L’ORA DELLA VERITA’ PER IL TRASFORMISMO SICILIANO

di Agostino Spataro

Tempi duri per il trasformismo in Sicilia! Uno dopo l’altro, i nodi stanno venendo al pettine, mentre traballano le contorte architetture politiche e di governo costruite senza un ampio consenso di base.
Qualcuno, che si sente leso, opinerà che la nostra critica al governo Lombardo è un indiretto sostegno alla sua opposizione che si sente tradita per averlo eletto presidente.
Un’accusa puerile, infondata che, semmai, evidenzia un manicheismo capzioso che resiste solo in politica, poiché nel campo religioso, in cui è nato, è stato liquidato fin dai tempi di sant’Agostino.
Noi raccontiamo, commentiamo fatti e comportamenti politici delle cui conseguenze si devono preoccupare i loro autori prima di metterli in atto.
Non è colpa dei giornali se l’anomala alleanza realizzata alla regione non regge alla prova delle prime verifiche, alle sue prime uscite in pubblico: dalle nomine dei dirigenti e consulenti (che Lombardo continua a fare come se vivesse in una dimensione fantastica, a maggioranza assoluta) agli accordi elettorali e alle giunte negli enti locali che non si capisce a quali logiche politiche obbediscano.
Una condizione di evidente disagio che ha innescato manovre sotterranee e più di un incontro “segreto” ed anche prese di posizione polemiche (D’Alia, Granata) che scuotono questa maggioranza che c’è e non c’è e coinvolgono, ai massimi livelli, le parti sociali, finora in speranzosa attesa: dalla Cisl alla Cgil, alla Confindustria.
A tutto ciò bisognerebbe aggiungere i problemi concreti che attanagliano la vita delle famiglie siciliane (in gran parte monoreddito, il 31% delle quali vive al di sotto della soglia di povertà) che devono sobbarcarsi, oltre agli effetti del malgoverno, i continui aumenti di canoni e di tributi per servizi sempre più scadenti: dalla raccolta dei rifiuti all’acqua (il cui importo medio è 3 volte superiore a quello di Milano!), dai premi da rapina delle assicurazioni agli incrementi dei ticket farmaceutici e sanitari in genere.
La lista è lunga e ogni onesto padre di famiglia la conosce. Forse a sconoscerla sono rimasti certi politici e governanti.
Insomma, in Sicilia si sta coagulando un grumo pericoloso di problemi insoluti e di contraddizioni evidenti che rendono la prospettiva di questa maggioranza sempre più confusa e di corto respiro.
Alle questioni specifiche siciliane, bisognerebbe aggiungere quelle derivate dall’ingarbugliato quadro politico nazionale.
Molti, infatti, si chiedono: quali ricadute potrà avere il “libero mercato” di Montecitorio sulle alleanze in Sicilia?
Com’è noto, nel tritacarne berlusconiano frullano molti brandelli strappati a tutti i gruppi parlamentari.
Tuttavia, a farne le maggiori spese sono quei gruppi minori, nati con un’identità debole, sovente inventata, che hanno varcato la soglia del Parlamento grazie ai discutibili marchingegni di questa ignobile legge elettorale (il “porcellum”) che consentono apparentamenti davvero stravaganti e contraddittori.
Come quello fra la Lega Nord di Bossi e il Mpa- Alleati del Sud di Lombardo: il primo nato per punire il Sud sprecone e clientelare, il secondo per difendere il Sud e la Sicilia dalle minacce del suo degno alleato.
Ma, quando il collante di tali gruppi è solo elettorale e personalistico, ben presto si possono sfasciare.
Com’ è accaduto a quello del MpA alla Camera quasi dissolto sotto i colpi del suo (ex) potente alleato Berlusconi.
Leggiamo i dati di tale tracollo. Partito con ben otto deputati (più uno acquisito in corso d’opera, Aurelio Misiti eletto con Idv), oggi il MpA può contare su tre deputati certi e uno, l’on. Latteri, pericolosamente vacillante.
Insomma, a metà della legislatura, il gruppo di Raffaele Lombardo è ridotto a un gruppetto di amici e parenti, tutti della provincia di Catania e dintorni e pertanto poco rappresentativo del Sud e della stessa Sicilia.
Su questo dato s’impone, soprattutto da parte del Pd, una riflessione poiché investe le ragioni delle attuali alleanze e le prospettive politiche ed elettorali.
Chiarisco. Se l’operazione – Sicilia è stata varata per favorire la nascita del “terzo polo” in Italia, con la partecipazione del MpA di Lombardo, bisogna prendere atto che a Roma questa presenza è divenuta minima, praticamente ininfluente, e in Sicilia sempre più imbarazzante.
In ogni caso, poteva avere un senso fino al 14 dicembre, oggi non più.
Visto, per altro, che il “terzo polo”- basato sull’asse Casini-Fini- tende a caratterizzarsi su posizioni di centro-destra che rendono altamente improbabile un’ aggregazione elettorale con le forze del centro-sinistra.
A maggior ragione, una revisione si rende necessaria nella prospettiva, anche grazie agli acquisti effettuati, di una conclusione naturale della legislatura. Da qui al 2013, tante cose potrebbero cambiare, in Italia e in Sicilia.
Agostino Spataro

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