IL GRUPPO CONSILIARE MOVIMENTO PER L’AUTONOMIA PROV. REGIONALE DI AGRIGENTO SCRIVE A LOMBARDO

Questo documento è stato redatto dal Gruppo Consiliare del MOVIMENTO PER L’AUTONOMIA, al Consiglio Provinciale di Agrigento guidato dal consigliere capogruppo Scozzari Salvatore, i quali sentono la necessità di patrocinare la difesa di quella classe di Lavoratori Socialmente Utili e di Pubblica Utilità “c.d. ASU” che, spinti da un impeto di rabbia, non vedono riconosciuti loro diritti e la pari dignità di trattamento con i pari categoria LSU.

L’esigenza di concepire questo documento è nata dopo “troppi” anni di beffe ed umiliazioni, ed è un documento sottoscritto, ci attendiamo, indistintamente da tutti i consiglieri di questo consesso con il fine di creare una sorta di Comitato a difesa di questi lavoratori stanchi di subire i commenti ed il disprezzo di chi li considera una classe di salariati “assistiti” senza alcun merito.
Dopo tanto tempo trascorso “inutilmente” ad aspettare che i loro diritti venissero riconosciuti, così come previsto dalla Costituzione della Repubblica Italiana, abbiamo deciso che nessuno meglio di noi, Consiglieri della Provincia Regionale di Agrigento, potesse rappresentarli davanti alle Istituzioni, le quali, devono tutelare chi ha scelto di guadagnarsi onestamente il necessario per soddisfare i propri bisogni e quelli delle proprie famiglie.

PREMESSO CHE


Sono trascorsi ormai, inesorabilmente, più di due lustri, da quando, per la prima volta, si sono messi a disposizione dei vari Enti Utilizzatori con animo speranzoso.
La terminologia utilizzata per identificarli non era e non è stata mai chiara, lavoratori di pubblica utilità e socialmente utili, quanto pubblici e socialmente utili siamo stati, gradiremmo fosse affermato proprio da chi beneficia in primis del loro operato.
Le iniziali finalità dei progetti non sono state quasi mai realizzate, anzi, il trascorrere degli anni, ha permesso di modificarle a secondo delle esigenze che via via si presentavano.
Oggi, a distanza di tanti, forse troppi anni, si ritrovano spalla a spalla con i pari categoria LSU, senza vedergli riconosciuto, però, alcun diritto agli stessi.
Purtroppo, l’animo speranzoso dei primi mesi, si è trasformato in muta rassegnazione, sia per i più giovani che avrebbero potuto ambire ad altre occupazioni, sicuramente più consone agli studi fatti, sia per i meno giovani che vedevano in questi progetti la possibilità di garantirsi gli ultimi anni di retribuzione contributiva al fine di poter godere di un decoroso trattamento pensionistico.
La scelta di rimanere all’interno di questa situazione, così tanto ambigua e deleteria, è scaturita dalla comprensione di quanto sia difficile decidere il loro futuro quando la poca trasparenza degli atti che hanno loro riguardato, in tutti questi anni, ha regnato impavida ed il mercato del lavoro, in questa nostra terra, non garantisce certo una concreta via d’uscita e di realizzazione.
Difficile esprimere e rappresentare a parole tutto il loro rammarico, soprattutto quando si sentono derisi da chi li vorrebbe comunque soddisfatti per quello che hanno: un misero sussidio che non consente a nessuno di loro di vivere dignitosamente e che viene, peraltro, erogato ogni tre/quattro mesi, a fronte di scadenze familiari che non sentono le ragioni dei tempi tecnici e burocratici della Regione Sicilia e del Comune di loro appartenenza.
Rammarico incrementato quando, dopo anni di sacrifici, constatano che, nessuna iniziativa concreta, volta alla stabilizzazione, è stata presa nei loro confronti.
Alla luce dei fatti, sinteticamente esposti, è maturata l’idea, di noi consiglieri, di sottoscrivere questo documento per la Difesa dei Diritti dei lavoratori socialmente utili “c.d. ASU” e ci prefissiamo di incontrare, se necessario, tutte le parti interessate: Sindaci, Sindacati, cariche politiche e quanti hanno il potere/dovere di vigilare su quanto di illegale intorno a questa categoria si sta verificando, al fine di valutare se i principi dettati dalla Costituzione (libertà, uguaglianza e legalità), vengono applicati anche nei confronti di quei circa seimila lavoratori “ASU” oggi presenti in Sicilia.

Come saprai, caro Presidente, questa categoria di pseudo-lavoratori è nata nei primi anni 2000 e grazie a delle norme legislative che dovevano essere un toccasana per l’occupazione e che poi purtroppo si sono rivelate un mezzo per lo sfruttamento lavorativo di tanti giovani che, dopo più di 10 anni non sanno più cosa fare del proprio futuro.
La Regione Sicilia, ha cercato di mettere una pezza all’indifferenza dei governi che si sono succeduti negli ultimi dieci anni cercando di rimediare con una legislazione ad hoc fatta per la Sicilia e che è sfociata nella Legge Regionale 26 novembre 2000, n. 24 art. 3 e 5 “Disposizioni per l’inserimento lavorativo dei soggetti utilizzati nei lavori socialmente utili. Norme urgenti in materia di lavoro ed istituzione del Fondo regionale per l’occupazione dei disabili”; passando poi per la Legge Regionale 31 marzo 2001 n. 2, art. 1 co.1 “Disposizioni urgenti per l’inserimento lavorativo di soggetti impegnati nel bacino dei lavori socialmente utili. Modifiche ed integrazioni alle leggi regionali 7 agosto 1997, n. 30 e 23 dicembre 2000, n. 322”; ed infine passando per Legge Regionale 14/04 2006, n. 16 “Misure per la stabilizzazione del personale precario proveniente dal regime transitorio dei lavori. Disposizioni varie”, la quale, quest’ultima, doveva essere la base per la stabilizzazione occupazionale di questi degni lavoratori.
Ma così, purtroppo non è stato, e anche questa legge, così come quelle nazionali, è stata del tutto inattesa e addirittura inapplicata visto che ad oggi nessuna seria politica di stabilizzazione è stata intrapresa.
Addirittura, e questo anche con la compiacenza dei sindacati confederali, si sono visti proliferare decreti, delibere e circolari (cfr. l’ultima la n. 89/2008/AG-V programma regionale di stabilizzazione – avvio – prime direttive) che invece di essere la base per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori ASU hanno, attraverso complicate interpretazioni, ancora di più allontanato dall’ obiettivo stabilizzazione.
E il presente non sembra dei più rosei.

