E’ stato un momento di grande tensione morale l’incontro di oggi tra i giovani volontari, presenti in questi giorni presso il bene di contrada Robadao per partecipare ad uno dei campi organizzati dal Pon sicurezza, e GIUSEPPE CIMINNISI – figlio di una vittima di mafia – che, con toni pacati ma con la voce, talvolta, rotta dalla commozione, ha raccontato la storia di suo padre ucciso in una sparatoria sol perchè si trovava nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Ciminnisi ha anche raccontato della disparità di trattamento tra le vittime di mafia e le vittime del terrorismo mafioso:” Mentre le vittime della strage di via dei Georgofili, tanto per fare un esempio – ha detto Ciminnisi – ottengono il riconoscimento ed i benefici ai sensi della legge, noi familiari di vittime di mafia, nonostante i mandanti e dunque la matrice sia la stessa, in questo caso il boss Totò Riina, condannato anche per la strage di cui sopra, subiamo un diverso trattamento.
Dinanzi a tali disparità, una domanda sorge spontanea: per ottenere pari dignità e trattamento – e dunque poter usufruire degli stessi benefici economici riconosciuti per la strage di via dei Georgofili -,dovremmo forse chiedere al criminale Totò Riina di convertirsi al terrorismo?”
All’incontro hanno presenziato Salvo Ciulla referente provinciale di Libera, il presidente della cooperativa “Terre di Livatino” Giovanni Lo Iacono, e il presidente del Consorzio agrigentino per la Legalità e lo Sviluppo Mariagrazia Brandara, che dopo aver ringraziato i volontari (provenienti dall’Emilia Romagna e dalla Lombardia) per la loro presenza ed il loro lavoro nei terreni confiscati, ha donato ai volontari una copia del “Legal game”.
Dinanzi a tali disparità, una domanda sorge spontanea: per ottenere pari dignità e trattamento – e dunque poter usufruire degli stessi benefici economici riconosciuti per la strage di via dei Georgofili -,dovremmo forse chiedere al criminale Totò Riina di convertirsi al terrorismo?”
All’incontro hanno presenziato Salvo Ciulla referente provinciale di Libera, il presidente della cooperativa “Terre di Livatino” Giovanni Lo Iacono, e il presidente del Consorzio agrigentino per la Legalità e lo Sviluppo Mariagrazia Brandara, che dopo aver ringraziato i volontari (provenienti dall’Emilia Romagna e dalla Lombardia) per la loro presenza ed il loro lavoro nei terreni confiscati, ha donato ai volontari una copia del “Legal game”.
“La lotta alla mafia e all’illegalità – spiega Brandara – passa anche da iniziative di altissimo valore simbolico ed emozionale. Vivere queste esperienze da parte dei più giovan, ascoltare questo genere di testimonianze consente loro di sviluppare una cultura antimafia reale e concreta”