Inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2022. Intervento del Procuratore Generale Marcello Viola

Presidente Corte d’Appello di Firenze

Firenze, 22 gennaio 2022

Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana.

John Fitzgerald Kennedy

Procuratore Generale Marcello Viola

Intendo rispettare il limite di durata stabilito dal cerimoniale per il mio intervento, che ho l’onore di svolgere per il sesto anno consecutivo, e mi limiterò pertanto a pochi saluti e ringraziamenti e a qualche breve considerazione, di carattere assai sintetico, sull’andamento dell’attività requirente nel Distretto, rinviando alla lettura della più ampia relazione che ho inviato alla Corte d’Appello per la pubblicazione sul sito web.

Rivolgo il mio deferente saluto al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Porgo i miei rispettosi, cordiali, saluti alla rappresentante del Ministro della Giustizia, Gemma Tuccillo, e al Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, David Ermini, che ringrazio entrambi per l’attenzione dedicata al Distretto di Firenze e per la sensibilità manifestata ai fini della risoluzione dei numerosi problemi causati anche dall’emergenza sanitaria.

Con particolare piacere saluto Margherita Cassano, Presidente Aggiunto della Suprema Corte di Cassazione, che ci concede l’onore della Sua presenza a questa solenne cerimonia.

Un saluto va a Lei, Signor Presidente, e a tutti i magistrati del Distretto, professionali e onorari.

Saluto e ringrazio le Autorità del Distretto, civili, militari e religiose, i cittadini, tutti coloro che ci danno oggi l’onore di seguirci da remoto.

Il mio più affettuoso saluto, e la mia gratitudine, al nostro personale amministrativo e ai volontari di Carabinieri e Polizia Municipale.

A breve rimarranno scoperti il posto dell’Avvocato Generale, Fabio Gliozzi, che lascerà il servizio attivo per raggiunti limiti di età e che ringrazio vivamente per la leale collaborazione e per il prezioso apporto fornito in questi anni al buon andamento dell’Ufficio; e quello del Dirigente amministrativo, Paolo Grandi, che pure saluto e ringrazio.

Saluto in modo sentito gli Avvocati del Distretto, che ringrazio per il costante e proficuo spirito di collaborazione, che ha connotato i reciproci rapporti, nell’assoluto rispetto dei ruoli.

Un saluto agli organi di informazione, che assicurano la verifica democratica da parte dei cittadini sull’esercizio del potere giurisdizionale e sull’amministrazione della giustizia nel territorio. Tengo ad esprimere ai giornalisti della Toscana la mia solidarietà e vicinanza per le numerose intimidazioni subite, per le reiterate aggressioni e minacce.

Rinnovo il mio saluto a Firenze e alla Toscana, terra di diritti e libertà, storicamente prima nelle battaglie di civiltà, la cui gente va elogiata per la grande forza manifestata e per la sua capacità di resilienza in questi anni di drammatica pandemia, che ha messo a ben dura prova la possibilità di esercitare la giurisdizione.

Siamo riusciti, insieme, con il grande sforzo congiunto di tutti i soggetti del sistema giustizia, magistrati, avvocati, personale amministrativo, nell’esercizio dei rispettivi compiti istituzionali, ad affrontare l’emergenza pandemica per garantire la salute di tutti i lavoratori e gli utenti, per consentire lo svolgimento dell’attività giudiziaria, per fare tutto quanto possibile per la tutela dei soggetti più deboli e vulnerabili, a fronte di una domanda di giustizia divenuta sempre più forte, in un mondo in cui il Covid ha aggravato le povertà e posto le premesse per la realizzazione di un assetto sociale caratterizzato da ancor più profonde spaccature e diseguaglianze.

In un quadro siffatto è inevitabile il rischio dell’aumento di nuove e pericolose tensioni sociali, di una “pandemia di conflitti”, di manifestazioni di malcontento da parte di coloro che sembrano aver perso la speranza nel futuro di fronte agli effetti prodotti dal coronavirus sulla nostra esistenza quotidiana.

