Grandangolo – il giornale di Agrigento – diretto da Franco Castaldo, nell’edizione 51 in edicola domani – racconta di un’indagine che sembrava tramontata, quella sugli imprenditori agrigentini accusati di collusione, forse qualcosa in più, con la mafia, e che, invece, sembra aver ripreso vigore. E’ sempre Maurizio Di Gati, pentito ed ex boss di Racalmuto a riaccendere le ceneri che covavano silenti tra un protezioni altolocate e sviste forse colpose. L’ex barbiere racalmutese, senza mezzi termini, in un verbale del febbraio scorso spiega ai giudici della Dda di Catania come funzionava il patto tra mafia, politica e imprenditoria, cosa e come veniva messo in atto il patto scellerato. Lo scambio di vantaggi. Il ragionamento di Di Gati non fa una grinza e questo verbale inedito, i cui temi investigativi sono in questo momento approfonditi dal maggiore Lucio Arcidiacono dei Ros di Catania, spiega tutto il meccanismo. Una intervista di Diego Romeo mette a nudo il broker Giuseppe Deni, coinvolto in difficili situazioni giudiziarie che adesso, dice la sua. Ed ancora, nuovi guai giudiziari per Giuseppe Arnone, ex esponente del Pd ed ex consigliere comunale. La Procura ha chiesto il suo rinvio a giudizio e l’udienza preliminare è stata fissata per il prossimo sei febbraio, giorno del suo compleanno. Sarà il Gip del Tribunale di Agrigento a decidere se mandarlo a giudizio o meno, formalmente accusato dalla Procura della Repubblica di Agrigento (il pubblico ministero è Luca Sciarretta) di calunnia ai danni del parlamentare Angelo Capodicasa, del sindaco di Raffadali, Giacomo Di Benedetto e del segretario provinciale del Pd, Emilio Messana. Attila, Erasmo e il Conte di Montecristo completano il giornale con i loro dissacranti articoli.