Irlandesi che hanno trasformato il mondo: Marianus Scotus nella Baviera e l’Ucraina di allora

Si narra che sarebbero state la devozione e la gratitudine dei bavaresi verso gli irlandesi a dare il nome di Monaco, riferito al monaco itinerante, a quella che sarebbe divenuta la loro capitale. (da “Munichen” secondo Old High German l’antica lingua tedesca). Nella drammaticità dei nostri tempi, riscoprire l’opera errante del monachesimo celtico, potrebbe essere il fondamento culturale da cui partire per una (ri)nascita valoriale? Lo chiediamo ad Enzo Farinella, studioso e autore di una diffusa produzione storica sui peregrini d’Irlanda

Dublino, 10 gennaio 2023 – Molti secoli fà, monaci medievali irlandesi hanno lasciato la loro terra per predicare pace, giustizia, libertà e solidarietà in Europa. Essi hanno anche raggiunto la Baviera e l’Ucraina di allora.

Nella drammaticità dei nostri tempi, riscoprire l’opera errante del monachesimo celtico, potrebbe essere il fondamento culturale da cui partire per una (ri)nascita valoriale?

Lo chiediamo ad Enzo Farinella, studioso e autore di una diffusa produzione storica sui peregrini d’Irlanda.
“Mentre è ancora vivo il ricordo del Papa Emerito, Benedetto XVI, uno dei più grandi rappresentanti della Baviera, che ci ha appena lasciati, e mentre piovono a dirotto bombe russe su varie cittadine ucraine, vogliamo riferire quanto Papa Ratzinger e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella hanno affermato di recente. Il Papa emerito, che ha saputo coniugare fede e ragione, ha esplicitato l’importanza della religione nel libro: “Un punto di svolta per l’Europa” – affermando: La religione è stata riscoperta come forza intima che non si può sradicare dall’individuo o dalla vita sociale. È chiaro che il futuro dell’umanità non lo si può pianificare senza la religione. Il Pres. Mattarella invece nel suo discorso a Norcia di poche settimane fà, ha dichiarato: Non si può accettare che la follia della guerra distrugga quel che i popoli d’Europa sono stati capaci di costruire e realizzare in termini di collaborazione, di pace, di ricerca di obiettivi comuni nel nome dell’umanità. Due posizioni di cui la prima raggiunge l’essenza profonda dell’essere umano, mentre la seconda non esita a parlare di guerra “folle”, perché uccide indiscriminatamente.
A queste due affermazioni vorremmo accostare il lavoro che monaci medievali irlandesi hanno svolto in Europa a favore della pace, soprattutto l’opera silenziosa di Marianus Scotus.

Nato da sangue reale nella Provincia o Contea di Donegal in Irlanda, verso la metà del secolo XI, indossò da giovane il saio talare e seguì il sogno della vocazione monastica.
Anni dopo, con 12 confratelli – 12 furono i discepoli di Gesù – e di quanto altri monaci avevano fatto prima di lui, lasciò l’Irlanda e s’incamminò nella via della “peregrinazione per Cristo”, sperando di arrivare a Roma o in Terra Santa. Era l’anno 1067.

Dopo vari mesi, Marianus giunse a Bamberg in Germania insieme a John, Candidus e Mauris, dove il Vescovo locale Otto li invitò a fermarsi. Gli altri 9 continuarono verso la Città Eterna. Quando il Vescovo Otto morì, essi pensarono di proseguire per Roma. Giunti a Regensburg – la città bavarese alla confluenza dei fiumi Danubio, Naab e Regen, a metà strada da Ingolstadt e Monaco – vennero ricevuti calorosamente in un loggiato per pellegrini, dall’Abadessa Emma. Colpita dall’abilità di Marianus che poteva produrre trascrizioni di testi sacri, brillantemente istoriati, in breve tempo Emma li invitò a rimanere.