A fronte di ciò, è fondamentale garantire il corretto esercizio della giurisdizione, intesa quale servizio di elevata qualità da rendere ai cittadini in modo efficiente, rapido, adeguato, nel rispetto della legge, attraverso l’affermazione dei diritti della persona e dei principi fissati dalla nostra Costituzione, che è il solo presidio avverso ogni forma di odio e di discriminazione.

La pandemia può essere trasformata in una grande opportunità di ammodernamento e di sviluppo anche nel settore della giustizia; e in tale direzione, abbiamo apprezzato il grandissimo impegno posto in essere dal Ministero ai fini dell’avvio e della predisposizione dell’Ufficio per il Processo, che, nonostante le non poche difficoltà, costituisce oggi una preziosa innovazione organizzativa potenzialmente in grado di cambiare radicalmente, anche sotto il profilo culturale, l’organizzazione degli uffici.

Ma ridurre i tempi delle diverse attività processuali non sarebbe sufficiente a realizzare un modello improntato alla massima efficienza, se non si affrontassero e risolvessero i numerosi problemi che riguardano il funzionamento dell’intero apparato giudiziario, quali per esempio la sollecita copertura delle piante organiche, una informatizzazione effettiva, stabile e diffusa, l’assegnazione di idonee risorse umane e materiali.

Dobbiamo essere messi in condizione di disporre dei mezzi e delle risorse, per poter celebrare i processi entro i termini previsti, senza cedere, tuttavia, a logiche di tipo meramente aziendalista. E sarebbe oltre modo ingiusto, oltre che dannoso, fare ricadere sui magistrati generiche e ingenerose responsabilità conseguenti alla indiscriminata estinzione dei procedimenti.

Il coinvolgimento delle Procure è indispensabile ai fini del compiuto raggiungimento degli obiettivi di miglioramento del sistema giudiziario.

La Procura Generale, che ho l’onore di dirigere, unitamente alle Procure del Distretto ha fornito leale collaborazione per la buona riuscita delle scelte organizzative degli Uffici giudicanti per il raggiungimento degli obiettivi del Piano Nazionale; e si è adoperata anche quest’anno, nonostante le eccezionali difficoltà causate dalla pandemia, per favorire un clima di fattiva collaborazione, per prevenire ogni conflittualità, per porre le sue competenze e le sue funzioni al servizio di tutti: giudici e pubblici ministeri, avvocati e, soprattutto, cittadini, per la risoluzione dei conflitti e la tutela dei diritti.

Per quanto riguarda l’andamento dell’attività requirente nel Distretto, nel periodo in riferimento è stata confermata la tendenza al complessivo decremento delle sopravvenienze, come segnalato anche quest’anno da quasi tutte le Procure della Repubblica, a causa della pandemia e delle difficoltà e limitazioni a tutti note, in un contesto tuttora anomalo, determinato dal diffondersi e dal perdurare della gravissima emergenza sanitaria.

La generale decrescita delle iscrizioni, in diretta conseguenza delle limitazioni agli spostamenti imposte dal lockdown, riguarda soprattutto, anche quest’anno, i reati predatori, in particolare rapine e furti, e quelle altre categorie criminose su cui ha ovviamente influito la restrizione alla libertà di circolazione.

Con il mutare delle regole e dei comportamenti, è cambiato anche il trend delle attività illecite. È aumentato il numero di ore trascorso sul web e delle transazioni commerciali realizzate su internet, con corrispondente aumento dei reati informatici anche in danno di minori.

In ogni caso, ciò che importa non è tanto registrare che alla fine dell’anno giudiziario il saldo dei processi definiti rispetto a quelli sopravvenuti sia più o meno in pari, in un’ottica di mera natura aziendalistica, ma piuttosto fare in modo che tutto il nostro lavoro riesca a generare un livello effettivo di giustizia reale su tutti i versanti, andando oltre la situazione di crisi generale, per far fronte alle diverse forme di illegalità e al proliferare della criminalità da profitto.