Tutti questi soggetti sono utilizzati al servizio di vari enti o associazioni.
Sono diventati ormai essenziali per la sopravvivenza di queste entità, che, alle prese con sempre maggiori problemi di budget, riescono, grazie a loro, a garantire i servizi essenziali per la finalità dell’organismo.
Ricordiamo come in passato qualcuno aveva preso atto della situazione di questi lavoratori dicendo che si sarebbe fatto garante delle loro richieste al Governo Nazionale e sottolineando, soprattutto, che egli era con loro per porre fine ad un’ illegalità di cui il massimo responsabile era lo stesso Stato che rappresentava, l’essere dei lavoratori in nero legalizzati, visto che a fronte di una prestazione lavorativa, il più delle volte meglio qualificata di tanti dipendenti di ruolo nelle Pubbliche Amministrazioni, non si garantiscono i normali diritti spettanti ai lavoratori quali una equa retribuzione, la copertura degli oneri previdenziali ed assicurativi, il diritto alle ferie, alla malattia retribuita, ecc…. ecc…..
Caro Presidente,
la legalità passa esclusivamente attraverso il lavoro.
Quando il lavoro esiste ed è garantito nella sua completezza il male ha più difficoltà ad attecchire.
Non è un caso che la nostra Regione sia tra quelle con il più alto tasso di disoccupazione non solo dell’Italia ma di tutta l’Europa e di conseguenza è tra quelle con il più alto tasso di criminalità.
Non è possibile che lo Stato sia presente in Sicilia solo in occasione di parate come quella che è avvenuta in occasione dell’anniversario dell’uccisione di Falcone e/o Borsellino per affermare la propria lotta contro l’illegalità quando è proprio lo Stato a garantire in tutta la Sicilia lavoro in nero legalizzato.
È assurdo, che il Governo voglia combattere (giustamente) in maniera dura e repressiva il lavoro nero messo in atto dai privati e poi è proprio lo Stato a garantire in Sicilia il lavoro nero in vari enti, associazioni e fondazioni.

Anche questa può essere definita mafia.

La mafia non uccide solo il corpo.

La mafia uccide in primis la dignità delle persone, quelle persone che per andare avanti in questa triste e contraddittoria terra di Sicilia sono costrette ad elemosinare i loro diritti.
I diritti sanciti da quella Carta Costituzionale per cui hanno combattuto i nostri padri costituenti ma che purtroppo in questa Regione non sono garantiti.
Deve esserci una volontà politica a fare qualcosa.
Lo SVILUPPO della Sicilia deve avvenire attraverso lo SVILUPPO della legalità.
Lo SVILUPPO della legalità avviene attraverso lo SVILUPPO del lavoro.
Lo SVILUPPO del lavoro deve essere garantito dallo Stato con un’AZIONE FORTE
Quello che, in conclusione ci si aspetta da te, Caro Presidente Lombardo, è che finalmente parta questa AZIONE FORTE a favore di tutti i lavoratori socialmente utili senza dimenticare i lavoratori c.d. precari ASU.
Un’AZIONE FORTE che faccia intervenire con la massima sollecitudine il Governo nazionale per una pronta risoluzione di questi gravi problemi.
Si deve arrivare al più presto ad una legge organica che permetta la stabilizzazione lavorativa di tutti i lavoratori socialmente utili della Sicilia.
E’ necessario intervenire per ristabilire un minimo di legalità sui diritti negati, con il riconoscimento del rapporto di lavoro e la conseguente contrattualizzazione a tempo indeterminato.
Fino ad ora sono state fatte solo iniziative tampone, impegni che rendono la condizione dei precari sempre più instabile, provvedimenti che alimentano la battaglia tra i poveri.
E’ dal lontano 2000 che sentono e leggono di accordi, impegni, scadenze e, ogni volta, loro ricascano, stendendo un velo pietoso sulle scadenze che non sono state rispettate, sugli accordi che non sono stati mantenuti, sugli impegni che non sono stati assunti.
Quello che serve, invece, è un immediato intervento normativo attraverso una azione politica forte della Regione Sicilia che tu rappresenti Caro Presidente che consenta di veder riconosciuto anche a questi Lavoratori c.d. ASU il diritto, maturato in anni di precariato, di veder convertito a tempo indeterminato il proprio rapporto di lavoro e, finalmente, uscire dall’attuale condizione di lavoro nero.
Solo questo, potrebbe sanare una piaga che sanguina da troppi anni. E per fare ciò è necessaria la reale volontà politica di invertire la politica dei precedenti Governi di tagli e esternalizzazioni che hanno causato e alimentato in questi anni il fenomeno del precariato.
Loro sono anche figli di questa terra e la ameranno sempre.
Amala un pochino anche tu.
GRAZIE.

 

 

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