Per l’Organizzazione non è accettabile che in tema di migrazione vengano anteposti gli interessi nazionali alla salvaguardia dei diritti dell’infanzia e dei diritti fondamentali riconosciuti a livello internazionale. Necessaria l’apertura di canali regolari e sicuri verso l’Europa e l’attivazione di un sistema coordinato e strutturato di ricerca e soccorso in mare
Un’altra tragedia si è consumata sulla rotta del Mediterraneo centrale, una delle più letali al mondo. Secondo le prime testimonianze dei sopravvissuti, partiti dalla Tunisia e sbarcati ieri notte a Lampedusa, almeno 5 persone, tra cui un minore, risultano disperse. Lo afferma Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro, presente stabilmente con i suoi team sull’isola, intervenuti per dare supporto e una risposta ai bisogni immediati di minori e famiglie.
Sono oltre 33 mila le persone morte o disperse nel Mediterraneo dal 2014, di cui più di 1.100 nel 2025 solo nel Mediterraneo Centrale[1].
L’approccio securitario e l’irrigidimento dei confini hanno contributo a rendere le condizioni delle famiglie e dei minori stranieri non accompagnati che viaggiano verso e attraverso l’UE sempre più precarie e rischiose. Per Save the Children non è accettabile che in tema di migrazione vengano anteposti gli interessi nazionali alla salvaguardia dei diritti dell’infanzia e dei diritti fondamentali.
In uno scenario internazionale sempre più caratterizzato da crisi umanitarie, guerre, persecuzioni, violenze, povertà estrema, non si arresta la fuga di chi, per raggiungere un futuro possibile in Europa, continua a rischiare la propria vita, troppo spesso perdendola, in mancanza di vie regolari e sicure. Le riforme europee introdotte con il Patto Europeo Migrazione e Asilo non sembrano rispondere alle principali problematiche vissute da chi arriva in UE e le condizioni di bambine, bambini e adolescenti, e tra loro dei minori stranieri non accompagnati – oltre 11.600 quelli sbarcati quest’anno in Italia[2] – rimangono precarie e rischiose.
Save the Children continua a sottolineare la necessità di un’assunzione condivisa di responsabilità e impegno tra gli Stati membri dell’UE, e a chiedere l’apertura di canali regolari e sicuri verso l’Europa, che garantiscano il rispetto dei diritti umani, insieme all’attivazione di un sistema coordinato e strutturato di ricerca e soccorso in mare per salvare le persone in pericolo, agendo nel rispetto dei principi internazionali e dando prova di quella solidarietà che è valore fondante dell’Unione Europea, garantendo che il salvataggio si concluda in un porto sicuro, sulla terraferma.
Le persone sbarcate sono state accolte in Hotspot e sono seguite e assistite dal personale di Croce Rossa Italiana e dalle organizzazioni operative in Hotspot, tra cui il team di Save the Children.
www.savethechildren.it
[1] Dati Oim https://missingmigrants.iom.int/region/mediterranean?region_incident=All&route=3861&year[]=15741&month=All&incident_date[min]=&incident_date[max]=
[2] https://www.interno.gov.it/sites/default/files/2025-12/cruscotto_statistico_giornaliero_03-12-2025.pdf