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Ad Agrigento esiste un luogo dove il concetto di “presidio di legalità” si scontra frontalmente con il muro della distanza strutturale. È Piazza Vittorio Emanuele, il cuore pulsante della città e delle istituzioni agrigentine. Qui, nel raggio di pochi metri, si concentrano i palazzi della Prefettura, della Questura e il Comando Provinciale dei Carabinieri, la Posta centrale… È il centro nevralgico della sicurezza e dell’ordine pubblico, eppure è anche il teatro di un paradosso: il mancato abbattimento delle barriere architettoniche su diversi attraversamenti pedonali.
Immaginate un cittadino in carrozzina o una persona con mobilità limitata che debba recarsi in uno di questi uffici per una pratica, un documento o una denuncia. Paradossalmente, proprio laddove lo Stato manifesta la sua massima autorità, il cittadino viene privato del suo diritto fondamentale alla mobilità. Molti dei passaggi pedonali che insistono su piazza Vittorio (meglio il lato di piazza Aldo Moro) presentano barriere evidenti, costringendo chi ha una disabilità a muoversi pericolosamente sulla carreggiata, sfidando il traffico cittadino, solo perché l’infrastruttura non ne prevede il passaggio sicuro.
Va detto con chiarezza, per sgombrare il campo da equivoci, che la responsabilità dello stato in cui versano i passaggi pedonali non è in capo al Prefetto, né al Questore, né tantomeno al Comandante Provinciale dei Carabinieri. I vertici istituzionali sono “ospiti” di un’area urbana la cui gestione tecnica, secondo la normativa, spetta all’Amministrazione Comunale di Agrigento a cui rinnoviamo l’invito a sanare lo stato dei luoghi, lo avevamo già fatto nel mese di Aprile, sindaco Miccichè (cfr. n.11/2026, pag.2) oggi affidiamo il compito al sindaco Sodano, memori anche del suo programma elettorale (cfr. n.1. del capitolo “Ambiente, territorio, città vivibile”)
Il Codice della Strada (D.Lgs. 285/1992) e il relativo Regolamento di esecuzione, unitamente al D.P.R. 503/1996, parlano chiaro: l’ente proprietario della strada è l’unico responsabile della manutenzione e dell’adeguamento dei percorsi pedonali alle norme vigenti sull’accessibilità. Il Comune, dunque, ha l’obbligo giuridico, e morale, di garantire che ogni cittadino possa fruire dello spazio pubblico. Vedere le bandiere tricolori sventolare su palazzi circondati da barriere fisiche invalicabili è assurdo! Come può una comunità definirsi inclusiva se la piazza è interdetta alle persone con difficoltà ambulatorie?
Non è solo una questione di cemento, asfalto o vernice sbiadita, ma di dignità. Un gradino non abbattuto davanti alla Prefettura, alla Caserma o alla Questura non è solo un ostacolo fisico; è il simbolo di una burocrazia comunale che, nel 2026, non ha ancora compreso che l’accessibilità è il primo requisito di civiltà, a cui va ovviamente aggiunto la manutenzione e il decoro delle strisce e della Piazza, ma questa è un’altra storia.