La bravura del monaco irlandese si può ancora oggi ammirare nella Biblioteca Imperiale di Vienna, nel codice 1247, contenente le “Lettere di S. Paolo” e porta la data del 1078. In seguito, l’Abadessa offrì a Marianus la Chiesa di S. Pietro e un pezzo di terra. Era l’anno 1076. Qui egli costruì un monastero, che divenne famoso. Copiò molti libri, mentre John e Candidus preparavano pelli e membrane per tale lavoro. Con loro c’era anche Mauris, il quale acquistava pelli preziose per la trascrizione di testi sacri a Kiev.

Con l’affluire continuo di suoi confratelli nel monastero, si rese necessaria la costruzione di un nuovo plesso, ma mancavano i fondi. Si decise allora di tornare in patria a chiederli a Conor O’Brien, Re di Munster, e ad altri Principi facoltosi, ottenendoli. St. Jacob fu il nome del nuovo convento – una vera università per quei tempi – che divenne l’Alma Mater di 12 altri monasteri costruiti anche in Svizzera e Austria -. Tra questi troviamo lo Schottenstift o convento di Vienna, St. Mary, ancora esistente nel centro della città, e il St. James di Würzburg, che si vantava di possedere la più grande collezione di manoscritti in Europa, grazie al paziente lavoro dei monaci irlandesi.
Cronache bavaresi di allora hanno dato atto dello straordinario gesto di generosità degli irlandesi con la seguente testimonianza: “Che tutti sappiano che nè prima nè da allora c’è stato un monastero uguale a questo – St. Jacob degli “Scotti”, come gli irlandesi venivano chiamati allora – per la bellezza delle sue torri, il colonnato, le volte, innalzato e completato in così poco tempo, grazie alla generosità che Re e Principi irlandesi hanno elargito”

Turisti ancora oggi ammirano il portale della Chiesa di St. Jakob.
La rivendita delle pelli non usate a Regensburg contribuì anche alle spese di costruzione dei nuovi monasteri.
Dappertutto l’opera dei monaci irlandesi riscuoteva successi.
Non lontano dallo Schottenstift della capitale austriaca c’è l’Università di Vienna, il cui charter di fondazione è stato sottoscritto da due altri monaci irlandesi, Donaldus Clemens, nel 1365. Donaldus fu anche tra i fondatori dell’Università di Praga 17 anni prima.

Le scuole irlandesi erano allora all’avanguardia del sapere e le più importanti università europee, quali OxfordLa Sorbona, Pavia, Praga, Vienna e Salisburgo, sono nate sull’esempio di queste scuole.
L’irlandese, S. Colombano fu, 1,400 anni fà, il più grande europeista del suo tempo. Robert Schumann – uno dei fondatori della nuova Europa insieme a De Gasperi ed Adenauer -, lo definì “il Santo Protettore di quanti lavorano per un’Europa Unita”.
S. Gallo creò in Svizzera uno dei più importanti centri di cultura e cristianità nel centro dell’Europa, punto di riferimento per cristiani e popoli di altre fedi.

La loro opera non passò inosservata. Lo storico inglese Arnold Toynbee così commentò il lavoro di Marianus Scotus: “Il periodo della superiorità culturale irlandese sul continente e sull’Inghilterra lo si può datare convenientemente dalla fondazione dell’Università monastica di Clonmacnoise in Irlanda, nel 548, a quella del monastero di S. Jacob di Ratisbona (latino per Regensburg), circa l’anno 1090. Lungo quei cinque secoli e mezzo, furono gli irlandesi che impartirono cultura e sapere e gli inglesi e i continentali quelli che li ricevevano”.

Marianus Scotus, che incoraggiò e promosse l’arte, morì nel 1088. Egli ebbe un grande successo in Germania soprattutto come copista. Di lui un cronista del tempo scrisse: “È ammirevole che abbia potuto scrivere di suo pugno il Vecchio e Nuovo Testamento, con note e commenti. E questo non una ma varie volte”.

Ancora una parola sulla Baviera. Nonostante dominazioni barbariche secolari, ha mantenuto il suo forte attaccamento alla tradizione cattolica. Per i tanti pellegrini irlandesi che scelsero di fare il difficile e spesso pericoloso pellegrinaggio verso Roma o la Terra Santa fu un territorio di passaggio obbligato. Dal 500 circa in poi, essi passarono dal suo territorio, consolidandone la fede.

