Coronavirus – Segregare gli anziani?

di Carlo Ruta
imgMi hanno chiesto vari amici qual è il mio pensiero in merito alle voci che corrono in vari ambienti europei, introdotti in Italia da un manager di Vodaphone, circa la segregazione possibile degli anziani superiori ai 65 anni, a tempo indeterminato, per essere protetti dall’infezione da Coronavirus. Rispondo volentieri.
Inutile dire che, come è stato già rilevato da giuristi di alto profilo in un documento pubblico, già fare affermazioni del genere implica un deficit profondo di conoscenza delle regole di uno Stato di diritto. Di certo, sarebbe una caduta di civiltà ben più profonda di quella prodotta dal nazismo. Il concetto di base è tanto subdolo infatti da capovolgere in senso orwelliano la realtà delle cose. Si provi a immaginare uno Stato ipotetico che imprigioni le donne per «proteggerle» dai serial killer, anziché assicurare alla giustizia questi ultimi. S’immagini, ancora, un ipotetico potere pubblico che invece di perseguire gli atti di razzismo, come è naturale che avvenga in un paese civile, tornasse a rinchiudere, perché no, gli ebrei nei campi per «proteggerli» dalla furia degli xenofobi. Si tratterebbe insomma di una implosione assoluta della civiltà giuridica e dello Stato di diritto. E’ assurdo e inquietante che di cose del genere si debba parlare, ma è giusto che se ne parli e che si vigili perché ne parla, appunto, l’Europa dell’Unione e ne parlano in Italia persone opache che sono state introdotte di fatto nelle istituzioni, senza che le ufficialità di governo ne prendano le distanze e li licenzino in tronco. C’è da aggiungere che, come ha sostenuto fortemente il pensatore statunitense John Rawls, riconosciuto come il maggiore studioso della politica del Novecento e ispiratore delle politiche di rinnovamento che negli Stati Uniti si espressero dopo la guerra in Vietnam e ancora negli anni clintoniani, alle leggi palesemente ingiuste e contrarie alla civiltà giuridiche può essere opposto il diritto di resistenza.
Aggiungo infine che se qualcosa del genere venisse messa in atto, gli effetti sarebbero non minori di quelli prodotti dal fascismo in Italia. Posso azzardare le previsioni, anche se la storia non ha caratteri propriamente predittivi? Se il 1937-38 passa alla storia come il biennio di sprofondamento pieno e definitivo dell’Italia nella barbarie fascista, che l’avrebbe condotta alla guerra, l’emanazione di simili leggi passerebbe alla storia come l’inizio di una nuova barbarie, ancora più profonda, con effetti inimmaginabili.
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