
È un profondo senso di amarezza quello che provano molte famiglie italiane nel leggere le recenti e sprezzanti dichiarazioni di Donald Trump, nel definire il contributo dei soldati NATO in Afghanistan come una presenza “nelle retrovie”, lontana dal fronte..
Nel solo Afghanistan l’Italia ha pianto 54 caduti in una guerra che l’Italia non ha cercato, ma alla quale ha risposto per fedeltà ai patti e per onorare quella solidarietà internazionale che oggi viene derubricata a comparsa di secondo piano. Aggiungendo i martiri di Nassiriya, i caduti in Somalia e in ogni altra missione internazionale, emerge un Paese che ha pagato un tributo di sangue altissimo.
La partecipazione delle massime cariche dello Stato, presenti e passate, alle cerimonie commemorative rischia di scivolare nell’ipocrisia se non è accompagnata da una difesa ferma e intransigente della memoria di questi uomini quando un alleato offende il coraggio di chi è caduto nell’adempimento del dovere, e in questi casi, il silenzio delle istituzioni diventa complice.
Non si può onorare il sacrificio estremo dei nostri militari con una corona d’alloro e un picchetto d’onore se poi, nelle sedi diplomatiche e nel dibattito pubblico internazionale, si permette che quel sacrificio venga sminuito o, peggio, ridicolizzato.
La sovranità nazionale, così spesso decantata e urlata come valore fondante dell’azione di governo, non può essere svenduta o sacrificata sull’altare della convenienza politica, specialmente davanti a un uomo che sembra confondere i rappresentanti delle istituzioni italiane con semplici comparse che indossano divise militari per fare passerelle e scattare foto ricordo, dimenticando che quelle divise, indossate da militari e non da politici, hanno rappresentato un impegno reale, spesso pagato con la vita.
Mentre altri Paesi hanno reagito con fermezza e dignità, rifiutando di accettare insulti da chi, tra l’altro, il servizio militare non lo ha mai svolto e non è mai stato nemmeno nelle retrovie, il silenzio del nostro governo appare oggi assordante. Un silenzio non è prudenza diplomatica, ma una forma di sottomissione che mortifica e addolora profondamente i familiari dei caduti.
Non si può proclamarsi patrioti e poi restare muti quando il valore dei soldati di un Paese viene ridicolizzato da oltreoceano. Onorare la loro memoria significa soprattutto non permettere a nessuno di calpestare il coraggio di chi è tornato in una bara avvolta da una bandiera, difendendo la dignità di un’Italia che non può e non deve restare a testa bassa.
Se non sappiamo tutelare la memoria del loro coraggio contro narrazioni distorte e arroganti, allora ogni cerimonia diventa un atto vuoto, un insulto alla memoria di chi è partito per terre lontane in nome di una pace che l’Occidente – in particolare gli Stati Uniti – ha chiesto loro di costruire, spesso a costo della vita. Il sangue italiano, così come quello di altri alleati che hanno reagito alle parole di Trump, non può e non deve essere considerato di serie B.
Gian J. Morici