Quante belle parole dal Governatore Lombardo

Tra un proclama e l’altro, i politici siciliani dimostrano sempre che il popolo è bue e va dove lo porti.

Dopo quanto accaduto con i rigassificatori, i termovalorizzatori e le centrali nucleari, ecco che il baffuto governatore catanese ci propina l’ennesima barzelletta alla quale un popolo di memoria corta e sempre pronto a chinar la schiena dinanzi al padrone, crederà ancora una volta senza fare una piega, senza porre una domanda, senza ricordare al padrone che, tanto lui quanto i suoi uomini, li abbiamo già visti all’opera.

Chi non ricorda gli spot del Mpa sui rigassificatori? “Polvere da sparo pronta ad esplodere” li chiamavano.

Lombardo, durante la campagna elettorale, pronunciò solennemente: Governatore io, rigassificatori non se ne faranno mai.

Poi abbiamo visto con quanta coerenza lui, l’assessore regionale all’ambiente Roberto Di Mauro e il presidente della Provincia di Agrigento, Eugenio D’Orsi – ma anche uomini come Michele Cimino, l’antirigassificatorista a parole – hanno condotto la loro battaglia perché il territorio non venisse devastato inutilmente e solo a vantaggio delle imprese.

Dopo questa farsa, ancora una volta Lombardo è pronto a prendere per i fondelli i siciliani.

L’occasione è quella delle trivellazioni petrolifere e gasifere nei nostri mari.

Un secco NO da parte dei nostri amministratori che non possono accettare che a fronte dello scempio da noi la benzina si paghi più che in Valle D’Aosta.

E il gas? Finita la pseudo battaglia sui rigassificatori, ecco subito pronta quella del petrolio.

Quanto impiegheranno Lombardo & C. a cambiare idea?

Per chi avesse voglia di leggere ancora le promesse dei nostri politici, vi proponiamo l’ennesima presa per i fondelli lombardiana.

Una sola avvertenza: prendetela per quello che è – una barzelletta – senza scambiarla – per chi ha fede – con la Bibbia, rischiereste di restarne terribilmente delusi.

“Oggi in giunta – scrive Lombardo – abbiamo approvato due provvedimenti che scateneranno le reazioni furibonde da parte dei grandi poteri e dei loro portavoce.
Abbiamo detto stop alla proliferazione della grande distribuzione che ha ormai colonizzato la Sicilia. Ci sono ancora oggi un sacco di altre richieste di insediamento ma questo distrugge la produzione agricola e alimentare, quella artigianale, il commercio e anche la piccola produzione industriale.
La grande distribuzione non si approvvigiona sul territorio ma laddove gli conviene di più massacrando, oltre i produttori agricoli, artigianali ecc, anche i consumatori che comprano a prezzi alti visto che i grandi gruppi industriali riescono a imporre i prezzi quasi in regime di monopolio.
Allora basta con la grande distribuzione e a quella che c’è già chiediamo il coraggio di evitare ogni azione portata ad ignorare ed a prendere per il collo e a sgozzare quasi i nostri produttori locali.
Abbiamo detto basta anche alle trivellazioni nei nostri mari. Un tema nel quale occorre cura, attenzione e un rigore estremo. Ci sono grandi gruppi che richiedono le autorizzazioni, certo, hanno referenti, dipendenti, uomini politici ben disposti ad ascoltarli. Ma vengono a prendere il petrolio da noi, e cosa ci danno? Due lire. Lo raffinano e a noi la benzina costa più cara che non nella Valle d’Aosta, dove costa la metà, ma anche nel Lazio o quant’altro. E noi per quattro posti di lavoro dobbiamo inghiottire veleno?
Ma quello che mi preoccupa però ancora di più è che non si diano autorizzazioni a perforare il mare. E se ci sono buoni rapporti con la Libia, non servano solo per le parate militari, si facciano valere questi buoni rapporti, non tanto per dare addosso ai poveri emigrati che cercano lavoro, ma anche perché nelle acque territoriali di quei paesi, nel mare mediterraneo, non si perfori. Perché se qua, in mare chiuso, succedesse un disastro come quello del golfo del Messico, il petrolio rimarrebbe ad avvelenare per milioni di anni uno dei mari più belli e la sua flora e la fauna, che per un’isola come la Sicilia è la vita.
Niente trivellazioni quindi e un intervento forte – conclude Lombardo – perché il governo ottenga che il petrolio lo si vada a cercare dovunque ma non in quello che è il cosiddetto mare nostro.”

Gian J. Morici

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