Si narra che sarebbero state la devozione e la gratitudine dei bavaresi verso gli irlandesi a dare il nome di Monaco, riferito al monaco itinerante, a quella che sarebbe divenuta la loro capitale. Potrebbe essere plausibile questa ipotesi?

“Ingolstadt, sulle sponde del Danubio, nel tempo della Contro-Riforma divenne con i Gesuiti un baluardo che frenò l’avanzata del protestantesimo, grazie alla loro fede ancestrale. Nell’antica lingua tedesca o “Old High German”, la parola che indica il monaco fu “Munichen” e la città venne chiamata così per la prima volta nel 1158. Da questo si può dedurre che il nome della città si riferisca direttamente alla figura del pellegrino itinerante e, quindi, lo stemma non sarebbe altro che una fotografia personale di tale soggetto.

Per secoli e fino ai nostri giorni, si è parlato molto della raffigurazione del monaco e delle varie interpretazioni dell’immagine, che appare coincidentalmente anche nel grande stemma della città.

Attualmente, Monaco ha due stemmi che la rappresentano nella grande piazza monumentale, antistante il Palazzo comunale: il grande sigillo e il piccolo stemma ufficiale. Su quest’ultimo, incorniciato da uno sfondo dorato, si può ammirare l’immagine di un monaco. Con calzari rossi ai piedi e una tonica nera con cocolla che ne avvolge il corpo, orlata in oro e con un motivo cruciforme, l’immagine del monaco appare con un libro rosso nella mano sinistra, mentre la destra si alza in segno di benedizione.

Professor Farinella che interpretazione è attribuibile al “Codice legale” di Monaco rilegato in rosso, ed inoltre i bavaresi, forti del loro attaccamento alle credenze cattoliche, possibile volessero pubblicamente e formalmente riconoscere la loro gratitudine a questi “itineranti irlandesi per Cristo”, incorporando e identificando l’immagine di uno di questi monaci “itineranti” nello stendardo della loro città capitale?

Storici locali e funzionari comunali discutono ancora sul significato del Codice legale” di Monaco rilegato in rosso. Il monaco trattiene nella mano sinistra una copia di tale Codice, mentre la mano destra si eleva, con pollice, indice e medio distesi, nel modo usuale di un giuramento. Ma, l’interpretazione più comune e, come molti “Münchners” credono, più corretta dell’immagine, trae le sue origini dalla tradizione Cristiana e suggerisce che il libro rosso è una copia dei Vangeli, mentre la mano destra del monaco si alza verso il cielo per benedire il popolo della Baviera e di Monaco in particolare”.

Tratto da Paese Italia

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Di tutto questo e molto di più si potrà leggere nei libri, di Enzo Farinella, dedicati al lavoro dei monaci irlandesi in Germania, dal titolo:

Born in the Emerald Ireland, Lit up the Black Forest – Irish Pilgrims in Europe and Germany, Amazon, (Nati nell’Irlanda dello smeraldo, hanno illuminato la Foresta Nera – Monaci irlandesi in Europa e Germania).2021

From the Emerald Ireland to the Black Forest – Irish Monks at the Roots of the European and German History – Von der Grünen Insel zum Schwarzwald – Irische Mönche an den Wurzeln der europäischen und deutschen Geschichte, Grafiser, 2018.

Born in the Emerald Ireland, Lit up the Black Forest – Irish Pilgrims in Europe and Germany –

A cura dell’artista @Pietro De Seta, la copertina del volume (L’originale è una sanguigna e tecniche miste su carta) esprime il viaggio di ogni itinerante che si avvia verso la Luce.

Enzo Farinella, ex-collaboratore ANSA dall’Irlanda e corrispondente per la Radio Vaticana, già docente nell’Università di Dublino di Antropologia filosofica, è nato a Gangi in Sicilia.

