Palermo, 15 ottobre 2026 – Le piccole imprese del settore non hanno bisogno di annunciare il fermo: si sono già fermate. Non hanno più la forza economica per far proseguire le loro attività. Il fermo è un privilegio che possono permettersi le grandi flotte, il cui vero business è la raccolta di aiuti pubblici e non il trasporto. L’organizzazione di rappresentanza di queste poche aziende lo annuncia a partire dalla mezzanotte del 16 ottobre.
Le richieste presentate dalle grandi flotte, prima come comitato e ora come Confindustria Catania, seppur legittime e forse in parte pure condivisibili, fanno percepire le grandi flotte non come imprese ma come attività che pretendono di essere sostenute e protette da un profondo assistenzialismo. Le loro richieste riguardano in minima parte le tantissime microimprese del settore, cioè quelle messe veramente in difficoltà dalla crisi del caro carburante.
I numeri parlano chiaro: su 8.822 imprese del settore dei trasporti terrestri e dei trasporti mediante condotte (dati Movimprese.it), ben 6.195 sono piccole e medie imprese, di cui 4.865 imprese individuali. È questa la vera ossatura del settore, quella che oggi rischia di scomparire senza alcun annuncio e senza alcuna copertura mediatica.
Non possiamo sostenere l’annuncio di fermo proclamato da questa organizzazione che in maniera chiara ed evidente rappresenta aziende che non fondano il loro lavoro esclusivamente sul trasporto ma in larga parte sull’assistenzialismo statale e regionale. La massa di denaro pubblico che richiedono (Sea Modal Shift, ETS, ecc…) e che a breve riceveranno, creerà, come è già successo, un’alterazione nel mercato dei trasporti con tariffe irraggiungibili per le piccole e medie imprese che vivono di lavoro e non di sostanziosi contributi pubblici.
A ciò si aggiunge un altro fatto tanto strano quanto scorretto: pare che la Regione preferisca avere un canale privilegiato con questa componente a discapito delle organizzazioni riconosciute. La vicenda dello schema di decreto sul caro carburanti – dove l’80% delle risorse (15 milioni di euro) verrebbe assegnata alle poche imprese delle grandi flotte, mentre il restante 20% alla maggioranza delle tantissime piccole e medie imprese del settore – ne è la conferma.
La CNA FITA Sicilia fa appello ai Prefetti dell’Isola e chiede che deve essere garantito il regolare svolgimento dell’attività lavorativa delle imprese del settore autotrasporti che non intendono partecipare al blocco.
Riteniamo utile denunciare questi comportamenti e preferiamo organizzare, insieme alle organizzazioni dell’artigianato che condividono la nostra linea, momenti di protesta diversi per mettere in evidenza le difficoltà del settore ma anche questi aspetti. In questa fase, azioni che hanno il sapore vagamente provocatorio e mirano a colpire negativamente tutta la Regione non hanno senso.