Divide et impera

Se c’è qualcosa che sta facendo scervellare la stampa e gli osservatori stranieri, è la totale inerzia del popolo italiano dinanzi a tutto ciò che sta accadendo nel nostro paese.

La crisi economica sta gettando sul lastrico molte piccole e medie imprese e non mancano neppure gravi ripercussioni nel settore del pubblico impiego, ma, ciò nonostante, gli italiani sembrano non accorgersi di nulla.

In qualsiasi altra nazione, situazioni analoghe avrebbero dato luogo a vibrate proteste, costringendo i governi ad intervenire con misure drastiche su temi quali la corruzione e l’evasione fiscale, che sono tra le prime cause del malessere economico del nostro paese.

Come si spiega il torpore degli italiani?

Divide et impera, insegnano i romani.

Mentre i Grecia, ma così sarebbe stato anche per il Burundi o la Svezia, la popolazione ha compreso, seppur protestando, la necessità di fare sacrifici, ottenendo in cambio la certezza di maggiori controlli in materia di corruzione ed evasione, in Italia, la mancanza d’informazione, che permette ad ognuno di noi di vivere in un mondo diverso da quello reale, unitamente alla miopia di un popolo beota che da oltre duemila anni consente ai propri ai propri politici di governare secondo l’antico principio romano divide et impera, in assenza di qualsivoglia forma di protesta, chi gestisce il potere continua a curare i propri interessi portando il paese sempre più vicino al baratro.

Il popolo bue, si lascia condurre alla guerra tra poveri, esattamente come dopo i romani fece l’impero coloniale britannico quando in India gli inglesi utilizzarono marginalmente i loro eserciti, ma al contrario alimentarono le diatribe tra le tribù che combattevano l’una contro l’altra, ignare che cosí facendo semplificavano il governo e il dominio dei britannici.

Nello specifico, gli inglesi mantennero i confini regionali tra le varie etnie indiane, per preservare le diversità culturali e linguistiche nonché gli attriti e le rivendicazioni territoriali di un’etnia sull’altra, e per mantenere i dissapori e i contenziosi di carattere religioso e sociale.

Orbene, il popolo beota, grazie alle complicità di sindacati e opposizione che spostano l’attenzione verso problemi apparenti, distraendo da quelli reali come economia e corruzione.

Impiegati fannulloni, commercianti ladri, giudici rossi, giornalisti comunisti etc, servono solo a dividere il popolo, affinchè volga lo sguardo verso immaginari nemici, non accorgendosi di come chi ha ridotto in povertà il paese, stia continuando a fare affari d’oro con la crisi e le emergenze.

Prendiamocela pure con l’impiegato fannullone, il quale a sua volta darà del ladro al commerciante, all‘imprenditore, al professionista, senza rendersi conto che sono questi ultimi che producono il Pil, grazie al quale gli viene corrisposto lo stipendio, così come, il commerciante, l‘imprenditore, il professionista, non capiscono che se il ceto impiegatizio, specie in realtà locali come la nostra, non ha potere d’acquisto, saranno loro per primi a subire le conseguenze, a dover chiudere le aziende, gli studi, le imprese.

E mentre il popolo litiga, non vede il malaffare, il riciclaggio, l’evasione fiscale e la corruzione imperante.

Per garantirsi l’impunità, è necessario che la gente non sappia, non senta, non veda.

Non può e non deve esserci il dissenso.

Il silenzio di opposizione e sindacati lo hanno già. Quello che manca è il bavaglio dei magistrati, della rete e di pochi giornali e giornalisti.

Quale migliore strumento del ddl di Alfano per imbavagliare il dissenso?

E così, mentre nell’Aula del Senato si vota il ddl intercettazioni, il ministro della Giustizia Angelino Alfano, dopo aver parlato, nel corso delle dichiarazioni di voto, con numerosi esponenti della maggioranza, ad un certo punto tira fuori un iPad nuovo di zecca e comincia a studiarlo insieme ad un collega di partito.

Chissà quanto ci costa ogni ora del suo duro lavoro…

Gian J. Morici

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