ROMA, 27 ott. – “Nell’intervista rilasciata oggi al Fatto Quotidiano, il magistrato Guido Lo Forte svela l’esistenza di un documento depositato alla procura di Palermo l’11 maggio 1992 in cui lui e l’altro Pm dell’indagine ‘mafia-appalti’, Scarpinato, scrivevano che avrebbero proceduto ad archiviare alcuni degli accusati di associazione mafiosa per mancanza di prove sufficienti e a richiedere il rinvio a giudizio per il filone d’indagine principale. Questo avveniva due mesi prima dell’ormai celebre riunione del 14 luglio nel corso della quale Lo Forte, come lui stesso ribadisce oggi dopo averlo affermato nel 2021 in pubblico dibattimento e sotto giuramento, fece un’ampia relazione sull’indagine ‘mafia-appalti’, inclusa la richiesta di archiviazione per un filone poi riaperto alcuni mesi dopo, alla presenza di quasi tutti i magistrati della procura, compreso Paolo Borsellino. A questo punto è ulteriormente stupefacente che la procura di Caltanissetta, il gip Bologna e la maggioranza nella commissione Antimafia affermino che Borsellino non fu volutamente informato né prima, né nel corso della riunione del 14 luglio 1992 che si sarebbe proceduto ad un’archiviazione. L’atto processuale citato oggi da Lo Forte non è rimasto sepolto in polverosi archivi, è stato acquisito agli atti del procedimento di Caltanissetta sul quale il gip Bologna è stato chiamato a decidere. Come è possibile che la procura di Caltanissetta e il gip Bologna non si siano accorti di una prova documentale così inequivocabile? Hanno letto tutti gli atti? Oppure hanno scelto di non menzionare quel documento, come accaduto con l’intercettazione tra Natoli e Ingroia di cui si è parlato nei giorni scorsi? Come si può teorizzare che da parte di alcuni Pm ci sia stato un occultamento volontario dell’archiviazione al cospetto di una prova del genere? Alla quale, peraltro, si aggiungono le ricostruzioni sulla riunione del 14 luglio fatte da Lo Forte nelle sedi che abbiamo citato, dal magistrato Patronaggio sia in commissione Antimafia che alla procura di Caltanissetta, dal magistrato Natoli in un’intercettazione con l’ex collega Ingroia, anch’essa agli atti. E’ gravissimo che in commissione Antimafia si allontani ancora una volta la verità sulla Stragi del 1992 e anche su quelle del 1993 rifilando all’Italia una ricostruzione fondata sulla pista ‘mafia-appalti’ che è contraddetta dalla logica più basilare e smentita dai documenti che citiamo oggi e da altri che la maggioranza fa finta di non vedere e che riporteremo al momento opportuno e nei luoghi adatti”.
Lo affermano i rappresentanti del M5S nella commissione Antimafia Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Michele Gubitosa e Luigi Nave.