“Extracomunitario 05/09/2006”: ‘sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive: nuje simmo serie…appartenimmo à morte!

‘Dalla madre Chiesa vicina giungevano tetri i rintocchi di un ‘mortorio’ Qualcuno era morto a Donnafugata, qualche corpo affaticato che non aveva resistito al grande lutto dell’estate siciliana, cui era mancata la forza di aspettare la pioggia. ‘Beato lui’ pensò il Principe mentre si passava la lozione sulle basette. ’Beato lui, se ne strafotte ora di figlie, doti e carriere politiche…’.
Il paese, non è Donnafugata di gattopardesca memoria, ma Aragona.
Non conosciamo, né c’interessa conoscere, l’albero genealogico, nè le doti o le carriere politiche di quanti erano presenti stamane alla cerimonia tenutasi nel cimitero del paese per l’apposizione di una lapide a quella che era conosciuta come la sepoltura di “Extracomunitario 05/09/2006”.

Ancor meno, può interessarci conoscere i blasoni degli interessati.

Ai tetri rintocchi del ‘mortorio’, ha fatto seguito un lunghissimo comunicato stampa del Comune di Aragona, per ricordare che nel corso delle “celebrazioni del 2 novembre, è stato apposto un epitaffio sulla tomba del ‘giovane’ vittima del mare”.

Tante le parole, quanto poca la sostanza.

“Il nostro vuole essere un gesto simbolico per rendere onore sia a questo nostro fratello che,venuto dal mare alla ricerca di una vita migliore, ha trovato nel suo ultimo viaggio la morte – dichiara il sindaco di Aragona, Alfonso Tedesco – ma, soprattutto, è un gesto di riconoscimento e in ricordo di tutte quelle genti che negli anni recenti hanno perso la vita, traversando il mediterraneo, nel tentativo di approdare sulle coste siciliane”.

Noi non sappiamo se fosse un eroe, né se la disperazione possa considerarsi eroismo. Quello di cui siamo coscienti, è il fatto che da qualsiasi parte del mondo, si tenta di conferire dignità ai defunti ignoti.

Nell’uso statunitense per conferire tale dignità, si dà il nome di Jane Doe se donna o John Doe se uomo.

Evidentemente, nell’uso degli amministratori aragonesi – che era ancora a noi sconosciuto – basta un plexiglass o cartone pressato con su stampato uno sfondo e l’epitaffio (v. foto di Simone Costanza), che probabilmente alle prime piogge andrà via, per commemorare gli ‘EROI senza nome’.

E pensare che tra i commenti alla foto con la quale a suo tempo il gruppo “Aragona – Gli amici della Torre del Salto d’Angiò”, su Facebook aveva segnalato la penosa vicenda di una sepoltura, recante sul grezzo cemento la scritta “Extracomunitario 05/09/2006”, qualcuno aveva proposto di cercare sponsor o raccogliere soldi per fare apporre una lapide marmorea come Dio comanda.

Non sappiamo se l’ignoto defunto fosse credente o meno. Non sappiamo neppure se credesse in Dio o in Allah – come forse è più probabile -, ma da quel ricordiamo, mai al mondo un eroe è stato ricordato con una ‘lapide’ di plexiglass o cartone pressato:
“Lo stesso mare…

Lo stesso sole…

La stessa terra…

Grazie Fratello venuto da lontano. Grazie eroe senza nome”.

La triste storia, ci porta alla mente ‘A livella’ di Antonio De Curtis, della quale riportiamo alcuni brani, nella speranza che qualche amministratore attento, rileggendoli si accorga della strana similitudine tra la vicenda che vedeva il nobile marchese signore di Rovigo e di Belluno sepolto accanto a Esposito Gennaro il netturbino, con quella di questo povero morto ignoto, ricordato con una lapide di plexiglas o cartone che sia, posto accanto a ben più degne sepolture:

“Qui dorme in pace il nobile marchese
signore di Rovigo e di Belluno
ardimentoso eroe di mille imprese
morto l’11 maggio del’31”

‘O stemma cu ‘a curona ‘ncoppa a tutto…
…sotto ‘na croce fatta ‘e lampadine;
tre mazze ‘e rose cu ‘na lista ‘e lutto:
cannele,cannelotte e sei lumine.

Proprio azzeccata ‘a tomba ‘e stu signore
nce stava ‘n ‘ata tomba piccerella,
abbandunata,senza manco un fiore;
pe’ segno,sulamente ‘na crucella.

E ncoppa ‘a croce appena se liggeva:
“Esposito Gennaro – netturbino”:
guardannola,che ppena me faceva
stu muorto senza manco nu lumino!

Se “Extracomunitario 05/09/2006” potesse esprimere la propria opinione, siamo certi che ai nostri amministratori, risponderebbe – magari nella sua lingua – come Antonio De Curtis faceva rispondere al signor marchese dal povero netturbino: ‘sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive: nuje simmo serie…appartenimmo à morte!

Ma noi siamo vivi…

Gian J. Morici

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