“Piena solidarietà a chi può aver subito pressioni o mortificazioni per ottenere un lavoro. Chi tace davanti a fatti così gravi compie una scelta politica.”
«Le intercettazioni pubblicate dalla stampa nell’ambito dell’inchiesta sul CEFPAS che coinvolge il deputato regionale di Forza Italia Riccardo Gallo Afflitto, il direttore Roberto Sanfilippo, l’attuale direttore generale dell’Asp di Agrigento Giuseppe Capodieci e altri soggetti delineano, se confermate, uno scenario che suscita indignazione e disgusto.
A tutte le donne che, per necessità o per costruirsi un futuro, possono essersi trovate in una condizione di vulnerabilità, va la mia più sincera solidarietà. Nessuna donna deve essere costretta a scegliere tra la propria dignità e un’opportunità di lavoro. Le donne non sono bambole, né strumenti da utilizzare per soddisfare le ambizioni o i desideri del potente di turno.
L’ipotesi che incarichi e opportunità lavorative in un ente pubblico possano essere stati utilizzati per ottenere disponibilità personali o favori di natura sessuale rappresenta una delle forme più degradanti di abuso del potere. È intollerabile che il bisogno di lavorare possa trasformarsi in una leva di pressione o in una merce di scambio.
Ma a colpire quanto le accuse è il silenzio della destra siciliana e nazionale. Dov’è il presidente Schifani? Dove sono i vertici di Forza Italia? Dov’è Giorgia Meloni? Perché nessuno sente il dovere di esprimere una parola chiara in difesa delle donne e della credibilità delle istituzioni? Colpiscono le levate di scudi a convenienza e, al contrario, il silenzio delle parlamentari e dei parlamentari del centrodestra. Soprattutto di coloro che quotidianamente richiamano i valori di “Dio, Patria e Famiglia”. Dove sono oggi?
Qui non è in discussione soltanto la responsabilità individuale degli indagati, che sarà accertata dalla magistratura. È sotto accusa una cultura del potere che considera normali rapporti di subordinazione e che troppo spesso tratta le donne come strumenti e non come persone libere e titolari di diritti.
Da donna e da parlamentare resto profondamente offesa e indignata nel leggere, attraverso gli atti riportati dagli organi di informazione, di donne che sarebbero state considerate alla stregua di oggetti, chiamate a soddisfare i desiderata del potente di turno. Al di là dei profili penalmente rilevanti, che spetterà alla magistratura accertare, non possono essere tollerati comportamenti di sopraffazione nei confronti di chi parte da una posizione di debolezza o di bisogno. Una sorta di inaccettabile “mobbing sessuale”.
Non si può celebrare l’8 marzo, partecipare a convegni sulla parità di genere e proclamarsi difensori delle donne se poi si resta in silenzio davanti a fatti che, se confermati, raccontano di donne costrette a subire umiliazioni per poter lavorare.
Si tratta di un modus operandi inqualificabile che svilisce e mortifica la donna come essere umano. Una vergogna che deve essere fermata per dire basta a questo infimo e squallido modo di esercitare il potere.
La Sicilia e l’Italia meritano altro: istituzioni autorevoli, rispettose delle donne e fondate sul merito, non sul clientelismo e sulla prepotenza. Davanti a uno scandalo di questa portata il silenzio non è neutralità. Il silenzio è una scelta politica e rischia di assomigliare troppo alla connivenza.
Sulla vicenda presenterò un’interrogazione parlamentare urgente e confido che in questa battaglia civile e morale si schiereranno al mio fianco le parlamentari siciliane elette sia a Roma sia a Palermo, senza distinzioni di appartenenza politica. Sono certa che molte colleghe romperanno il silenzio e prenderanno nettamente le distanze da atteggiamenti che devono essere condannati senza alcuno sconto.
Conclude l’On. Ida Carmina, deputata del Movimento 5 Stelle.»