Anche nel periodo in esame, le numerose indagini hanno delineato un quadro simile a quello degli anni precedenti, laddove l’attività delle mafie e delle altre organizzazioni criminali è continuata senza sosta nel territorio della Toscana, confermando l’esistenza di meccanismi di infiltrazione nel tessuto economico della Regione, sviluppatisi a tal punto da indurre a doversi chiedere se, in tempi di pandemia, pur nella perdurante assenza di insediamenti tipici delle mafie tradizionali, abbia ancora senso parlare di semplici infiltrazioni o debba invece ritenersi di essere di fronte a una presenza ormai strutturata, stabile e consolidata.

Invero, suscitano preoccupazione e allarme i segnali, sempre più frequenti, di cointeressenze tra criminalità organizzata e alcuni settori del mondo dell’economia, a volte con il coinvolgimento di imprenditori e di professionisti.

Conferma di tale assunto è venuta da alcune recenti indagini della D.D.A. di Firenze che hanno evidenziato come le organizzazioni criminali siano presenti in tutti i settori in cui vi sia da realizzare guadagni, sia attraverso l’acquisizione di gestione e controllo di attività lecite, con i metodi propri delle mafie, sia attraverso più tipiche attività criminali, quali il traffico di sostanze stupefacenti e il traffico organizzato di rifiuti.

È necessario, allora, predisporre una valida strategia di contrasto, in grado di incidere sulle basi economiche del crimine organizzato, affrontando, cioè, ogni forma di inquinamento dell’economia prodotta dall’intreccio con l’iniziativa economica, ivi compresi i sempre più ricorrenti fenomeni di interposizione fittizia, mediante aggressione ai patrimoni illecitamente accumulati, anche sul versante delle misure di prevenzione.

Un ruolo fondamentale, in tale strategia, dev’essere svolto dagli imprenditori, che devono sempre più divenire parte attiva e virtuosa nella difesa del tessuto sano dell’economia; che devono sapere resistere a qualsivoglia tentazione di facili scorciatoie; che devono riuscire a restare fuori da quella pericolosa zona grigia di contiguità che sta attorno alla mafia e al cui interno nascono accordi illegali e pericolose collusioni, in un clima nebuloso in cui tutto si confonde e non è semplice distinguere tra lecito e illecito.

Non è solo il Covid a mutare e a divenire in tal modo sempre più insidioso: la mafia è a sua volta un virus mutante, che si infiltra nelle imprese, che si confonde con il resto, che diventa fluida e invisibile, che è pronta a immettere sul mercato grandi risorse e disponibilità per acquisire ogni forma di attività redditizia. Che, come disse Giovanni Falcone, “si caratterizza per la sua rapidità nell’adeguare valori arcaici alle esigenze del presente, per la sua abilità nel confondersi con la società civile, per la sua capacità ad essere sempre diversa e sempre uguale a se stessa”. E che oggi è pronta ad approfittare del terreno fertile creato dalla pandemia per dare l’assalto ai fondi europei, da prevenire con l’assoluta trasparenza delle procedure e con la individuazione di meccanismi efficaci di spesa; e da contrastare attraverso l’adozione di adeguati interventi repressivi, senza rinunciare mai alla tutela dei diritti di tutti i soggetti coinvolti.

Desta particolare preoccupazione l’incremento registrato per alcuni reati in materia di tutela penale del lavoro.

Sono state 20 le morti sul lavoro verificatesi nel periodo di riferimento, all’interno di un contesto ove le condizioni di rischio in cui lavorano gli operai sono tratti ricorrenti di un fenomeno sociale la cui risoluzione non può essere lasciata al solo intervento repressivo.

A Prato è accaduto uno dei più gravi infortuni mortali sul lavoro, che ha causato il decesso della giovane madre Luana D’Orazio.

