“Nel corso della riunione del tavolo sull’emergenza idrica, da me richiesto e svoltosi ieri presso la Prefettura di Agrigento, alla presenza della cabina di regia regionale, di Siciliacque, della Capitaneria di Porto e dell’ARPA, sono emersi elementi che destano forte preoccupazione e che confermano l’opacità dell’operazione e le criticità già sollevate dal Consiglio comunale e dai cittadini”.
Lo afferma la deputata del Movimento 5 Stelle Ida Carmina.
“È stato riferito che il dissalatore è attualmente attivo e che lo scarico in mare avviene attraverso una condotta posizionata a circa 70 metri dalla battigia. Tuttavia, non sono state fornite risposte convincenti rispetto alla principale questione sollevata dal Consiglio comunale, ovvero la mancanza del titolo autorizzativo relativo alla variante in corso d’opera, circostanza che renderebbe l’impianto di fatto abusivo.
Si tratta di un aspetto fondamentale sotto il profilo della legittimità amministrativa e della trasparenza nei confronti dei cittadini. A questo si aggiunge un tema altrettanto rilevante, quello dell’impatto ambientale: non sono stati chiariti in modo esaustivo gli effetti dello scarico della salamoia sul tratto di mare antistante la città, sulla qualità delle acque, sull’ecosistema marino e sulla tutela del litorale, già fragile e fortemente esposto”.
“La vicenda più grave riguarda però la narrazione relativa alla provvisorietà dell’impianto, che appare oggi come un cavallo di Troia per poter, in modo indisturbato, sfregiare in maniera permanente la spiaggia empedoclina e i luoghi identitari della città, con conseguenze anche sul piano ambientale, paesaggistico ed economico”.
“Oltre il danno, la beffa da parte del Governo Meloni e Schifani. Ai cittadini era stato assicurato, nel Consiglio comunale del 10 luglio 2025, che si trattava di una soluzione temporanea, destinata ad essere trasferita a Trapani una volta realizzato l’impianto definitivo nella zona industriale ex ASI, individuata come area più idonea e meno impattante. Invece, già nella cabina di regia regionale del 25 agosto scorso, a distanza di poco più di un mese, si ponevano le basi affinché il sito contestato del dissalatore mobile, in pieno centro città, diventasse definitivo”.
“Una farsa perpetrata con protervia e arroganza, senza alcuna considerazione per una città che merita rispetto, senza plausibili motivazioni, atteso che l’allocazione nel sito attuale non presenta adeguati margini di efficacia ed efficienza, come dimostrano i vari incidenti di percorso, e non è stata di reale utilità rispetto alla soluzione dell’emergenza idrica.
Certamente non lo è stata per Porto Empedocle, che da questa situazione ha visto solo danni e nessun beneficio, compreso un impatto diretto sull’immagine turistica e sul rapporto con il mare”.
“Dubbi sorgono anche sull’effettiva immissione nella rete agrigentina, considerate le contestazioni da parte di AICA. In soli quattro mesi, con un vero e proprio colpo di spugna, quella soluzione temporanea è stata trasformata in definitiva senza alcuna giustificazione credibile e senza procedere alle necessarie autorizzazioni, alle valutazioni ambientali complete e a un serio confronto costi-benefici.
Le motivazioni addotte per sostenere l’incompatibilità dell’area ASI risultano fragili e pretestuose, non adeguatamente supportate da dati tecnici, economici e ambientali”.
“La città di Porto Empedocle è ingiustamente vittima sacrificale di scelte assunte in spregio dei cittadini, dei loro diritti e delle potenzialità di sviluppo economico e turistico del territorio. Le asserite controversie esistenti riguardano soltanto uno dei due dissalatori storicamente collocati in quell’area e non possono essere utilizzate come alibi per stravolgere scelte pianificatorie, già individuate come più sostenibili da chi rappresenta la città”.
“Alla luce dei fatti, è facile pensare che questo fosse un disegno preordinato sin dall’inizio. Una considerazione che esige chiarezza su ogni passaggio amministrativo e tecnico. Perché una dichiarazione di emergenza non autorizza nessuno a disattendere i diritti dei cittadini, a svilire un territorio, a esporlo a rischi ambientali e a sprecare risorse pubbliche”.
“Ringrazio sentitamente il Prefetto per aver convocato tutte le autorità competenti e per aver consentito un confronto istituzionale necessario. Nel corso della riunione è stato chiarito che, nonostante i danni subiti dalla condotta di scarico causati dagli eventi climatici avversi che hanno colpito la Sicilia nelle ultime settimane, non sussistono criticità per la sicurezza della navigazione e che l’infrastruttura sarà ripristinata nel più breve tempo possibile.
Resta però ferma la nostra posizione: l’attuale collocazione dell’impianto è sbagliata, il dissalatore non deve assumere carattere definitivo, le motivazioni addotte per mantenerlo sono insufficienti e prive di solide basi tecniche, amministrative e ambientali. La nostra battaglia continua. Continueremo a lottare per tutelare il territorio, il mare e i cittadini, pretendendo soluzioni trasparenti, sostenibili e realmente condivise”.