Messaggero di Pace per le Nazioni Unite, Cavaliere della Repubblica Italiana, Priore d’Irlanda per l’Ordine Capitolare dei Cavalieri della Concordia, Membro dell’Accademia Zelantea, referente a Dublino dell’Associazione di Volontariato: I Cittadini contro le mafie e la corruzione, plurilaureato, è stato per 20 anni Addetto Culturale presso l’Istituto Italiano di Cultura di Dublino dove vive da molti anni.

Molte le sue conferenze sui legami tra Italia e Irlanda e in particolare sul lavoro dei monaci irlandesi nelle varie nazioni europee in Europa e in USA.

Il Prof. Enzo Farinella ha organizzato:

Alcune sue pubblicazioni sull’Irlanda:

Un’ombra sull’Europa – La tragedia dell’Irlanda del Nord – Roma 1990;

L’Irlanda: Terra di Magia – La cultura gaelica e l’Europa Unita – Catania, 1995;

Irish Italian Links – A long lasting friendship now at work in the EUItalia-Irlanda: Un’amicizia secolare al lavoro nell’Unione Europea, Catania, 1997;

San Cataldo, an Irish Monk? Acireale-Roma 2002. 

Twinnings between Ireland and ItalyGemellaggi tra Italia e Irlanda –   Acireale-Roma, 2004.

      Cultural Links between Ireland and Sicily – Sicilia –Irlanda: Legami culturali, – Palermo, 2005

Italia – Irlanda: Cultura e valori, – Alle radici dell’umanesimo personalistico europeoIreland and Italy: Culture and values – At the roots of the European personalistic humanism, Szombathely, 2009

Sulle Strade del Mondo – Monaci irlandesi in Europa e in Italia. – On the Pathways of the World – Irish Monks in Europe and Italy, Szombathely, 2015

Dall’Atlantico al Mediterraneo – Santi e Studiosi Irlandesi all’Origine della Storia Europea, Roma, 2015.

On the Summits of the Highest Love – Irish Monks in Europe and SwitzerlandAuf den Gipfeln der Hoechsten Liebe – Irische Moenche in Europa und in der SchweizTroina (EN), 2017.

Through Mountains and Valleys – Irish Monks & Pilgrims in Europe & Austria – ÜberBerge und durch Täler – Irische Mönche und Pilger in Europa und Österreich, Troina (EN), 2018.

From the Emerald Island to the Black Forest – Irish monks at the Roots of European and German History – Von der Grünen Insel zum Schwarzwald – Irische Mönche an den Wurzeln der europäischen und deutschen Geschichte, Troina (EN), 2018.

Culture and Politics – Yesterday and Today – Irish Monks at the Roots of the European and French History – Culture et politique – Hier et Aujourd’hui – Les Moines Irlandais aux Racines de l’Histoire Européenne et Française, Troina (EN),  2019.

E-Books:

Dall’Atlantico al Mediterraneo, Appstore Apple “New Life Book”,

2015.

At the Roots of the History of Europe: Amazon, 2017

Italy and Ireland – Two Stars under the Sky of Europe –, Amazon, 2020

Under the Sky of the ‘Fair’ Islands – Irish Pilgrims in Britain and Europe, Amazon, 2020

In the Land of Tulips – Irish Pilgrims in Benelux and Europe, Amazon, 2020

Born in Ireland, Lit up AustriaIrish monks and Pilgrims in Europe and Austria, Amazon 2021

Time for Action – Bonds between Italy and Ireland, Amazon 2021.

Born in Ireland, Lit up Switzerland – Irish monks in Europe and Switzrtland, Amazon, 2021.

Born in the Emerald Ireland, Lit up the Black Forest – Irish Pilgrims in Europe and Germany, Amazon 2022.

Enzo è sposato con Barbara; ha quattro figli: Santina, Gioacchino, Aisling ed Enzino Làszlò; e sei nipoti: James, Giulia, Franca, Skye, Olive-Elisa e Willow.

Emailenzo.farinella@gmail.com

www.enzofarinella.com

Enzo.farinella@gmail.com

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