
Oltre 100 decessi l’anno in agricoltura, nella maggior parte dei casi legati all’uso di trattori vecchi, privi di adeguati dispositivi di sicurezza: un’emergenza che continua a ripetersi e che genera un costo sociale stimato in circa un miliardo di euro l’anno. A rilanciare con forza il tema è Federacma – la Federazione Confcommercio delle associazioni nazionali dei servizi e commercio macchine agricole, operatrici e da giardinaggio – in occasione del convegno promosso dall’Accademia dei Georgofili a Firenze, alla vigilia della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro che si celebra domani 28 aprile.
Nel corso dell’iniziativa, dedicata al rinnovo del parco macchine agricole, il Segretario Generale Gianni Di Nardo ha posto al centro dell’attenzione la necessità di superare definitivamente i ritardi normativi e avviare una strategia strutturata per la sicurezza e l’ammodernamento del comparto.
“I numeri che registriamo ogni anno non possono lasciarci indifferenti – ha dichiarato Di Nardo –. Il trattore continua a essere il principale fattore di rischio, soprattutto quando parliamo di mezzi con oltre trent’anni di età, spesso senza cinture o sistemi anti-ribaltamento. Non è una fatalità: è una mancata prevenzione”.
Federacma evidenzia come, a fronte di un quadro normativo esistente da anni – a partire dal Codice della strada fino al decreto del 2015 sulla revisione delle macchine agricole – manchi ancora l’attuazione concreta delle disposizioni. “Il problema non è la norma, ma la sua applicazione. E nel frattempo continuiamo a pagare un prezzo altissimo in termini di vite umane e costi sociali”.
Nel suo intervento, Di Nardo ha inoltre sottolineato il forte squilibrio negli investimenti pubblici tra automotive e agromotive. “Negli ultimi anni sono stati mobilitati oltre 9 miliardi di euro per il settore auto, mentre per i trattori non esiste una misura strutturata di rottamazione. Eppure, parliamo di mezzi che incidono direttamente sulla sicurezza sul lavoro”.
Da qui la proposta di Federacma di un piano pluriennale da 350 milioni di euro tra il 2027 e il 2031, con 70 milioni annui destinati alla rottamazione dei mezzi più obsoleti, accompagnato da un credito d’imposta per chi decide di dismettere il proprio trattore senza sostituirlo.
“Serve una scelta di priorità – ha aggiunto Di Nardo –. Quando si decide di intervenire, le risorse si trovano. È il momento di farlo anche per l’agricoltura, mettendo al centro la sicurezza degli operatori”.
Tra le proposte avanzate anche l’approvazione del decreto attuativo sulla revisione, prevedendo però uno slittamento di almeno tre anni per consentire la costruzione del sistema: formazione degli ispettori, adeguamento delle officine e disponibilità delle attrezzature.
“Non si può sanzionare chi non è messo nelle condizioni di adempiere – ha concluso –. Serve costruire una rete di officine qualificate, con il coinvolgimento di INAIL, e trasformare la revisione da obbligo normativo a vera politica pubblica. Solo così possiamo ridurre gli incidenti e rendere il sistema agricolo più moderno, competitivo e sicuro”.