sua rabbia. Prese delicatamente Adele per un braccio e le disse di seguirlo. Ma Adele si rannicchiò accanto al suo compagno e gli disse ridendo: la figlia non è tua. Anche il ragazzo, senza sollevare la testa, cominciò a ridere. La rovesciò sul gradino e cominciò a baciarla. L’uomo intanto puntava un coltello alla gola di Ettore. Qualcuno arrivava e reclamava la “ragazza che ci hai promesso”. Poi si fermava, vedendo il coltello, e cambiava velocemente strada.
- A proposito di Ettore –
Ettore era nato nell’entroterra di un paese disperato. Era cresciuto con due nonni ruvidi, poveri, silenziosi e laboriosi. Ettore era un peso e un dono. Poi un giorno era tornato suo padre e lo aveva portato via, a lavorare per lui che faceva il contrabbandiere. Quante di quelle lame aveva visto lavorare, accompagnate dalla lingua della minaccia, della derisione, della morte?
Persino suo padre gliene aveva proposta una sul costato, il costato di un bambino che ha paura, in quello spazio spesso come un muro che gli gravava addosso. La lama, infine, non lo aveva liberato? Perché lo avevano lasciato ai margini di un luogo di pietre e qualcuno, infine, lo aveva trovato.
L’ospedale, la casa famiglia, il viaggio verso un altro Paese, a piedi nell’Inverno più freddo della sua vita.
Adele che non lo amava, Adele che non sapeva davvero cosa fosse amare, e che lui non la avrebbe neanche dovuta guardare e tanto meno toccare. Era quasi addormentata mentre qualcuno la trascinava via dal vicolo, mentre a lui lo colpivano senza sapere che anche Ettore aveva una lama in tasca e non aveva voluto tirarla fuori.
All’alba qualche cittadino aveva chiamato la polizia. Ettore aveva denunciato tutti. Descritto Adele, descritto il compagno.
Poi era tornato al casolare, nel giro di terre ora ben curate, e Elide lo aveva aiutato. In silenzio. poi aveva preparato la bambina, e gli aveva detto: Portala via.
-Non sono suo padre- aveva pianto, infine Ettore.
-Si, lo sei. Il suo unico padre. Il migliore che potrebbe avere qui.
Stella aveva sorriso.
-Ti giuro- gli disse Elide, ed era sobria,- Che questa terra sarà tua. Un giorno tornerai ed io non ci sarò più, ma ti avrò lasciato la terra. Ma ora devi andare. Con il giro di Adele me la vedo io.-
E così, per la seconda volta nella sua vita, Ettore riprese il viaggio per sparire.
In qualche modo, per tornare.