Torna a rilevarsi un percettibile aumento delle iscrizioni relative ai reati in ambito familiare, ai delitti contro la libertà sessuale, a quelli in tema di violenza di genere, ai delitti contro vittime vulnerabili, e ciò appare il prodotto di un fenomeno che tende sempre più a “emergere” grazie alla rete di assistenza e di protezione alla vittima del reato adottata attraverso specifici protocolli, primo fra tutti il “Codice Rosa”.

È urgente la necessità di rimediare a ogni forma di insufficiente consapevolezza, da parte del magistrato, della complessità della materia e, quindi, della indispensabilità di una formazione specifica. È fondamentale provvedere alla adeguata formazione e specializzazione di magistrati e forze di polizia in tali settori, con l’acquisizione di competenze ulteriori nei più diversi ambiti, dalla medicina legale alla psicologia, alla criminologia; senza dimenticare i requisiti di empatia, di disponibilità, di capacità di ascolto, indispensabili per l’approccio a fatti oggettivamente gravi e a soggetti violati nella loro sfera più intima.

Per far fronte adeguatamente a tali manifestazioni di violenza, insomma, occorre un magistrato che abbia preparazione solida e completa, munito di cultura giuridica ma anche scientifica, e soprattutto di umanità, secondo l’insegnamento di Calamandrei per cui “chi conosce solo il diritto non conosce nemmeno il diritto”.

Il Procuratore per i Minorenni ha segnalato fenomeni di devianza minorile che trovano prevalente contesto di realizzazione in ambito scolastico, assumendo le forme di bullismo e cyber-bullismo, e il preoccupante emergere di baby gang, aggregazioni giovanili dedite alla commissione sistematica di reati con l’obiettivo primario della contrapposizione violenta con altri gruppi e della egemonizzazione di un determinato territorio, anche tramite la prevaricazione di coetanei con metodi violenti e con variegate manifestazioni, predatorie, persecutorie, lesive. In un quadro aggravato da consumo di droghe e abuso di sostanze alcoliche.

La criminalità minorile è un fenomeno complesso, che non può essere affrontato mediante il mero intervento penale, ma richiede, invece, un orizzonte strategico più ampio, con il ricorso a una serie di interventi sul piano delle politiche sociali, attraverso informazione ed educazione, partendo dalle famiglie e dalla scuola, agendo unitamente e facendo sistema. Per contrastare la criminalità, “serve un esercito di maestre elementari”, scrisse Gesualdo Bufalino.

Quanto alla situazione penitenziaria del Distretto, tema di fondamentale importanza per la verifica del funzionamento e della efficienza dell’intero sistema penale, nel periodo si è avuta un’ulteriore diminuzione della popolazione carceraria. E per la prima volta da anni si è registrata la riduzione del numero dei detenuti sotto la soglia dei posti regolamentari.

Perdura la gravissima situazione del carcere di Sollicciano, che presenta allarmanti problemi di carattere strutturale dal punto di vista dell’edilizia e del mantenimento di adeguate condizioni climatiche al suo interno, con problemi di vivibilità che hanno finito per incidere anche sulle complessive condizioni igienico-sanitarie.

La recentissima visita della Ministra della Giustizia a Sollicciano e l’espresso impegno, da parte delle Autorità competenti alla destinazione di ingenti fondi per la effettuazione di interventi strutturali lasciano intravedere la concreta possibilità di invertire una linea di tendenza da troppo tempo consolidatasi.

Se il virus ha prodotto anche sul carcere, l’effetto di mettere in evidenza e acuire le criticità già esistenti, è altresì vero che da questa emergenza è nata anche la positiva decisione di utilizzare ampiamente cellulari, tablet e PC per l’effettuazione di videochiamate, in tal modo consentendo ai detenuti il colloquio con le proprie famiglie e rendendo più vivibile la condizione di totale chiusura; le relazioni con i propri cari sono, infatti, determinanti e le videochiamate durante il lockdown hanno cambiato la vita di molte persone che da anni vivevano nell’isolamento affettivo.

