
Hai appena compiuto diciotto anni.
Ti hanno consegnato una tessera elettorale.
Dovrai votare, ma poco o nulla sai della nostra Costituzione e del perché sia così importante nel quotidiano svolgersi della tua vita.
La parola “referendum” non ti è neppure chiara, visto che – pur avendo frequentato il liceo classico – nessuno ti ha spiegato a cosa alluda esattamente.
Stai sereno, tranquillizzati.
Neppure “loro” sanno esattamente cosa sia.
La parola latina sa essere profondamente rassicurante anche se gli antichi Romani non conoscevano questo istituto che fu inventato dai francesi nel 1848.
L’essere diventato maggiorenne ti impone una scelta: quella di scrivere sulla scheda il tuo SI o il tuo NO ad una riforma che ha voluto il Parlamento del tuo Paese.
Non sai neppure cosa esattamente sia una Camera dei Deputati ed un Senato della Repubblica e come operino per creare quelle leggi che regolano la vita di tutti i cittadini.
Stai sereno, tranquillizzati.
Molti tra coloro che siedono al Parlamento non lo sanno e vi sono entrati in virtù di un perverso gioco di ingegneria elettorale travestito nella parola “Democrazia”.
Ti verrà assai difficile capire perché, se il Parlamento ha già esaminato e approvato un cambiamento, questo debba essere nuovamente sottoposto all’approvazione del Popolo italiano.
Stai sereno, tranquillizzati.
Non devi porti questa domanda.
Non è quella cui ti si chiede di rispondere.
Più “semplicemente” ti si chiede di rispondere ad un quesito che vede divisi pure i professori di Diritto Costituzionale (che la materia hanno dottamente approfondito per decenni).
Se non ci sono riusciti loro, figurati se ci riuscirai tu appena entrato nel “mondo dei grandi” e delle loro incomprensibili follie.
Per questo, ancora una volta, stai sereno e tranquillizzati.
Però, ti domandi cosa fare visto che l’unica cosa che hai capito è quella che questo voto sarà importante per il futuro della Giustizia in Italia, il tuo Paese che tanto ami.
Bene, allora l’interrogativo che dovrai porti prima di votare sarà più semplice di quello – assai complesso – che il referendum ti impone.
La domanda sarà questa:
“Sono d’accordo o no ad un cambiamento nelle dinamiche che governano la Giustizia in Italia?”
Lo so, è una sciocca semplificazione.
Ma, credimi, è l’unica che potrà aiutarti a decidere nel chiuso della cabina elettorale.
Magari, poi, per capire veramente il senso della tua scelta, ti iscriverai a Giurisprudenza, prenderai la Laurea, studierai per il concorso di Magistratura e, dopo averlo superato, lavorerai quaranta lunghi anni nella Giustizia.
Solo allora – come me – potrai capire l’importanza di avere votato SÌ a quel referendum nel lontano marzo dell’anno 2026…
Lorenzo Matassa