Wanted Julian Assange

Tra le accuse principali rivelate dalle ultime fughe: (1) Donatori sauditi hanno finanziato gruppi terroristici come Al Qaeda. (2) Diversi paesi arabi fatto pressioni sull’America per attaccare l’Iran (3) I diplomatici americani erano pienamente consapevoli che “non vi era alcun dubbio” sul fatto che il rovesciamento del presidente dell’Honduras Manuel Zelaya “costituiva un colpo di stato anticostituzionale “(4) Prove schiaccianti di corruzione nel governo Afghanistan
Queste alcune delle più recenti informazioni pubblicate dall’australiano Julian Assange sul sito Wikileaks.
Una delle rivelazioni più imbarazzanti che emerge dai documenti diplomatici statunitensi, è il file che riguarda i diplomatici degli Stati Uniti ai quali è stato chiesto di raccogliere informazioni su Ban, personale dirigente in seno all’ONU, membri del Consiglio di Sicurezza e altri diplomatici stranieri. Una richiesta nella quale si potrebbe raffigurare una possibile violazione del diritto internazionale.

Il portavoce del Dipartimento di Stato Usa, PJ Crowley, nelle interviste ha cercato di dribblare le domande, lasciando intendere che anche se i documenti sono stati firmati dal Segretario di Stato, Hillary Clinton, e il suo predecessore, Condoleezza Rice, gli stessi hanno avuto origine con un’altra agenzia. Dinanzi le domande con le quali si chiedeva venisse indicata l’agenzia, Crowley ha preferito non rispondere.
Mentre l’australiano Julian Assange, fondatore del sito Wikileaks, viene ricercato dall‘Interpol, le dichiarazioni di politici e comandi militari non lasciano presagire per lui nulla di buono.
L‘intenzione è ormai dichiarata ufficialmente: far ricorso a qualsiasi mezzo per poterlo fermare..

La Casa Bianca ha affermato che le “informazioni mettono a rischio i nostri diplomatici, i professionisti dell’intelligence, e persone di tutto il mondo, che vengono negli Stati Uniti per promuovere la democrazia” .

In una lettera al Segretario di Stato Hillary Clinton,. Peter King (RN.Y.) ha detto che “WikiLeaks rappresenta un pericolo per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti”. Clinton ha esortato “l’amministrazione a utilizzare ogni capacità offensiva del governo statunitense per impedire ulteriori pubblicazioni nocive, su WikiLeaks. ”
Si vuole che Wikileaks venga etichettata come organizzazione terroristica e questo permetterebbe, agendo nel rispetto delle leggi americane, di eliminare fisicamente anche all’estero la fonte di pericolo.

Forse è arrivato il momento di fare qualche riflessione.
È Wikileaks a rappresentare una minaccia per la sicurezza di molti stati e per tanti cittadini – principalmente americani – o le tante bugie e gli scandalosi segreti dei nostri governi utilizzati per confondere la gente e avallare guerre che potevano essere evitate?
Certamente l’uso improprio dei documenti in questione, mette a rischio la vita di centinaia di migliaia di persone, ma, ad oggi, pare che chi gestisce l’informazione su Wikileaks ha operato in maniera diligente, vagliando i documenti da produrre cercando di salvaguardare la vita di tante persone.
Non sono state infatti pubblicate liste di nomi dei collaboratori o degli operatori delle agenzie, ma soltanto i resoconti dei rapporti diplomatici.
Per far ciò, un numero considerevole di documenti sono stati vagliati uno per uno, stando ben attenti a che non trapelasse nulla che potesse mettere a repentaglio la vita di tanta gente.
Mentre i politici fingono di preoccuparsi delle tante vite a rischio, perché non si preoccupano dei tanti ragazzi caduti in Iraq nel corso di una guerra alimentata soltanto dalle loro bugie?
Perché abbiamo voluto invadere l’Iraq, con grande dispendio di uomini e mezzi, quando tutti sappiamo che il carburante utilizzato in questa guerra infinita lo compriamo dall’Arabia che con quel denaro finanzia Al Qaeda? O di questo non dobbiamo meravigliarci poichè sappiamo che a finanziare Al Qaeda furono direttamente i nostri governi?

Mentre si cerca di perseguire Assange per spionaggio, nessuno si chiede di quando il vice presidente Dick Cheney e il suo aiutante Scotter Libby si occupavano dell’agente della CIA Valerie Plame il cui marito, l’ambasciatore Joe Wilson, aveva smascherato la Casa Bianca di Bush con le favole sull’uranio. E cosa dire della famosa lettera di Saddam Hussein che diede il via all’invasione dell’Iraq? Che fine hanno fatto i due funzionari della CIA che fecero trapelare la notizia secondo la quale l’Ufficio di Presidenza degli Stati Uniti – forse nella persona del vice presidente Dick Cheney – aveva commissionato alla CIA una falsa lettera a firma di Saddam, perché si passasse ad invadere l’Iraq?
Saddam Hussein è morto e non ci disperiamo certamente per questo. Ma dove sono le armi di distruzione di massa e l’uranio che doveva servire per costruire fantomatiche armi nucleari?

Quello che c’è da chiedersi veramente, è chi può trarre benefici da tutto quello che sta accedendo. Potentati economici (nazioni comprese) pronti a razziare titoli a basso costo per poi rivenderli o comunque acquisire pezzi di economia di intere nazioni? Potrebbe anche essere. Quello che è certo, è che quanto accaduto pone seri dubbi sulle capacità organizzative e di controllo da parte di organi che avevano il dovere di vigilare su informazioni segrete, affinchè non divenissero di dominio pubblico. E pensare che tutto questo potrebbe essere solo la punta dell’iceberg…

Mentre si accusa il fondatore di Wikileaks di spionaggio, non resta che fare l’amara constatazione di come il sito in questione abbia dimostrato il fallimento dei grandi media tradizionali.
Dai tempi del Vietnam, quando in America per sentenza si affermò il principio secondo il quale la libertà d’informazione va al di là della ragion di stato, tutti i mass media hanno sempre fatto rispettare questo principio che è indice di democrazia.
Dove erano i grandi media americani, mentre nel sottobosco dell’intelligence e delle agenzie giravano centinaia di migliaia di file che non attendevano altro che trovare chi li raccogliesse?
Se questi esempi di ‘giornalismo d’inchiesta’ avessero svolto il loro lavoro rappresentando gli interessi “we the people”, non ci sarebbe stato Julian Assange nè Wikileaks, né i 139 giornalisti uccisi nel corso della guerra in Iraq.
Che questo non sia avvenuto in Italia, dove l‘informazione è prona dinanzi ai desiderata dei potenti, non ci meraviglia affatto. Ma che in America – dove la stampa ha sempre goduto della massima libertà – nessun giornale sia stato capace di venire in possesso e pubblicare i file ci meraviglia e non poco.
Se oggi i governi tremano dinanzi un blog, la colpa è di tutti quegli organi d’informazione che si sono appiattiti dinanzi le richieste di politici e potentati economici che garantiscono loro la sopravvivenza con forme di finanziamento più o meno occulte.
Ben vengano allora i blogger che mettono a nudo verità scomode, anche se, purtroppo, finiranno con l’essere accusati di spionaggio o ‘intercettati’ da cacciatori di taglie abbagliati da facili ricchezze e che non si rendono neppure conto di come finiranno con il seguire la stessa sorte.
Chissà, magari a distanza di anni, un nuovo Julian Assange pubblicherà un file contenente il nome di questo ‘fortunato freelance’ che ha incassato la favolosa taglia, e la triste storia della sua miserabile fine…
Gian J. Morici

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