LA PERFEZIONE FINLANDESE e L’IMPERFEZIONE SICILIANA

La notizia è di quelle da prima pagina di tutti i giornali nazionali ed internazionali.

Elin Mattsson è una donna di quarantadue anni finlandese di professione pittrice.

Madre di quattro figli (15, 14, 6 e 3 anni) è sposata ad un uomo di 46 anni.

Quest’ultimo, manager di information technology, lavora da remoto.

Insomma, una famiglia “large“, ma che – a differenza di tante altre – può scegliere il luogo dove vivere.

Dopo avere peregrinato in altre parti dell’Europa (Inghilterra e Spagna) approdano in Sicilia, a Siracusa.

Qui, però, dopo qualche mese si accorgono di quanto assurdo sia il sistema scolastico locale.

A ragione di ciò abbandonano l’isola con una lettera di addio che si fa atto di accusa.

Vi trascrivo poche parti di quella missiva inviata dalla pittrice perché si possa comprendere appieno il suo punto di vista:

“Mamma urlano e picchiano sul tavolo” – dice il mio bambino di 6 anni

“Sì… è pazzesco che usino il fischietto ed urlino…” dice il quattordicenne “e conosco l’inglese meglio dell’insegnante di inglese stesso!” 

Siamo una famiglia finlandese che si è trasferita a Siracusa, solo perchè potevamo.

Volevamo sperimentare il vostro clima e la vostra cultura fantastici, ma purtroppo il nostro soggiorno non è andato come previsto.

Abbiamo vissuto in Spagna e nel Regno Unito… ci sono voluti appena un paio di mesi per renderci conto che non ne valeva la pena…

Il traffico al mattino è assurdo e i bambini non possono andare a scuola da soli…

Ciao, ciao, Siracusa e “Hola! Espana!”

Inutile dire che tutti i social si sono scatenati – pro e contro la pittrice finlandese – come era normale prevedere che avvenisse.

Nessuno, però, tra i tanti sostenitori o detrattori, ha – a mio avviso – posto i giusti termini del confronto dialettico.

Il dato saliente della vicenda risiede nel fatto che la signora e la sua famiglia, forse, avrebbero dovuto rimanere in Finlandia.

Spiego ancora meglio questa constatazione attraverso parole che troverete nel libro di Paul Bowles “Il Thè nel deserto”.

Nella prima pagina di questo grande racconto – diventato film sotto la regia di Bernardo Bertolucci – la protagonista (Kit Moresby) chiarisce al lettore la grande differenza che esiste tra i turisti ed i viaggiatori.

I primi sono solo dei provinciali alla ricerca di comparazioni con il luogo da dove provengono.

I viaggiatori, invece, sono alla ricerca di ciò che non trovavano nella terra che li ha generati.

Ecco, la famiglia Mattsson è composta da turisti e la loro permanenza in Sicilia mai avrebbe dovuto tradursi in residenzialità.

Semplice, no?

Se un’artista non comprende di avere posto la dimora dei suoi figli nel luogo in cui fu edificata la più bella e potente tra le città della Magna Grecia (Cicerone dixit) e, poi, capitale dell’impero d’oriente… beh… forse è meglio che non indugi a rimanere qui.

Ma non darei completa prospettazione delle cose se non consegnassi alla delusa famiglia finlandese un’altra Verità.

Questa Verità è tutta racchiusa in un dialogo che – si racconta – vi fu tra un siciliano ed un suddito di Sua Maestà britannica.

Ve lo trascrivo per intero sperando che la signora finlandese possa leggerlo dopo avere superato lo Stretto di Messina.

“Scusi, signore, ma è vero ciò che dicono e cioè che non avete ulivi in Inghilterra?”

“Sì, assolutamente vero.”

“Oh! Gesù! Ma come è possibile?”

“Beh… il nostro clima non è favorevole alla crescita degli ulivi…”

“Ma… allora le arance?”

“Non abbiamo neppure le arance…”

“Oh! Maria! Non avete gli agrumi!”

“No. Non crescono gli agrumi in Inghilterra…”

“Però… stento a credere una cosa che ho sentito dire. Sembra che voi non abbiate il vino. Può essere vero?”

“Verissimo. Abbiamo viti che fruttificano, ma la nostra terra non è calda abbastanza per fare sì che l’acino secerna il vino…”

“Ma… allora… se non è calda abbastanza significa che non avete il sole?”

“Beh… potrebbe dirsi questo…”

“Allora, Gesummaria! Come diavolo fate a vivere in quella terra?”

Già, gentile signora ed artista Elin Mattsson, noi siamo imperfetti.

Ma la domanda che le pongo è: “Perchè mai ha voluto fare la viaggiatrice in Sicilia, sapendo di essere solo una turista?”

Lorenzo Matassa

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