
Il Tribunale di Palermo, Terza Sezione Penale, Giudice Dott. Salvatore Flaccovio, ha assolto nella tarda serata di ieri il Sovrintendente della Polizia di Stato Sebastiano Giordano «perché il fatto non sussiste», all’esito di un processo durato quasi sei anni, avente ad oggetto l’accusa di accesso abusivo a sistema informatico.
Il Sovrintendente Giordano è stato assistito dall’Avv. Gioacchino Genchi, che ha svolto una articolata e penetrante attività di indagine difensiva, anche di natura informatica, i cui esiti sono stati integralmente riversati nel dibattimento e si sono rivelati decisivi ai fini dell’accertamento della verità.
Il procedimento traeva origine da una segnalazione della dirigente della Zona Telecomunicazioni della Polizia di Stato di Palermo, relativa a presunti accessi irregolari al sistema di gestione del protocollo. Secondo l’impostazione accusatoria, Giordano avrebbe utilizzato credenziali di altri colleghi per operare all’interno del sistema informatico dell’ufficio.
Tuttavia, nel corso delle indagini e del dibattimento è emerso un quadro radicalmente diverso. Gli accertamenti tecnici, ulteriormente approfonditi su impulso della difesa e sviluppati anche mediante attività delegate alla Polizia Postale di Palermo, hanno infatti confermato in modo inequivoco quanto sin dall’inizio sostenuto dal Sovrintendente Giordano: il sistema informatico in uso presso l’ufficio era gravemente inadeguato e privo dei più elementari requisiti di sicurezza.
In particolare, è stato accertato che tutti i dati relativi alla protocollazione risultavano accessibili “in chiaro” a qualsiasi operatore dell’ufficio, attraverso una cartella condivisa priva di protezioni e senza alcun sistema di crittografia, rendendo di fatto superfluo qualsiasi utilizzo improprio di credenziali altrui. È emerso, inoltre, che tanto le UserID che le password coincidevano spesso con il cognome e il nome di battesimo degli operatori e che non era prevista alcuna procedura obbligatoria di modifica delle stesse, con evidenti e macroscopiche vulnerabilità del sistema.
Ma è soprattutto nel corso del processo che sono emersi elementi di straordinaria gravità. Il Sovrintendente Giordano, lungi dall’essere autore di condotte abusive, è risultato essere colui che per primo aveva rilevato e documentato le anomalie del sistema, segnalando irregolarità nella gestione del protocollo. In particolare, mediante produzione fotografica, ha dimostrato la presenza di numeri di protocollo lasciati in bianco in corrispondenza della registrazione di atti relativi a offerte e gare di appalto, circostanza che evidenzia una gestione opaca, non tracciabile e potenzialmente manipolabile del sistema documentale.
Proprio tali segnalazioni costituiscono la reale origine della vicenda.
La denuncia presentata nel novembre 2020 dalla dirigente dell’ufficio nei confronti di Giordano si inserisce infatti in un contesto segnato dalle criticità denunciate dallo stesso Sovrintendente e successivamente approfondite dalla difesa, assumendo con sempre maggiore evidenza i contorni di un’iniziativa strumentale e ritorsiva, volta a colpire e neutralizzare chi aveva portato alla luce gravi anomalie organizzative e gestionali.
Tale carattere ritorsivo risulta ulteriormente aggravato dalla circostanza che, immediatamente dopo la denuncia, la stessa dirigente richiedeva il trasferimento del Sovrintendente Giordano ad altro ufficio, richiesta che veniva prontamente e acriticamente avallata dal Ministero dell’Interno, con il conseguente allontanamento del dipendente dalla Zona Telecomunicazioni e il suo trasferimento presso la Questura di Enna, determinando per lo stesso rilevanti conseguenze personali e professionali.
Nel frattempo e in modo altamente significativo – solo dopo l’avvio del procedimento penale, le iniziative difensive dell’Avv. Gioacchino Genchi e gli accertamenti tecnici sollecitati dalla difesa, presso l’ufficio veniva finalmente installato il sistema ufficiale della Polizia di Stato “MIPG WEB”, da tempo già in uso presso tutti gli altri uffici della Polizia di Stato e mai precedentemente adottato presso la struttura in questione.
Tale circostanza costituisce un elemento oggettivo di straordinario rilievo, in quanto conferma indirettamente ma inequivocabilmente la totale inadeguatezza del sistema precedentemente utilizzato e la fondatezza delle criticità denunciate dal Sovrintendente Giordano e valorizzate dalla difesa.
L’assoluzione pronunciata dal Tribunale di Palermo restituisce piena dignità professionale e personale a Sebastiano Giordano, ponendo fine a una vicenda giudiziaria che ha inciso profondamente sulla sua vita, determinando gravi conseguenze anche sul piano familiare.
Resta ora il dato oggettivo emerso nel processo: un sistema informatico gravemente inadeguato, accertato anche dagli organi investigativi specializzati, l’assenza per lungo tempo dell’applicativo ufficiale della Polizia di Stato e una denuncia che, alla luce dell’esito del giudizio e delle risultanze tecniche, si rivela infondata e maturata in un contesto connotato da evidenti profili di strumentalità e ritorsione, che impongono serie riflessioni sul piano organizzativo e istituzionale.