MA FERRARA HA LETTO IL TESTO DELLA RIFORMA?

giuliano ferraraSi avvicina la data del voto. E’ tempo di stringere le falangi. In quella, anzi in un paio di quelle del SI si stringe, direi un po’ faticosamente, Giuliano Ferrara. Da un’ANSA ripresa da Gonews Versilia apprendiamo che Giuliano già “tra i sostenitori del Comitato  “Insieme si cambia”, ha aderito al Comitato “Liberi SI”, “guidato” (!!!) da Marcello Pera (quello che aveva “risolto.” il problema dei pentiti) e Giuliano Urbani (!!!!), in cui militano pure il Prof. Lippolis e “lo storico (!!!) esponente radicale (!!!) Marco Taradash.

Bene. Così Giuliano non darà più l’impressione (una gran brutta impressione) di parlare per interposto pensiero di Claudio Cerasa, cosa che, per chiunque, in fondo, voglia bene a Giuliano,  è una gran brutta impressione.

L’occasione mi fa tornare alla mente, con forza e modalità oramai ineludibili, l’interrogativo che ogni tanto mi sono posto da quando Ferrara ha cominciato a stravedere per la cosiddetta riforma Boschi-Renzi: “Ma Giuliano avrà letto il testo della riforma?”.

A farmelo sorgere ed a suggerirmi che no, non deve proprio averlo letto non è certo il sospetto di una sua tendenza all’approssimazione ed alla trascuratezza. E nemmeno, francamente, la considerazione che, se lo avesse letto la sua intelligenza non gli avrebbe consentito di andar a militare con Pera in difesa di una così elaborata sciocchezza. Criterio, questo del fidarsi dell’assolutezza del valore intellettuale, che ha tanto spesso deluso persone molto meno ingenue di me.

Il fatto è che la cultura di Ferrara, la sostanza del suo pensiero così brillante sono quelle che prescindono da “particolari” come il testo, la portata giuridica, il meccanismo di una legge, di una disposizione della Carta Costituzionale. Non sono cose che possono farlo deflettare dalla considerazione dei binari della storia, dalle intuizioni del maturare di eventi e moti epocali, nella convinzione che anch’essi non deflettano da un certo corso a causa di certe un po’ noiose particolarità.

Questa evoluzione deformante (e pericolosa) dello storicismo credo abbia accompagnato la cultura e la personalità intellettuale di Ferrara nelle sue complesse e certamente sofferte evoluzioni.

L’importante è, per lui, comprendere il divenire, l’evolversi dello spirito e della storia. Perdersi nelle piccolezze e nelle sottigliezze rappresentate dal prodotto delle cognizioni giuridiche di Maria Elena Boschi e nella relativa critica, significa, secondo il Ferrara-pensiero cadere nell’errore di ignorare i grandi moti dello spirito. Bello, sotto un certo aspetto.  Una bella distorsione proprio del fatto che abbiamo di fronte quel grottesco prodotto e null’altro e che proprio tirare “in ballo” lo spirito, la storia, le evoluzioni (tranne certe altre che è meglio dimenticare), il divenire etc. etc. è un modo per menarsela e tirare a campare.

Altro che spirito e storia.

Tempo fa Giuliano si definì “ateo devoto”. Confesso che non ho mai capito proprio bene che cosa volesse dire con così stringente dialettica.

Ma che potesse significare farsi devoto di Marcello Pera, via, proprio non ero mai arrivato a pensare di dovergliene far carico. Ma il divenire dello spirito porta delle sorprese…anche quella di un Giuliano Ferrara veramente “a pera”.

Mauro Mellini

 

 

 

 

 

 

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