Mi avvio a concludere questo mio intervento.

Abbiamo affrontato e superato enormi difficoltà. Forse il peggio adesso è passato; e se è vero che “il sentiero per il paradiso inizia all’inferno”, come ha scritto Dante Alighieri, speriamo di avere intrapreso la via che potrà ricondurci a un’esistenza normale, pur essendo consapevoli che dovremo fronteggiare ancora delle altre situazioni di grave difficoltà.

Il carattere eccezionale del tempo che stiamo vivendo ha richiesto, e richiede, a tutti noi un impegno straordinario, per ricondurre alla normalità i nostri uffici, nell’interesse dei cittadini, cercando di contenere e sanare i danni determinati dall’epidemia; perché nessuno possa dire di noi, ancora con Dante, che “mai non fur vivi”, e che ci siamo sottratti all’assolvimento del nostro dovere.

La terribile situazione di questi anni richiede, ancor di più di prima, la delineazione di un modello di giudice e di pubblico ministero che sappiano farsi carico delle grandi mutazioni della nostra società e delle difficoltà estreme dei nuovi assetti sociali; e che sappiano garantire il corretto esercizio della giurisdizione e anche in tal modo impedire all’illegalità di nuocere alla collettività, di inquinare la libertà di impresa e l’economia, come non è riuscito a fare il virus.

Il Paese ha retto all’impatto con la pandemia, con una grande dimostrazione di forza e di vitalità. Occorre adesso fare in modo che dalle rovine lasciate dal Covid nasca un sistema nuovo ed efficiente, che sappia farsi carico delle esigenze di tutti, soprattutto dei più deboli, e che non lasci indietro nessuno.

Ritrovo nelle pagine di Leonardo Sciascia, sempre di viva e straordinaria attualità, in una sorta di anticipata e lucidissima previsione dei guasti del nostro sistema giudiziario, il modello di un giudice che “dovrebbe vivere il giudicare come dubbio e come dolorosa necessità”, che “non dovrebbe vivere come un potere il potere di giudicare i propri simili”, che dovrebbe “assumere il giudicare come un continuo sacrificarsi all’inquietudine del dubbio”.

Non v’è molto da aggiungere a queste parole, se non il richiamo all’esigenza di un giudice che sappia associare a grandi doti di professionalità, a scrupolosità, a dedizione al dovere, anche la necessaria umiltà; ponendo attenzione alle istanze di giustizia dei singoli e alle aspettative del corpo sociale; accettando e confrontandosi in maniera serena con le critiche legittime dell’opinione pubblica. Di “… un giudice che non si sottragga al cammino della storiae che “… sia partecipe, insieme al servizio da lui reso di un processo di adeguamento“… recuperando il diritto come riferimento unitario della convivenza collettiva” (Rosario Livatino).

Così come alla necessità di un pubblico ministero che ispiri il proprio agire a principi di sobrietà e riservatezza, di compostezza ed equilibrio, di umanità; che, attraverso un’opera di crescita culturale e professionale, sia sempre credibile e abbandoni ogni forma di sciatteria; che sappia coltivare il dubbio e il rigoroso rispetto delle regole e delle garanzie processuali, della dignità di indagati e imputati, sempre attento a tutelare le vittime; che abbia quale fine primario e ineludibile del suo agire esclusivamente la ricerca della verità, da perseguire con tenacia, coraggio e capacità di resistere ad ogni forma di pressione, palese e occulta.

Con questo auspicio – che il tempo che verrà possa consegnarci, o forse consentirci di recuperare, una figura virtuosa di magistrato, che costituisca modello per il presente e che soprattutto sia possibile offrire anche alle future generazioni -, ringrazio tutti coloro che ci hanno seguito per la loro cortese partecipazione e per la paziente attenzione; formulo a tutti i migliori auguri di buon lavoro; e le chiedo Signor Presidente di volere, al termine di questa cerimonia, dichiarare aperto l’anno giudiziario 2022.

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