L’AMORE che UCCIDE…

L’amore è l’infinita mutevolezza del mondo.

In esso si intrecciano l’odio, le menzogne e persino l’omicidio.

L’inevitabile fioritura dei contrari, una rosa magnifica dal tenue sentore di sangue…”

(Tony Kushner)

Da molto tempo avevo in mente di raccontare questa storia.

Ma come tutte le storie tragiche fai difficoltà a raggrumarle nel pensiero.

Sarà il dolore che la rievocazione crea o, forse, il desiderio di archiviarle – per sempre – nel cassetto sigillato dell’oblio.

Però accade l’inspiegabile e quella storia ritorna (magari notte tempo…) ad invadere ogni spazio della memoria.

Ti chiede di avere voce per essere liberata dal peso della sua stessa dimenticanza.

Lei, la storia, invoca Giustizia ed il “paradosso” psicologico sta in ciò che solo la tua stessa coscienza può dargliela.

Se la coscienza morde l’anima probabilmente è a ragione del fatto che qualcosa si fa rimorso.

In questo sta il “paradosso” che vede le parole limitare il pensiero e, quest’ultimo, diventare strumento per superarle.

In fondo tutta la vita è un “paradosso”, visto che – alla fine delle cose – siamo solo il racconto della nostra stessa esistenza.

Fortunato chi riesce a raccontare e raccontarsi prima che svaniscano, nell’eternità del silenzio, persino i colori dei ricordi…

Fatta questa premessa – che spero qualcuno di voi possa indulgersi a perdonare – proverò a mettere insieme le parole più giuste.

Ascolto il notiziario di oggi, 16 dicembre 2022 e vi apprendo la storia dell’ennesimo omicidio “coperto” dall’amore.

In luogo non lontano da Palermo, un uomo preso dalla disperazione per la perdita della sua donna, la uccide e si uccide.

Lascia poche parole per rendere comprensibile la follia del suo gesto, come se quest’ultima potesse spiegarsi agli umani.

Solo la grande poesia di Shakespeare poteva connotarla di ragione, assumendo che “come il sole essa (la follia) se ne va passeggiando per il mondo e non c’è luogo in cui non risplenda…”.

Qui – lungi dal risplendere – la pazzia d’amore si è fatta tenebra.

Così la mente vola veloce ad un caso che trattai qualche tempo fa.

Lui era un contadino incensurato assuefatto al duro lavoro dei campi. Coltivava le vigne e l’ulivo. 

All’apparenza un uomo normale che, con la fatica che sempre ti spezza la schiena, aveva messo su famiglia.

Viveva per la giovane moglie e per i due figli.

Internet e le chat di facebook avevano distrutto il suo mondo.

Vedeva la sua donna perdersi in quelle virtualità mentre lui solo conosceva quanto sudore vi fosse nella bassa terra da zappare.

Decise di regolare a suo modo quello sfortunato confronto con la vita e dare esito di giustizia al destino già scritto.

Vi risparmierò i dettagli truculenti della sua folle scelta che lasciò orfani due bambini.

Ma non direi il vero se vi nascondessi che ogni volta che apro un fascicolo di “Codice Rosso” ripenso a quel passato.

Forse perché il passato semplicemente non esiste e siamo – come riteneva Milan Kundera – solo un presente che dura e ricorre…

Lorenzo Matassa 

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